«Siamo cittadini liberi e pensanti».
Si presentano così i conquistatori di piazza della Vittoria. Hanno sfondato l’argine con un semplice Apecar dopo aver risalito il fiume di gente e poi, lentamente, facendosi largo tra la folla sino a toccare con mano le transenne fissate a pochi passi dal palco. E qui hanno cominciato a premere, agitando la folla, interrompendo il discorso di Bonanni. Ed è in questo momento che l’attenzione si sposta dal palco al treruote dove a bordo, tra gli altri, ci sono Aldo Ranieri e Massimo Battista, lavoratori Ilva.
Il primo raggiunge il palco, poi torna a bordo del mezzo (quasi una cabina di regìa) e legge il documento che riassume il senso della protesta.
«Oggi è l’anniversario della strage di Bologna e qui, oggi, ricordiamo un’altra strage di Stato». La folla applaude.
«Siamo il comitato dei cittadini liberi e pensanti. In questi giorni abbiamo raccolto tantissime adesioni. Ci scusiamo per la prepotenza ma era l’unico modo per prendere la parola, visto che ci hanno negato il permesso di intervenire: i sindacati non hanno risposto nemmeno alle nostre richieste formali».
Poi, il documento. Un paio di pagine in word, intense. «Siamo operai Ilva, lavoratori, precari, studenti, donne e uomini di Taranto. Siamo qui nè per Riva nè per i sindacati. Siamo liberi perché vogliamo spezzare le catene del ricatto occupazionale. Non siamo disposti a rinunciare alla dignità di cittadini e lavoratori. Nella busta paga devono mettere anche la voce ‘tumori’. Non vogliamo raccogliere applausi ma nemmeno le loro chiacchiere (guarda verso il palco, ndr)».
Secondo Ranieri e i manifestanti, «lo Stato è complice di un duplice delitto: quello contro il lavoro e quello contro la salute. Noi parliamo di cose che paghiamo sulla nostra pelle. Noi come i nostri figli. Per il vostro acciaio avete distrutto Taranto, la nostra cultura, le nostre risorse naturali». Ovazione. Poi, il tre ruote fa e con esso le centinaia di manifestanti antisindacali, anti sistema.
«Adesso ce ne andiamo pacificamente – spiega Battista - attendiamo gli eventi, ma questa manifestazione è solo la prima di una lunga serie di rivendicazioni».
a.d.l.