La relazione d’aiuto è un tipo particolare di relazione umana. Essa, infatti, mira a restituire autonomia e autostima alla persona in difficoltà, partendo dal presupposto che il modo migliore per aiutare un individuo non consiste nel dirgli cosa deve fare ma nell’aiutarlo a comprendere la sua situazione e a gestire il problema, assumendosi la responsabilità delle proprie scelte. Ciò vuol dire che l’operatore, anziché sostituirsi momentaneamente alla persona bisognosa, offrendole una soluzione preconfezionata al suo problema, dovrebbe aiutarla a recuperare le sue risorse per poter meglio comprendere la situazione di conflitto e adoperarsi per gestirla. Per fare tutto questo è indispensabile partire dall’ascolto empatico e cioè ascoltare l’altro, mettendosi momentaneamente nei suoi panni, per comprendere realmente ciò che l’utente sta vivendo. Il rischio nel quale si incorre spesso nell’ascoltare è quello di interpretare e cioè credere di aver compreso quando in realtà si proietta il proprio punto di vista nella situazione vissuta dall’altra persona. Per evitare che ciò accada, l’operatore deve conoscere a fondo se stesso, i propri limiti, le proprie paure, le proprie resistenze, per evitare che queste possano influenzare l’ascolto e per evitare di proiettare sull’utente i propri desideri e le proprie aspettative. Chi riceve aiuto deve sentirsi accettato incondizionatamente per quello che è, deve sentirsi libero di poter esprimere le proprie debolezze e le proprie paure senza sentirsi giudicato. Il saper ascoltare non può prescindere dal saper osservare: quando ascolta l’utente, l’operatore deve essere anche in grado di cogliere una serie di indicatori non verbali, che lasciano trasparire il vissuto emotivo della persona in difficoltà. Per stabilire una relazione d’aiuto è indispensabile che la persona in difficoltà chieda aiuto ovvero che riconosca il proprio stato di malessere e di disagio e che sia motivata a volerlo superare. La relazione d’aiuto funziona nel momento in cui tra chi offre l’aiuto e chi lo riceve si instaura un legame di fiducia, perché è proprio questo legame che permette all’utente di aprirsi e di condividere con l’operatore vissuti dolorosi e difficili da esprimere. Il legame di fiducia si svilupperà se l’operatore sarà in grado di porsi in una condizione di ascolto empatico, di assenza di giudizio e di accettazione incondizionata. Il risultato finale di una relazione d’aiuto sarà misurabile attraverso il grado in cui l’utente sarà capace di assumersi le proprie responsabilità, prendendo delle decisioni per affrontare il problema. Molto spesso dietro la richiesta di aiuto si nasconde una richiesta di sentirsi accolti, accettati e compresi, che testimonia un vuoto relazionale, una carenza affettiva e una solitudine interiore, che spesso sono la causa delle difficoltà ad affrontare la vita quotidiana. Proprio per questo motivo, spesso è sufficiente far sentire l’utente accolto, accettato e condividere con lui la sua sofferenza per ridonarli la forza necessaria per affrontare il proprio disagio.
Per rivolgere i propri quesiti alla dottoressa Francesca Leopardi è possibile inviare una email all’indirizzo francesca.leopardi@libero.it. Le risposte saranno pubblicate su www.corrieredelgiorno.com. La dott.ssa Francesca Leopardi, Psicologa, Psicoterapeuta, Esperta del settore, già docente di Psicologia generale e Psicologia dell’età evolutiva presso la Scuola Pugliese di Formazione alla Consulenza familiare, dal 2007 svolge l’attività di consulente tecnico d’ufficio presso il Tribunale di Taranto nei procedimenti di separazione, divorzio e affidamento dei minori.