Taranto: Ilva, il Noe torna in fabbrica

Un’ispezione antinquinamento è stata effettuata l’altra notte all’interno dell’Ilva dai Carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico) di Lecce e dai custodi giudiziali nominati dalla Magistratura di Taranto. E’ il primo blitz notturno, ma è il quarto in una settimana.

Il sopralluogo effettuato nella notte tra venerdì e sabato si è concentrato nelle acciaierie 1 e 2 e il settore gestione rottami ferrosi mai controllati sinora ed in particolare sono stati verificati alcuni aspetti della produzione e delle lavorazioni insieme con le emissioni di possibili sostanze inquinanti, e quindi del cosiddetto slopping, nonchè del rispetto delle norme ambientali. Ma nulla è stato tralasciato dagli esperti e responsabili del rispetto delle norme ambientali. Il tutto rientra nel mandato, come previsto nell’ordinanza emessa dal gip Patrizia Todisco, che ai custodi è stato assegnato ed in particolare nel monitoraggio che deve essere effettuato periodicamente per garantire la corretta procedura di funzionamento dell’area a caldo e degli impianti e dei settori a questo connessi e sottoposti a sequestro preventivo (reparti cokerie, agglomerato, gestione rottami ferrosi, nell’area adibita al taglio dei materiali ferrosi e in quella della discarica paiole) dal 26 luglio scorso.

I custodi giudiziali, Mario Tagarelli (presidente dell’ordine dei Commercialisti di Taranto) e la dirigente dell’Arpa Barbara Valenzano, coadiuvata dagli ingegneri Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento, si sono presentati nella sede dello stabilimento siderurgico intorno alle 22 di venerdì.

I tecnici, con l’aiuto degli esperti del Noe, hanno verificato proprio nelle aree e nei reparti dell’area a caldo sotto sequestro, eventuali anomalie e sottoposto a controlli una serie di documenti. L’operazione si è conclusa intorno alle 4.30 di ieri.

I dati raccolti l’altra notte, insieme con quelli degli altri blitz, finiranno in una relazione settimanale che custodi ed amministratori giudiziali dovranno redigere e presentare al gip, come previsto dal mandato loro conferito. Il tutto per accertare che l’Ilva rispetti i limiti di emissioni inquinanti imposti e soprattutto che non si verifichi in maniera impropria il cosiddetto slopping (il meccanismo d’emergenza per l’eliminazione d’urgenza di gas pericolosi per i lavoratori ovvero l’emissione diffusa di colore rosso per la presenza di ossidi di ferro durante la fase di affinazione della ghisa all’interno del convertitore). Tale fenomeno, come accertato oltre un anno fa dai Carabinieri del Noe, anzichè essere di carattere eccezionale, era molto frequente nelle acciaierie. Tanto che i militari del Noe nel giugno dello scorso anno avevano già chiesto alla Procura di Taranto il sequestro del siderurgico avendo accertato, per 45 giorni consecutivi ed attraverso una serie di filmati registrati dalle telecamere di videosorveglianza all’interno delle acciaierie, che era presente “di fatto un impianto per la combustione di gas che l’azienda individua come non utili per il recupero e di cui pertanto intende disfarsi”. In pratica le torce delle acciaierie, stando ai rilievi dei militari esperti dei reati ambientali, sarebbero state utilizzate senza le necessarie autorizzazioni.

Ed è tutto questo che i custodi, responsabili dell’attuazione delle prescrizioni e procedure impiantistiche dello stabilimento, ed in particolare il responsabile delle misure tecniche verificheranno con una serie di controlli mirati ed a sorpresa per una perizia sulle emissioni inquinanti dell’Ilva e sulla presenza di sostanze nocive alla salute umana. Hanno infatti l’obbligo di assicurare l’adozione di tutti i provvedimenti necessari per eliminare situazioni di pericolo e per l’attuazione di monitoraggi relativamente alle aree sottoposte a sequestro, nonché a quelle tecnicamente connesse.

Le ispezioni si ripeteranno anche nelle prossime settimane.

domenica, 19 ago 2012 - 14:30



  • Redazione