L'azienda siderurgica ha donato 20.000 alla Curia, la metà a Pasqua il resto a Natale

Un’offerta dell’Ilva alla Curia scagiona Liberti

Il consulente del pm è accusato di aver preso una tangente. Fra 13 indagati anche politici locali

I 10.000 euro prelevati in Ilva da Archinà non erano una “mazzetta” da consegnare a Liberti ma un’offerta per la Curia. A provarlo, secondo la difesa degli indagati, sono i documenti contabili prodotti in sede di Riesame e il …calendario.
I legali hanno esibito documenti relativi ai movimenti bancari dell’Ilva  dai quali emerge che ogni anno, per due volte, puntualmente alcuni giorni prima di Pasqua e prima di Natale, l’azienda devolve alla Chiesa la stessa sostanziosa somma, 10.000 euro. E del resto non si tratta dell’unica iniziativa benefica da parte dell’industria siderurgica che alcuni anni fa finanziò i lavori di ristrutturazione della facciata della parrocchia Gesù Divin Lavoratore, al quartiere Tamburi. Il finanziamento suscitò un vespaio di polemiche.
Il prelievo di denaro finito nel mirino degli inquirenti risale al 25 marzo 2010. Pasqua quell’anno cadeva il 4 aprile, quindi dieci giorni dopo il prelievo della somma. E’ la coincidenza evidenziata dal collegio difensivo dell’Ilva formato dagli avvocati  Egidio Albanese, Adriano Mucciarelli, Claudio Schiavone e Francesco Perli.
Una tesi sostenuta per scagionare gli indagati dalle accuse e, per gli aspetti relativi alle misure cautelari, al fine di  smontare l’assunto accusatorio dei condizionamenti e della pesante influenza esercitata dai Riva e dai massimi dirigenti dello stabilimento.
L’incontro in un’area di servizio sulla Taranto-Bari fra l’ex responsabile delle relazioni esterne dell’Ilva, Girolamo Archinà e il professor Lorenzo Liberti, perito della procura nella fase iniziale dell’inchiesta sulla diossina, rientra nel terzo troncone dell’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza e risale al 26 marzo 2010. Secondo l’accusa, quella somma era contenuta nella busta che, come si nota in alcune immagini registrate dalla telecamera del sistema di video sorveglianza e acquisite dagli investigatori della Guardia di Finanza, Archinà tiene sotto il braccio e poi consegna a Liberti. Una ricostruzione sfociata nell’ipotesi di corruzione a carico di Archinà, ritenuto l’esecutore materiale, che avrebbe agito non di sua iniziativa ma in concorso morale con Fabio Riva e Luigi Capogrosso.
Il docente universitario e i vertici Ilva sono fra i 13 indagati. Sotto accusa sono finiti anche  politici, locali ma di spicco secondo indiscrezioni, e funzionari pubblici. L’altro reato ipotizzato, nei confronti di questi ultimi, è quello di concussione.
Una prima valutazione del presunto caso di corruzione finito nell’ordinanza del gip Patrizia Todisco emergerà dalle valutazioni del collegio del riesame presieduto dal giudice Antonio Morelli (a latere Benedetto Ruberto e Alessandra Romano). Il deposito delle motivazioni è previsto all’inizio della settimana. Molto probabilmente oggi o domani.

lunedì, 20 ago 2012 - 17:02



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