Il 3 marzo è la “Giornata delle ferrovie dimenticate”. A Castellaneta si sono concentrati gli escursionisti in arrivo da Bari e Gioia del Colle, per poi percorrere il vecchio tracciato ferroviario e recarsi a Palagianello. In questo articolo di Leonardo Rubino c’è uno spaccato di storia e cronaca della ferrovia Bari-Taranto. Il tracciato ferroviario Bari-Taranto fu realizzato negli anni immediatamente successivi all’Unità d’Italia, con l’attivazione del primo tratto Bari-Gioia del Colle (di km. 53) il 1° giugno 1865 e quindi, successivamente, dell’inaugurazione (il 15 settembre 1868) del secondo tratto, Gioia del Colle-Taranto (km. 61). Esso costituì per l’epoca una straordinaria opera di ingegno, tecnica progettuale e costruttiva, con la realizzazione di arditi viadotti in ferro (sostituiti negli anni ’20 del Novecento da ponti in pietra), impegnativi scavi in trincea, due gallerie (entrambe nel territorio di Castellaneta, una a nord, di 180-200 metri, e una a ovest, di 389 metri), nonché 113 opere d’arte (ponti, sottovie e strutture di collegamenti ai corpi stradali).
L’opera, finanziata dal neonato Stato unitario (legge n. 763 del 21 agosto 1862), fu affidata in concessione alla “Società italiana per le strade ferrate meridionali”, cui subentrarono nel 1906 le Ferrovie dello Stato.
Per realizzare il tracciato ferroviario Bari-Taranto lo Stato italiano esercitò il potere ablativo dell’espropriazione forzosa dei terreni agli originari proprietari, risarciti con somme modeste. Quei terreni, espropriati per quattro soldi, furono affidati gratuitamente dapprima alla società privata e poi alle F.S. per perseguire finalità pubbliche: la realizzazione del tracciato e lo svolgimento del trasporto ferroviario.
Dal settembre 1997, con l’entrata in funzione del nuovo tracciato, 30 dei 39 km. del tratto compreso tra Gioia del Colle e Palagianello non sono più utilizzati.
Cosa succede ora che tali aree hanno perso l’originaria destinazione? Ai Comuni compete l’onere (e l’obbligo) di negoziare con il Gruppo Ferrovie dello Stato la restituzione a essi delle suddette aree, garantendo ovviamente, attraverso formale previsione contenuta nel Programma Urbanistico Generale, il mantenimento della destinazione per pubbliche finalità: la destinazione del vecchio tracciato a percorso ciclopedonale può ben rappresentare la garanzia della salvaguardia della destinazione pubblica delle aree.
In ogni caso il vecchio tracciato ferroviario dismesso non può rimanere nell’attuale stato di incuria e abbandono, invaso da sterpaglia ed essere discarica a cielo aperto, terreno di scarico di rifiuti di ogni sorta e causa di contaminazione dei terreni.
E all’attuale titolare delle aree (Ferservizi, Gruppo FS) bisogna rammentare con la necessaria risolutezza l’obbligo precipuo che gli compete, e a cui non può sottrarsi, di mantenere pulite e sgombre, a sua cura e spese, le aree a esso affidate gratuitamente, a tutela della pubblica igiene e della salvaguardia del territorio.
E in caso di persistente inadempienza del soggetto obbligato, gli inviti dovrebbero trasformarsi in intimazioni e, quindi, in esecuzione forzata in danno.