ILVA - I Riva e i sei dirigenti davanti al gip si sono avvalsi tutti della facoltà di non rispondere

Silenzio in aula, grida in strada

Manifestazione di solidarietà agli indagati nei pressi del Tribunale: «Li state trattando come criminali!»

Il silenzio in aula degli indagati, le grida dei capireparto per strada. Giornata a due velocità quella di ieri. Faticosa per tutti, avvolta da un caldo rovente e democratico che abbrustoliva giudici, indagati, dimostranti, forze dell’ordine e giornalisti.  Emilio e Nicola Riva a Milano (sentiti per rogatoria) e gli altri sei dirigenti a Taranto hanno scelto tutti di restare in silenzio, di avvalersi della facoltà di non rispondere davanti al gip Patrizia Todisco che, dal suo canto, ha confermato per tutti le misure. A prelevare gli indagati dalle loro abitazioni ieri mattina presto sono stati gli agenti di polizia penitenziaria.
Un cellulare per ogni dirigente. Lo ha disposto lo stesso gip nel provvedimento con cui rigetta l’istanza dei legali che avevano invece chiesto che gli indagati arrivassero liberi e senza scorta a Palazzo di Giustizia. Il gip Todisco ha fatto riferimento alle motivazioni dell’ordinanza e sottolinea e alla situazione di tensione esistente a Taranto per la questione dell’Ilva. La colonna dei mezzi è arrivata verso le 10 in Tribunale dove ad attendere gli indagati nell’aula gip del tribunale di Taranto vi era il giudice Patrizia Todisco. L’interrogatorio è durato pochi minuti per ognuno dei sei dirigenti ai domiciliari da giovedì scorso: il tempo di registrare  la loro volontà di non rispondere alle domande e di confermare la misura cautelare. Poi sono stati riaccompagnati a casa dove si trovano agli arresti domiciliari. Davanti al gip  Todisco sono sfilati sei degli otto destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari. Si tratta dei dirigenti Ilva Luigi Capogrosso, direttore dello stabilimento, di Marco Andelmi, capo area parchi, di Angelo Cavallo, capo area agglomerato, di Ivan Dimaggio, capo area cokerie, di Salvatore De Felice, capo area altoforno e di Salvatore D’Alo, capo area acciaieria 1 e 2 e capo area Crf. Emilio Riva e suo figlio Nicola Riva,  ex presidente dello stabilimento fino a due settimane fa ed ex consigliere delegato, invece sono stati interrogati a Milano.
Un gruppo di capiturno ha atteso per tutto il tempo gli indagati per dimostrare la loro solidarietà.
«Non sono dei mafiosi, dei delinquenti non c’era bisogno di andarli a prendere con il cellulare», grida uno di loro. E poi applausi e tutti in coro “Liberateli, liberateli”. Tensione altissima, palpabile. Un cameraman Rai viene anche strattonato. Sono solidali con i colleghi i dimostranti, soprattutto con chi tra gli indagati ai domiciliari ha avuto sino ad oggi ruoli minori all’interno del siderurgico. Si chiedono “che bisogno c’era di arrestare anche loro?”. E poi “perché presi con il cellulare?”. Tutto avviene alle spalle dal Tribunale, nei pressi dell’ingresso posteriore da dove vengono fatti entrare imputati e indagati.  Da una parte i dimostranti, dall’altra gli agenti della Digos e della Polizia Penitenziaria che controllano la situazione sotto un sole che riscalda l’asfalto e lo rende come lastre d’acciaio incandescenti.
Il sapore è di una prova generale di quello che avverrà venerdì prossimo, quando il Riesame non dovrà decidere solo sulle misure cautelari personali ma anche sul sequestro degli impianti e, loro malgrado, su migliaia di posti di lavoro.

mercoledì, 1 ago 2012 - 17:46



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