Anche “Ulisse”, come i suoi precedenti anticicloni, già nelle prime ore dal suo arrivo ha fatto sentire tutto il caldo africano e l’afa che si è portato dietro, proprio come annunciato nei giorni scorsi dai meteorologi.
Le alte temperature si sono fatte sentire sin dalle prime ore della giornata che è stata caratterizzata, ancora una volta, da numerosi focolai in varie zone della provincia ionica.
L’incendio che forse ha destato maggior preoccupazione è stato quello a Lama (Taranto) e che ha lambito il noto lido “Saintbon” ed alcune abitazioni vicini. Per bagnanti e residenti della zona non c’è stato nessun pericolo, ma la paura è stata comunque tanta. Il fumo denso ha infatti provocato non poca agitazione tra coloro che, avvertendo il tipico odore acre, ha temuto di poter rimanere accerchiato dalle fiamme. La professionalità ed il pronto intervento dei Vigili del fuoco, come sempre, ha invece evitato il peggio. Dopo quasi due ore di lavoro (dalle 16.30 alle 18) i danni sono rimasti limitati ad un ettaro di sterpaglie presenti proprio vicino la spiaggia privata.
E momenti di paura sono stati vissuti anche in una zona abitata in contrada Spartifeudo tra Leporano e Pulsano, dove a partire dalle 15 sono andati bruciati circa due ettari di vigna e tre di sterpaglie. Anche qui Vigili del fuoco, insieme con uomini del Corpo Forestale dello Stato e Protezione civile, hanno dovuto lavorare intensamente per tre ore circa prima di avere la meglio sull’incendio circoscritto e spento definitivamente intorno alle 18.
Focolai non sono mancati, ancora una volta, in corso Buozzi nei pressi dell’ospedale “Moscati” dove sono presenti zone di sterpaglie e macchia mediterranea.
Proprio il particolare che i focolai siano stati più di uno, così come il fatto che in tutti i casi a prendere fuoco siano stati per prime zone infestate da erbe secche, ha portato gli investigatori a sospettare che possa trattarsi di incendi dolosi o comunque di incendi che, a causa del vento, si sono estesi da focolai probabilmente appiccati da incauti contadini intenti a bruciare stoppie. Convinti di poter gestire le fiamme ne hanno invece perso il controllo tanto che nei casi descritti si sono estesi sin quasi ad una spiaggia e ad un vigneto, quest’ultimo distrutto.