Bonanni dà il cambio ad Angeletti. Il canovaccio del comizio non cambia: «Giù le mani dal siderurgico, chiuderlo sarebbe un danno per Taranto e per l’Italia. Riva investa sull’ambiente» dicono tutti i big dei sindacati arrivati a Taranto per sfilare accanto ai lavoratori dell’Ilva preoccupati per il loro futuro di operai e di cittadini avvelenati dai fumi.
Bonanni parla e i primi fischi arrivano inesorabili, da via D’Aquino, dove la pancia del corteo – rumorosa e colorata – sta svoltando verso piazza della Vittoria.
Bonanni parla ancora e guarda lontano. Dal palco, circondato dai suoi della Cisl e della Fim locale, cerca di capire chi siano quei ragazzi che a bordo di un Apecar stanno penetrando la folla gremita in piazza, seguiti da altri manifestanti che risalgono il corteo: un fiume che al loro passaggio si apre.
L’Apecar arriva a pochi metri dalle transenne che circondano il palco. Un paio di giovani urlano contro Bonanni. Se ne aggiungono altri. A decine cominciano a premere sul servizio d’ordine. L’argine si rompe, Bonanni interrompe il suo discorso, i sindaci in tricolore lasciano la piazza.
Un assalto lento ed efficace quello messo in atto da operai, studenti, militanti dei centri sociali e disoccupati che puntano il dito contro i sindacati, sconfessandone platealmente il ruolo. Landini tenta di parlare ma qualcuno gli strappa il microfono di mano (racconterà più tardi ai cronisti).
Angeletti, Camusso e Bonanni hanno lasciato il palco da qualche minuto. Giù, in piazza, la tensione sale. La polizia, in assetto antisommossa, si frappone tra palco e manifestanti coordinati dall’Apecar.
A bordo si alternano giovani che chiedono la parola, urlano slogan e al tempo stesso invitando alla calma. I cori sono quelli ascoltati otto giorni fa, sul punte girevole e di fronte al portone della Prefettura poche ore dopo il sequestro degli impianti.
«Siamo qui per parlare, i sindacati non hanno accettato la nostra richiesta. Scusate per la prepotenza – dirà Ranieri prima di leggere un documento a nome di tutti – ce ne andiamo ma prima vorremmo dire che Taranto è qui e chiede di essere liberata dal ricatto e da un sindacato che non ci rappresenta».
Una parte della piazza applaude e accompagna con altri. Gli altri restano in silenzio e ascoltano, osservano, attendano che tutti si calmino.
«Andate a lavorare!!!» è uno degli slogan imperanti mentre i sindacati annunciano lo spostamento della manifestazione in piazza Garibaldi. Fischi. La piazza tende lentamente a svuotarsi.
«Non accettiamo provocazioni, ci vogliono mettere l’uno contro l’altro – urlano dal treruote che ormai governa le mosse – per la prima volta cittadini e lavoratori sono tutti qui, insieme».
Ranieri finisce il suo discorso. L’apecar arretra, la polizia marca a uomo i manifestanti.
Volano un paio di uova, vengono accesi i fumogeni. Niente di grave ma la tensione resta e si sente.
Susanna Camusso sale sul palco per svolgere il suo comizio e chiudere la manifestazione.
«Non è una gara a chi urla di più…» dice il segretario della Cgil di fronte ad una platea ormai dimezzata. La manifestazione dei sindacati, del resto, era finita da un po’.