Sms dal contenuto inequivocabile. Nel giro di amicizie di Sabrina c’era qualcosa di torbido. Durante la sua requisitoria, nel processo sull’omicidio di Avetrana, in corso dalle 10 di questa mattina (con una pausa), dinanzi alla Corte d’assise di Taranto, il pubblico ministero Mariano Buccoliero si sofferma su alcuni messaggi della primavera 2010 scambiati da Sabrina Misseri con Ivano e altri amici. Mentre il magistrato dà lettura di quegli sms che fanno riferimento a festicciole con spogliarelli a pagamento, toccatine, “un’amica tedesca” a dir poco disinibita e con tendenze lesbiche, Cosima guarda sua figlia che preferisce girarsi dall’altra parte e abbassare la testa.
Per il pm quei messaggi rafforzano il movente dell’omicidio e confermano l’intervento di Cosima in quei drammatici momenti che hanno preceduto il delitto.
Nel pomeriggio del 26 agosto 2010 Sarah, arrivata nella villetta di via Deledda poco prima delle 14 stando alla ricostruzione dell’accusa, pochi minuti dopo esce per tornare a casa dalla mamma. E’ in lacrime, qualcosa l’ha tubata se ha deciso di rinunciare ad andare al mare con la cugina e Mariangela. Cosima alla guida della sua Opel Corsa e la figlia la raggiungono per costringerla a salire in macchina e riportarla a casa. Questo è quanto racconta il fioraio Giovanni Buccolieri nella sua testimonianza resa davanti agli inquirenti e poi liquidata come un sogno. Sarah, è la tesi del pubblico ministero, era a conoscenza di questo tipo di rapporti, lo confermerebbe un messaggio in cui si fa riferimento ad un giro in macchina delle due cugine in una zona del paese in cui si appartavano le coppiette. A ciò si aggiunge l’incontro intimo di agosto fra Ivano e Sabrina, finito come lei non avrebbe voluto, col dietro front di Ivano. Tutto ciò rischiava di compromettere la reputazione non solo di Sabrina ma dell’intera famiglia. “Cosima – che, evidentemente, secondo il pm sapeva qualcosa – ha tutte le ragioni di intervenire per impedire che venga gettato discredito sul buon nome dei Misseri, fino a quel momento un’onesta famiglia di lavoratori. Peraltro è lei il capofamiglia”. Ragioni fuori discussione, anche per il pm. Ma la situazione pochi minuti dopo degenera. Presa con la forza e riportata nella villetta di via Deledda, Sarah viene uccisa. Per l’accusa strangolata con una cintura da Sabrina e Cosima, anche lei sul luogo dell’assassinio consumato in casa e non in garage. Buccoliero ricostruisce così quello che sarebbe stato il preludio dell’assassinio, indicando una componente sessuale a supporto del movente della gelosia. Se quegli sms non sono soltanto uno scambio di battute scherzose fra amici, forse potrebbero spiegare la reticenza di alcuni testimoni nel corso delle indagini e nella deposizione in aula. Ma non sarebbero le uniche testimonianze di questo processo da mettere in discussione.