La fornitura delle attrezzature necessarie al campionamento in continuo delle diossine al camino E 312 è «in corso di completamento». Il sistema «sarà operativo entro settembre». E’ la rassicurazione fornita dall’Ilva al tavolo tecnico, insediatosi ieri a Bari nella sede della Regione Puglia alla presenza degli enti firmatari del Protocollo di intesa dello scorso 26 luglio a Roma.
Alla riunione hanno partecipato i tecnici del ministero dell’Ambiente, dell’assessorato regionale all’Ecologia, dell’Arpa Puglia, del Comune e dell’Autorità Portuale di Taranto, esponenti dell’Ilva e della Regione Puglia con l’assessore all’Ambiente Lorenzo Nicastro e in videoconferenza da Roma il sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti. I presenti hanno convenuto «che la riunione – recita il verbale finale – mira a valutare l’adozione di misure spontanee, anche quando non previste dal provvedimento di Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale ndr) rilasciato dal Ministero dell’Ambiente ad Ilva nel 2011». Misure, viene spiegato, che «mirino a rappresentare concretamente la disponibilità dell’impresa a collaborare nei processi di monitoraggio delle emissioni, di pubblicizzazione degli stessi anche al fine di contenere l’allarme sociale sui possibili effetti pregiudizievoli delle produzioni industriali».
La riunione aveva l’obiettivo di verificare concretamente gli interventi da attuare per affrontare le criticità presenti e i problemi di inquinamento del capoluogo ionico alla luce della disponibilità manifestata dal presidente dell’Ilva Bruno Ferrante. Uno dei temi oggetto di discussione era quello dei monitoraggi delle emissioni, che poi rientra tra le questioni al centro dell’inchiesta della magistratura tarantina sfociata nel provvedimento del gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco che ha disposto il sequestro, senza facoltà d’uso, dell’area a caldo del siderurgico e gli arresti domiciliari per otto dirigenti ed ex dirigenti della società.
Il Tavolo tecnico si è soffermato in particolare su tre aspetti: il monitoraggio, i dati sul benzo(A)pirene e la questione dei parchi minerari. Su alcune questioni la componente pubblica ha registrato la disponibilità dell’azienda ad interventi gestionali e ad investimenti in tecnologie per il raggiungimento degli obiettivi di contenimento degli inquinanti.
Nello specifico le parti pubbliche hanno sollecitato l’Ilva a potenziare il monitoraggio di alcuni agenti inquinanti lungo il perimetro dello stabilimento con l’installazione di almeno quattro nuove centraline ad integrazione di quelle già presenti per il monitoraggio della qualità dell’aria all’esterno dello stabilimento. Le sostanze inquinanti sotto osservazione sono: Ipa totali con distinzione del benzo(a)pirene, Pm10, Pm2.5, benzene, polveri totali, da effettuarsi con deposimetri, diossine depositate al suolo, tramite deposimetri. L’ubicazione delle centraline e le modalità di gestione delle stesse «sarà definita mediante uno specifico protocollo operativo tra Ilva e Arpa Puglia». Sull’argomento l’Ilva ha confermato la propria disponibilità, ma ha chiesto «di conoscere tutti i dati di monitoraggio della qualità dell’aria disponibili allo stato» e si è riservata di «riscontrare entro e non oltre 24 ore la richiesta avanzata dalle parti pubbliche».
Secondo l’assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro, «nel complesso le fondate speranze di riaprire un dialogo concreto con l’azienda e, soprattutto, l’aver chiarito che l’attività della cabina di regia prescinde dall’attività connessa alla procedura di riesame dell’Aia e dalle vicende processuali che interessano lo stabilimento, hanno permesso di mettere qualche punto fermo su questioni aperte e sulle quali la Regione aveva chiesto già in passato concreti interventi. Ora l’interlocuzione appare molto più agevole che in passato, almeno stando all’incontro avuto questa mattina».