DAMASCO – Defezione e fuga in Giordania per il primo ministro siriano Riad Hijab. L’ex premier ha fatto sapere di aver voltato le spalle al regime di Damasco in segno di protesta contro il ”genocidio” in corso in Siria.”Annuncio la mia defezione dal regime per le uccisioni e il terrore, e mi unisco alle fila della rivolta”, ha scritto Hijab in un comunicato letto da Amman alla tv satellitare al-Jazeera da Mohammed al-Otri, che si definisce portavoce di Hijab.
La defezione organizzata in collaborazione con i ribelli dell’Esercito libero siriano, ha proseguito, arriva in un momento in cui la ”Siria sta vivendo il suo periodo più difficile, con crimini di guerra, genocidi, omicidi barbari e massacri contro cittadini disarmati”. Otri ha quindi precisato che l’ex premier si trova in un ”posto sicuro” in Giordania con la sua famiglia.
Dopo la decisione di Hijab che avrà ”gravi ripercussioni sul regime”, ha concluso, qualsiasi altro funzionario siriano ”non ha più scuse per rimanere fedele al regime”.
Ex ministro dell’Agricoltura, Hijab, che sarebbe fuggito insieme a otto fratelli, due dei quali erano dirigenti dei ministeri del Petrolio e dell’Ambiente, era stato nominato primo ministro a giugno, dopo le elezioni parlamentari di maggio.
Assad ha nominato Omar Ghalawanji, ex ministro per le Amministrazioni locali, premier ad interim. Nato nel 1954 nel governatorato di Tartous, Ghalawanji era ministro delle Amministrazioni locali ed era già stato ministro dell’Edilizia e delle Costruzioni.
Secondo quanto sostiene al-Jazeera, non solo l’ex primo ministro Hijab e, forse, altri membri del governo (tre ministri secondo l’emittente satellitare al-Arabiya), ma anche un gran numero di ufficiali dell’intelligence siriana avrebbe voltato le spalle ad Assad.
Voci e smentite si rincorrono sulle sorti del ministro delle Finanze siriano, Mohammed Jalilati. Fonti di al-Arabiya sostengono che il ministro sarebbe stato arrestato dalle forze governative siriane dopo aver abbandonato il regime. Appena la notizia è iniziata a circolare, anche sul web, il ministro è però intervenuto sulla tv di Stato per smentirla. Jalilati, in collegamento telefonico con la tv di Stato, ha negato di aver defezionato e di essere stato catturato dalle forze governative, affermando che queste notizie fanno parte di una ”campagna volta a colpire la Siria”.
Intanto, non si ferma la violenza nel Paese. E’ di tre feriti il bilancio provvisorio dell’esplosione che questa mattina ha devastato il terzo piano dell’edificio che a Damasco ospita la sede della televisione e della radio di Stato.
La televisione ha mandato in onda in diretta le immagini del luogo dove si è verificata l’esplosione, con cumuli di macerie e muri crollati. E’ un ”attacco codardo compiuto da terroristi che agiscono per destabilizzare la Siria”, ha affermato il ministro dell’Informazione siriano Omran al-Zuabi.
L’esercito di Assad ha aumentato lo schieramento delle sue forze in campo ad Aleppo, nel nord della Siria, per quella che è considerata ”la battaglia decisiva” per la conquista della città cruciale per l’esito della crisi in corso.
I ribelli siriani si dicono pronti ad affrontare l’esercito regolare siriano. “Stiamo aspettando i 25mila militari che il regime codardo ha ammassato attorno alla città e gli mostreremo cosa significa una vera battaglia”, ha detto il disertore Abu Omar al-Halabi parlando di pesanti bombardamenti e scontri oggi nella zona di Salaheddine, nel sud ovest, e a al-Sukkari e Hananou nel nord est.
Il Consiglio nazionale siriano (Cns) ha denunciato che ad Harbnafsa, città di ottomila abitanti nella provincia di Hama, un attacco compiuto dall’esercito e dalle milizie pro Assad ha provocato almeno 40 morti e oltre 120 feriti.
L’Iran intanto ha ”fermamente” smentito che tra i 48 pellegrini iraniani rapiti sabato a Damasco ci siano Guardie della Rivoluzione, ovvero Pasdaran, come invece sostenuto dai sequestratori. ”Sono tutti pellegrini che volevano recarsi nei siti religiosi”, ha assicurato Amir Abdollahian, vice ministro degli Esteri incaricato degli Affari arabi.