«Questo Taranto è la squadra di tutti»

La sintesi più efficace è involontaria. Quando tutto è finito e qualcuno a cui è rimasto il dubbio domanda a un rappresentante del nuovo Taranto: «Ma chi è l’allenatore dei portieri?». E si sente rispondere: «Guarda che non abbiamo nemmeno i portieri». Il Taranto oggi è questo: la voglia di partecipare è l’unico patrimonio se alla conferenza stampa ad argomenti multipli è previsto l’annuncio del nuovo allenatore come piatto forte e proprio quel nome non c’è. Rimandato di qualche ora, probabilmente a oggi.
E se il tecnico non c’era (i contatti sono ripresi poi), la conferenza stampa sì e la gente pure (nemmeno poca: persino un cambio last minute di stanza, per trovarne una più grande), si passa agli altri argomenti. E’, in fondo, l’occasione della public company (a giudicare da presenze e pacche sulle spalle: molto public) per mostrare il proprio volto. Cominciando con Emanuele Papalia, che si è messo in gioco per cucire euro dopo euro la compagine societaria e tenere in vita il calcio tarantino, seppure con un doppio avvitamento all’indietro che nemmeno dai trampolini olimpici. Non ha ovviamente colpe sul Taranto sprofondato in D (quelle hanno un nome e cognome), non vuole meriti esclusivi per aver reso almeno la D possibile: «Non c’è stata una persona sola – dice il presidente onorario della nuova società – ma tutti hanno dato il loro contributo. Non ci sono protagonisti singoli laddove è protagonista la città. Non possiamo fare proclami e non ne faremo: il nostro intervento consente al pallone di esistere ancora. Però siamo ambiziosi, non ci accontentiamo mai: vogliamo allargare ancora la partecipazione societaria, dare realmente l’idea di una squadra di tutti. E dimostrare che i tarantini, quando si mettono insieme, ce la possono fare».
Dentro fa abbastanza caldo, fuori il sole è alto e quindi fa caldissimo. In più la situazione in città fa registrare una temperatura a parte. Persino in conferenza l’acciaio irrompe quando l’argomento è il pallone. Capitano riferimenti, soprattutto quando prende la parola Ezio Stefàno. Nulla che non sia già stato detto, l’appuntamento di oggi e frasi sparse. Parlando di calcio, invece, il primo cittadino fa premessa e augurio: «Ripartire con questa società è un grande risultato. Si erano avvicinate altre persone, non tarantine e probabilmente con una pronta disponibilità finanziaria: noi, però, abbiamo sempre chiesto spazio per la rappresentanza dei tifosi e questa era la soluzione migliore. Ci siamo ripresi un po’ di serietà: mai più verrà fatto il passo più lungo della gamba, mai più verranno illusi i tifosi, perché le illusioni provocano un dolore che nessuno merita».
Il presidente – non è una notizia – è Elisabetta Zelatore. Magari può essere notizia che tiene il “palco”, senza microfono né emozione: «L’esigenza di rinascita parte da due segnali: la costituzione della Fondazione Taras, che rappresenta una rivoluzione anche culturale di questa città, e la voglia percepita tra la gente, anche per altre questioni (arieccoci, ndr), di riprendersi il diritto di decidere per le proprie sorti».  L’idea è quella di una società-cantiere: pronta, sempre, ad allargarsi: «C’è sempre spazio per la partecipazione. Noi non siamo un contenitore chiuso, anzi: la formula della public company dà una possibilità a chiunque voglia rappresentare una risorsa per questa società. Vorremmo avere molta gente con noi, intanto lavoriamo senza sosta per crescere e farci trovare preparati: non è facile, ad agosto, ma non ci fermiamo per questo». Il tempo è concetto spremuto anche da Antonio Borsci, direttore generale: «Torno a casa e questo mi rende felice, perché lavoro per la mia città, lavoro in un ambiente in cui conosco quasi tutti. E’ diversa da tutte le volte precedenti, quando sono arrivato laddove c’era una struttura, mentre ora è tutto da creare ed è più difficile. Però faremo bene: vogliamo dare tranquillità ai tifosi. E prospettiva, soprattutto». Ora, però, occorre fare presto.

venerdì, 17 ago 2012 - 15:34

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