Il vento ha spazzato via l’afa che nei giorni scorsi ha tolto il respiro ai tarantini. Ma non tutti hanno tratto vantaggio dalle nuove condizioni meteo. Da due giorni, infatti, a causa della presenza di forte vento di Tramontana, gli abitanti del rione Tamburi sono sommersi da polveri e fumi provenienti dall’Ilva.
Wind days
Tecnicamente si chiamano “wind days”, giorni di vento ed evidenziano particolari criticità relative all’inquinamento dell’aria. Lunedì numerosi cittadini del rione Tamburi si sono rivolti alla nostra redazione lamentando la presenza in atmosfera di polvere e cattivo odore. Attraverso il sito dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpa), abbiamo verificato quale fosse la qualità dell’aria al rione Tamburi nella giornata di lunedì scorso. Sulle due stazioni di rilevamento posizionate nelle vie Archimede e Machiavelli, è bene visibile il pallino viola: “qualità dell’aria pessima”, il peggior livello nella scala considerata dall’Arpa. In particolare gli agenti inquinanti maggiormente presenti sono il Pm 10 ed il benzo(a)pirene. In via Archimede il valore delle polveri sottili lunedì era di 79 microgrammi per metro cubo; in via Machiavelli 137. La media giornaliera da non superare è 50. Fino a lunedì scorso le due centraline avevano registrato rispettivamente 15 e 25 superamenti. La legge ne prevede massimo 35 all’anno. Preoccupante anche i livelli di benzo(a)pirene censito solo dalla postazione Arpa di via Machiavelli. La media giornaliera di lunedì scorso è stata di 2,3. Per il benzo(a)pirene non c’è un limite di legge ma un valore obiettivo di un nanogrammo per metro cubo che negli anni scorsi è stato sempre superato al rione Tamburi.
Il piano per la qualità dell’aria a Tamburi
Polveri sottili e benzo(a)pirene sono, dunque, gli inquinanti la cui massiccia presenza costituisce una vera emergenza ambientale per il rione Tamburi. Ne parleranno questa mattina l’assessore alla Qualità dell’Ambiente, Lorenzo Nicastro, ed il direttore dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato che presenteranno il Piano contenente le prime misure di intervento per il risanamento della “Qualità dell’Aria nel quartiere Tamburi”. Il documento è stato approvato ieri dalla giunta regionale. All’incontro è prevista la partecipazione del presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido e dei rappresentanti dell’Amministrazione comunale di Taranto. Il piano conferma quanto già emerso in precedenti studi e cioè che le principali fonti inquinanti di Pm10 e benzo(a)pirene sono riconducibili allo stabilimento siderurgico.
Copertura dei parchi minerali
Il documento contiene misure clamorose. Sono previste azioni mirate nei cosiddetti wind days per limitare lo spargimento di polveri e benzo(a)pirene e interventi strutturali per contenere la ricaduta di polveri sul rione Tamburi nell’arco dell’intero anno. Il provvedimento che creerà più scalpore, è la copertura di tutti i cumuli all’aperto di materiale polverulento. Un provvedimento che pur non citando esplicitamente l’Ilva è, evidentemente rivolto all’enorme area di stoccaggio materie prime dell’azienda siderurgica. E’ evidente che si tratta di un intervento di non facile realizzazione al quale, probabilmente, la stessa azienda si opporrà. Il piano ha previsto anche una fase transitoria durante la quale i cumuli dovranno essere spostati ad una distanza minima dal centro abitato di almeno 4 km. Se si considera che il parco minerali dista non più di 700 metri dalle prime abitazioni del quartiere Tamburi, si comprende che anche questa misura, benchè di carattere transitorio, non sarà di facile applicazione. Inoltre, sempre nella fase di transizione, il piano di risanamento impone la riduzione dell’altezza dei cumuli del 19%.
Durante i wind days sono previste una serie di misure di contenimento delle emissioni di Pm10: riduzione del 10% delle operazioni di ripresa dei materiali; filmatura doppia dei cumuli; bagnatura doppia sulle piste; riduzione della velocità massima consentita dei veicoli su pista del 50%. Analogamente l’azienda dovrà intervenire sulle emissioni di benzo(a)pirene con la riduzione del 10% delle operazioni di caricamento, sfornamento e spegnimento del coke.