L’ansia: amica o nemica?

ansiaQuando si parla di “ansia” si pensa sempre a qualcosa di negativo e di invalidante. In realtà esiste anche un’ansia positiva, che svolge un ruolo adattivo: consiste in un modo naturale del nostro organismo di reagire di fronte ad una situazione percepita come pericolosa. In questo caso l’ansia va intesa come un campanello d’allarme che ci segnala una condizione di eccessivo stress, attraverso una serie di sintomi fisici come tachicardia, insonnia, cefalea, nausea, oppressione toracica o gastrica, sudorazione, vertigini, dolori muscolari.
E’ importante dare ascolto ai segnali che ci invia il nostro organismo al fine di ristabilire un equilibrio nella nostra vita, rallentando i nostri ritmi spesso frenetici e affrontando le preoccupazioni del vivere quotidiano con un maggior distacco. Lo sport, le tecniche di rilassamento come il Training Autogeno e le tecniche di meditazione come lo Yoga ci aiutano a scaricare lo stress, provocato dai ritmi frenetici e dalle preoccupazioni quotidiane. E’ importante dedicare del tempo libero a se stessi, alla propria famiglia e agli amici, riappropriandosi degli aspetti positivi della vita, che troppo spesso vengono offuscati dalla vita frenetica.
Se non diamo ascolto ai segnali che ci invia il nostro organismo quando è sottoposto ad eccessivo stress, rischiamo di trasformare l’ansia da un’alleata ad un disturbo vero e proprio. L’ansia patologica supera i livelli di tolleranza, per cui ci impedisce di funzionare in modo adeguato, condizionando negativamente la nostra vita relazionale, sociale e lavorativa. Quando non siamo più in grado di gestire l’ansia, quest’ultima rischia di degenerare in forme patologiche come gli attacchi di panico. In questo caso nel soggetto insorge in modo improvviso, uno stato di intensa apprensione, paura, terrore, accompagnato da una serie di sintomi come tachicardia, palpitazioni, sudorazione, senso di soffocamento, nausea, dolori addominali e al petto, senso di irrealtà e di essere distaccati da se stessi, paura di perdere il controllo e di morire.
Generalmente chi sperimenta per la prima volta l’attacco di panico, vive con il terrore che l’attacco possa ripresentarsi. Queste persone, dunque, entrano in un circolo vizioso, dal quale sarà difficile uscirne senza l’aiuto di un esperto. Il soggetto che soffre di attacchi di panico, infatti, tende ad evitare una serie di situazioni e di ambienti per evitare che l’attacco possa ripresentarsi; evita di uscire da solo o di guidare l’auto. Inoltre presta un’eccessiva attenzione ai segnali provenienti dal proprio corpo e dall’ambiente circostante per paura che si possa presentare un uovo attacco di panico. In realtà tutti questi atteggiamenti non fanno altro che alimentare l’ansia, creando un circolo vizioso che si autoalimenta. In questo modo la paura che possa comparire un attacco di panico diventa più invalidante dell’attacco stesso.

sabato, 28 dic 2013 - 12:20

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