Caso Scazzi, sotto torchio per più di quattro ore la sorella di Sabrina

Valentina accusa il padre e l’avvocato Galoppa

La deposizione di Valentina Misseri era la più attesa della 19ª udienza. Ma la sorella di Sabrina, per circa 4 ore e mezza sotto il fuoco incrociato di accusa e difesa, non ha fatto rivelazioni clamorose. Non ha una conoscenza diretta dei fatti di quel 26 agosto 2010. Per sua fortuna non era ad Avetrana ma a Roma dove vive da alcuni anni col marito, altrimenti sarebbe finita sul banco degli imputati insieme al resto della famiglia. La sua testimonianza de relato è utile per confermare o smentire circostanze riferite da altri o per approfondire i rapporti interfamiliari ma è di modesto peso probatorio. Non teme l’aula, si mostra sicura e risponde con prontezza alle domande del pm Mariano Buccoliero. Anzi, tende a sviarle, come le fa notare il presidente della Corte d’assise Rina Trunfio. Le sue dichiarazioni sono infarcite di particolari di colore da colloqui di paese, di numerosi «non mi ricordo», di parole forti nei confronti del padre al quale dà del «bugiardo» e dell’«assassino» e anche di contraddizioni. Prima dice che il padre non ha riferito i particolari del delitto, poi racconta diversi dettagli. Rispondendo ad una domanda del professor Franco Coppi, spiega di essersi fatta una sua idea dell’omicidio. «E’ stato papà, Sabrina non c’entra nulla». Perchè crede alla sorella? «Perchè Sabrina non è una bugiarda». Invece, il padre, sostiene la ragazza, ha nascosto la verità. «Durante un pranzo con la famiglia al completo, fatto dopo la scomparsa di Sarah, mio padre piangendo mi disse: “Valentì ma li trovano questi?” Io gli ho risposto: che tempo ci vuole e li troveranno. Pensava di essere più furbo di voi». Dice riferendosi ai pm Buccoliero e Argentino. Valentina lancia accuse nei confronti dell’ex difensore Daniele Galoppa: «Mio padre mi ha detto che è stato l’avvocato Galoppa a suggerirgli di accusare Sabrina perché lei se la sarebbe cavata con due anni di carcere e lui avrebbe scontato la pena in convento dove avrebbe potuto coltivare un orto. Se non lo avesse fatto, sarebbero finiti in carcere anche mia madre, lo zio Carmelo e Mimino». Mentre la figlia lo accusa Michele cede alle lacrime. Non è una scena nuova. Anche Valentina crolla e piange: «Noi piangevamo tutti i giorni per Sarah». Nel corso dell’esame e del controesame, Valentina spazia dai rapporti fra la sorella e Ivano a quelli con zia Concetta e lo zio Giacomo. «Sabrina mi disse di non essere interessata a lui. Secondo me, le dissi, ti sei innamorata e nemmeno te ne sei accorta. Lei mi ha confidato che lui aveva altre storielle e quindi per lei era un discorso chiuso». Il colloquio è avvenuto prima della scomparsa di Sarah, precisa la ragazza. Sostiene che la sorella aveva perso il suo interesse verso Ivano perché un po’ farfallone ma, allo stesso tempo, non nasconde che «in alcune circostanze lasciava a casa Sarah per uscire da sola con Ivano». Spiega di aver nutrito sospetti nei confronti del padre di Sarah: «Era zia Concetta aveva dei dubbi. Del resto, era stato anche in galera». A sorpresa, pm e legali rinunciano all’interrogatorio di Vanessa Cerra, ex commessa del fioraio Giovanni Buccolieri e del marito Giovanni Cucci, optando per l’acquisizione dei verbali delle audizioni fatte durante le indagini. Una soluzione che poteva essere adottata anche prima. Comunque, la Cerra e il marito, a quanto pare, non erano in Germania. Erano tornati in Italia da alcune settimane all’insaputa di molti, tenendosi lontani da Avetrana. Un’altra storia strana in un caso anomalo sin dall’inizio.

Scintille fra Coppi e pm

Scintille fra accusa e difesa prima e durante l’udienza. Coppi si rifiuta di stringere la mano al procuratore aggiunto Pietro Argentino. «Non ci sarà più nessun rapporto di cortesia». Taglia corto il professore. La sua reazione è dettata dal “no” del magistrato alla richiesta di rinvio del controesame di un testimone avanzata in una precedente udienza. «Il Codice non lo prevede ma le cortesie non si negano». E’, in sostanza, la lamentela di Coppi che pochi minuti dopo rincara la dose. Prima dell’ingresso della corte, fotografi e cameramen riprendono le immagini della relazione autoptica (che sarebbero state mostrate di lì a poco) mentre il professor Luigi Strada verifica il funzionamento del proiettore delle immagini. Il professore sollecita un intervento del magistrato. Ma la sua richiesta cade nel vuoto. Lo scontro verbale continua durante l’esame di Valentina. «Gli avvocati la smettano di suggerire». Questa volta sono i pm a lamentarsi. Luigi Rella, difensore di Cosima, ribatte seccato: «Nessuno sta suggerendo». L’esame prosegue e fra l’avvocato Nicola Marseglia e il pm Argentino c’è un altro round. Marseglia non esita a dargli del «saccente» mentre pone una domanda a Valentina. Infine, una frecciata a chi non si alza in piedi quando prende la parola: «Signor presidente, sono abituato ad alzarmi in piedi quando mi trovo davanti ad un giudice – dice rivolgendosi alla Trunfio – mi sembra un segno di doveroso rispetto». Un’abitudine che in questo processo non tutti hanno.

mercoledì, 4 lug 2012 - 20:32



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