Operai Ilva: qui perdiamo il lavoro

I toni sono di vero e proprio allarme. Forzatura o paura reale? Sicuramente nello stabilimento siderurgico di Taranto, la più grande fabbrica d’Italia, c’è grande apprensione. E ieri le ansie sono finite nero su bianco su una lettera inviata al prefetto di Taranto, Claudio Sammartino, firmata da “i lavoratori Ilva”.
«È sempre più forte la preoccupazione – si legge nella missiva – dei lavoratori Ilva di Taranto per un probabile e paventato provvedimento della magistratura ionica, finalizzato alla chiusura parziale dell’area a caldo e/o riduzione della marcia degli impianti, con drammatiche conseguenze per il personale addetto».
Secondo i sedicenti “lavoratori Ilva” che anche nelle scorse settimane hanno scritto alla stampa ed alle tv locali in ordine alla contrapposizione tra ambiente e lavoro, «la riduzione dei livelli produttivi dello stabilimento di Taranto comporterebbe, inevitabilmente, la chiusura totale dello stesso e di tutti gli stabilimenti del Gruppo (Genova, Novi e Marghera), la cui attività è legata ai coils ionici». Nella lettera gli operai azzardano una valutazione: «Tutti i lavoratori perderanno e irrimediabilmente il proprio posto di lavoro». Uno scenario che «non è accettabile – scrivono – nè dai lavoratori Ilva, nè da quelli dell’indotto nè, tantomeno, da qualsiasi persona di buon senso e dalle istituzioni».
Alla luce di questa situazione si chiede al Prefetto di ricevere «con la massima urgenza» una delegazione di dipendenti dello stabilimento siderurgico.
Sul contenuto della missiva e sulla sua genuinità, i sindacati confederali sono cauti. «Sicuramente – dice Mimmo Panarelli, segretario generale della Fim Cisl – non si tratta di dipendenti riconducibili al sindacato. Ciò premesso, la preoccupazione che traspare è reale e l’abbiamo riscontrata anche noi nei giorni scorsi, durante le assemblee sulla piattaforma contrattuale. Il timore per la tenuta dell’occupazione è reale. Dicendo questo non vogliamo in alcun modo entrare nel merito delle valutazioni che competono alla magistratura, la cui indipendenza va sempre difesa. Crediamo però, è lo diciamo da tempo, che le ragioni dell’ambiente e quelle dell’occupazione e dello sviluppo si possano tenere insieme senza contrapposizioni. Sicuramente l’Ilva deve fare massicci investimenti in tal senso e deve farli in tempi rapidi perchè non sono accettabili ulteriori dilazioni di tempo. A nostro avviso questa è l’unica strada percorribile».
Intanto, nello stabilimento sarebbero in corso riunioni con capiturno e capisquadra delle varie aree produttive dello stabilimento. Ci si prepara al peggio? Secondo fonti bene informate l’azienda starebbe provvedendo ad approvvigionarsi presso Poste Italiane di 4000 tagliandi per raccomandate. Un altro inquietante segnale o solo una voce tesa ad acuire il clima di incertezza e paura?
Nell’inchiesta cui fanno riferimento i lavoratori Ilva nella lettera, sono indagati Emilio e Nicola Riva, l’ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso (dimessosi nei giorni scorsi) e Angelo Cavallo, dirigente dell’Agglomerato. A vario titolo rispondono di disastro colposo, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni, inquinamento e sversamento di sostanze pericolose.

martedì, 10 lug 2012 - 17:41



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