TRASPORTI/“Taranto, voglia di volare” ha chiamato a raccolta istituzioni e società civile per il rilancio dello scalo grottagliese. Raccolte 6mila firme

Arlotta, cancelliamo il fallimento

Politica e istituzioni hanno ammesso le loro colpe. Ipotesi per superare l’impasse

Un incontro senza peli sulla lingua, quello organizzato da “Taranto, voglia di volare” sul futuro dell’aeroporto “Arlotta” di Grottaglie.
L’associazione, infatti, con inesausta caparbietà ha raccolto ben 6mila firme per rilanciare l’uso dell’infrastruttura come scalo passeggeri, presentandole idealmente alle istituzioni, ieri, durante l’appuntamento ospitato dall’istituto “Righi”. Quel che più ha colpito, però, è stata l’onesta con la quale alcuni dei relatori hanno sottolineato il fallimento di politica e società nell’ottenere quel risultato. La verità è che nemmeno l’alternativa, lo sviluppo del traffico cargo, ha mai avuto chance realistiche.
Allora “Taranto, voglia di volare” ha cercato, a urne chiuse, di carpire un residuo di volontà da parte soprattutto dei consiglieri regionali espressione del territorio (ieri c’erano Sala, Mazza, Pentassuglia e Cervellera) e della Provincia (nella persona del delegato ai Trasporti Santoro), affinché si creino buone condizioni per premere su “Aeroporti di Puglia”. Che sembra essere il vero antagonista nella decennale vicenda, “sordo” ai richiami fatti da chiunque sulla necessità di “curare” anche lo scalo ionico.
Alfredo Conti, di “Taranto, voglia di volare”, aprendo il dibattito ha fatto ricorso a tutte le peculiarità della pista grottagliese: la terza più lunga d’Italia, l’unica da Roma in giù con caratteristiche adeguate all’atterraggio dei 787 modificati, porta d’accesso per un bacino d’utenza che si allarga fino all’alta Calabria (più volte è stato richiamato lo studio che alcuni mesi fa la Camera di Commercio ionica fece e invio ad AdP). «Noi vogliamo sensibilizzare l’intera comunità – ha aggiunto il portavoce dell’associazione – affinché l’aeroporto “Arlotta” diventi fruibile».
Già, perché come sottolineato dal sindaco di Grottaglie Ciro Alabrese, «qui viviamo in un paradosso: le strutture ci sono ma non le utilizziamo, quando invece anni fa era l’esatto contrario». Risoluto nel non voler più partecipare a riunioni nelle quali si discute del futuro dell’aeroporto, Alabrese ha lasciato il passo all’assessore del Comune di Taranto Cosa, che ha annunciato un prossimo incontro in città, a fine marzo, con alcuni rappresentanti del ministero delle Infrastrutture per discutere del rilancio di Taranto come “nodo” dei trasporti.
Ma la verità è venuta fuori dalle parole dell’ingegner Cimmini, responsabile del “Piano programma 2007/2013” della Provincia ma soprattutto protagonista negli ultimi vent’anni dei più importanti tavoli di concertazione sul finanziamento delle infrastrutture locali. «Il collegamento tra interessi comunali – ha spiegato –, provinciali e locali è nullo. E oggi vengo qui a parlare, purtroppo, dell’ennesimo degli insuccessi che hanno attraversato la mia esperienza». Colpa del territorio, quindi, se l’aeroporto finanziato negli anni ’90 o la retroportualità sono ancora oggi materia di dialettica: «La città non sa spendere i suoi soldi». E quindi non li merita. Colpa che fa il paio con quella della politica, sottolineata da un “esperto” del settore, il consigliere regionale Sala. «Non abbiamo avuto la capacità di fare massa critica – ha detto – sia sul versante del turismo sia su quello del cargo. Tant’è che su quest’ultimo fronte Bari ci sta superando in silenzio». Pessimismo smorzato dalle parole del collega Pentassuglia, che ha ritenuto sacrosanto tornare a fare il punto su “Arlotta”, anche se iniziative di questo tipo devono essere pensate in un percorso: «C’è la partita Distripark in ballo – ha aggiunto – ed è a quell’obiettivo che dobbiamo puntare. Anche perché il Governo si è espresso declassando Grottaglie».
Bisogna spingere sulla vocazione cargo, quindi, o sperare nei voli passeggeri? La presenza dell’ammiraglio Ricci, benemerito che ha fatto rinascere il castello Aragonese, è già stata una risposta: «Abbiamo avuto lo scorso anno 72mila visitatori, il 10% dei quali stranieri. Possiamo crescere ancora». Già, ma come?
Due idee sono venute fuori dal dibattito. La prima dal sano realismo dell’ingegner Cimmini: «Facciamo accordi con i fondi pensione stranieri per portare qui turisti desiderosi di spendere, sul modello di quanto accaduto con il complesso “Nova Yardinia” di Castellaneta Marina». La seconda, meno pratica ma ugualmente efficace, da parte di Sala: «La Camera di Commercio, socio di minoranza di AdP, chieda la risoluzione del contratto di gestione perché inapplicato». Nel primo caso si creerebbe la famosa “massa critica”, passeggeri che giustificherebbero l’esistenza dei voli; nel secondo il rischio di perdere la gestione di Bari e Brindisi farebbe scattare in AdP la voglia di occuparsi di Grottaglie.
Scenari futuribili, ai quali sembrano appesi anche i destini dei tanti ragazzi presenti ieri all’incontro, alunni del corso di “Aeronautica” del Righi che in quella pista così lunga avevano visto la realizzazione delle loro ambizioni.

Francesco Tanzarella

 

domenica, 3 mar 2013 - 16:30

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