Taranto, altri tagli per l’università

Il pericolo di ridimensionamento dei corsi universitari potrebbe non riguardare solo il Politecnico. I tagli potrebbero colpire anche Scienze Ambientali e Scienze della Comunicazione. Anche questa volta a lanciare l’allarme sono i rappresentanti del sindacato studentesco Link.
«La sede di Taranto – si legge in un documento – non avendo il numero di docenti garanti necessari per mantenere attivi tutti gli attuali corsi di laurea, vedrà un ridimensionamento della propria offerta formativa». Secondo quanto riferisce l’associazione degli studenti «il Dipartimento Jonico ha recentemente deliberato la chiusura del corso di laurea triennale in Operatore dei Servizi Giuridici  e mantenendo solo il Ciclo Unico in Giusprudenza». Ma non è tutto. Pare sia a rischio, secondo il Link, anche la triennale di Scienze Ambientali, «mentre la triennale di Scienze della Comunicazione e Animazione Socio Culturale – prosegue il documento – verrà disattivata e al suo posto ci sarà un corso di laurea interdipartimentale tra il Dipartimento Jonico e quello di Scienze della Comunicazione».
Dunque altri tagli per l’università tarantina che vede a rischio l’offerta didattica faticosamente costruita negli scorsi anni. La politica del rigore e la spending review imposta dal Governo, colpiscono l’istruzione pubblica ma, ovviamente, a farne le spese in misura maggiore sono le strutture meno solide e quelle decentrate, come Taranto.
Il Link condivide le preoccupazioni espresse dalle associazioni Csj, Cinetyc e Studenti per Taranto sulla possibile chiusura, anche solo parziale, della sede di Ingegneria e sottolineano «l’importanza del Politecnico in un territorio come il nostro. Avere dei giovani con una formazione d’eccellenza è una risorsa enorme per Taranto, solo attraverso la Conoscenza possono essere formate delle alternative economiche alla monocultura dell’acciaio, e si può lavorare per una conversione ecologica dell’industria».
Secondo Link «questa situazione, oltre che da un atteggiamento di disinteresse di alcuni docenti, i quali nella sede di Taranto hanno avuto la possibilità di far carriera ed alla prima occasione sono tornati a Bari, dalle riforme e dai tagli degli ultimi anni, sia frutto anche di una mancanza di una vera e propria politica universitaria in ambito territoriale (Regione, Provincia, Comune). Si è permesso infatti ad Università e Politecnico di creare su Taranto dei corsi di laurea fotocopia di quelli presenti a Bari o Lecce, di fatto uno studente avendo la medesima offerta formativa in sedi diverse sceglie quella dove ci sono più servizi, ed a Taranto spesso rimangono solo coloro che non hanno la possibilità di studiare fuori».
A giudizio degli studenti «a Taranto dovrebbero essere creati dei corsi di laurea specifici, legati al territorio, ma che creino figure professionali riconosciute su tutto il livello nazionale. Differenziando l’offerta formativa si potrebbero portare nel capoluogo ionico gli studenti della provincia o delle regioni vicine che oggi preferiscono iscriversi altrove. Avere più studenti fuori sede o pendolari significherebbe non solo un maggiore investimento da parte degli enti (ad esempio l’Adisu non stanzia fondi per la costruzione di una casa dello studente perché i fuori sede sono pochi e non c’è richiesta) ma anche un modo per risollevare l’economia di questa città. In una situazione di questo tipo ci sarebbe uno sviluppo maggiore del Polo Jonico: più iscritti, più necessità di docenti, più fondi. Ricercatori e professori sarebbero anche più propensi a rimanere qui anziché scappare a Bari alla prima occasione».
Anche il sindacato Link concorda sul fatto che «chiudere, anche in parte, i corsi di laurea di ingegneria significa privare gli studenti del Polo Jonico di quel tipo di formazione che potrebbe consentire loro di risollevare le sorti di questa città. Ci sarebbe una inevitabile fuga di cervelli, ragazzi costretti a studiare altrove che non tornerebbero più a Taranto; mentre altri non avendo le possibilità economiche per poter studiare fuori rinuncerebbero agli studi universitari. Auspichiamo che tutti gli interventi fatti dai rappresentanti di partiti e istituzioni all’assemblea pubblica dell’altro giorno non rimangano delle mere dichiarazioni da campagna elettorale, ma si trasformino in fatti concreti per salvare la sede di Ingegneria. Tutte le istituzioni locali (Comune, Provincia e Regione) devono lavorare per una politica universitaria seria, vigilando sulla rimodulazione dell’offerta formativa del Polo Jonico e creando tutti quei servizi necessari affinché Taranto possa diventare una vera e propria città universitaria, e possa “attrarre” quei studenti che oggi preferiscono Bari o Lecce».

lunedì, 25 feb 2013 - 18:39



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