MARTINA FRANCA – L’ex discarica pubblica della Bufalaria del duca, terreno “acquistato – si legge nella documentazione – dal Comune di Martina Franca, con atto pubblico” firmato da un notaio risalente al “22/11/2006”, con voltura catastale “da completare”. Alloggi nel centro storico occupati da privati e da un sindacato e un locale ubicato fuori le mura a disposizione di un circolo ricreativo; “beni identificati dall’Utc, ma che di fatto risultano ceduti o alienati a privati, e comunque risultano di proprietà privata, salvo diverse risultanze attraverso titoli specifici”. E ancora, la masseria in località Madonna del Rosario, “ex scuole rurali trasformate e/o utilizzate per alloggi” di Edilizia residenziale pubblica, e il palazzetto dello sport del Pergolo da accatastare. Sono queste le prime importanti indicazioni che emergono dal censimento del patrimonio immobiliare del Comune di Martina effettuato dal tecnico incaricato dalla gestione commissariale dell’ente.
La catalogazione dei beni (si tratta di circa 900 particelle, “un numero di gran lunga superiore rispetto a quelle riportate nell’elenco fornito dall’ufficio”, scrive l’ingegnere che ha eseguito le verifiche) è stata dunque completata: i relativi documenti sono stati consegnati nei giorni scorsi e passeranno al vaglio del dirigente del settore, Giuseppe Mandina, e dell’Amministrazione guidata da Franco Ancona, il quale prenderà le decisioni del caso (molto probabilmente varerà un Piano di valorizzazione) e dovrà, quindi, risolvere una spinosa questione che viene dal passato.
Il censimento mette in luce una lunga serie di mancanze in merito alla gestione dell’immenso patrimonio immobiliare del Municipio itriano. Ad esempio, la pineta del quartiere Fabbrica rossa, ovvero il parco pubblico ubicato nelle immediate vicinanze della chiesa della Santa Famiglia, è “ancora intestata” ad un privato. Come è possibile? E come mai il giardino comunale di piazza Mario Pagano “non è definito catastalmente”?
I problemi riguardano persino Palazzo Ducale, lo storico edificio che ospita la sede comunale: agli attuali governanti il tecnico evidenzia la necessità di effettuare la “voltura catastale in parte al piano terra, per errata intestazione” ad un privato di un bene ora di proprietà comunale. Mentre l’edificio ex Omni del quartiere Carmine, l’ex convento di San Domenico e Casa Cappellari vanno adeguati “catastalmente all’effettivo stato dei luoghi”.
I primi problemi vennero alla luce poco meno di due anni orsono, quando la Corte dei Conti mosse pensati rilievi sul bilancio di previsione 2010 nei confronti del Municipio. I giudici contabili, dopo aver analizzato il preventivo approvato dall’ex Consiglio comunale il 23 luglio dello stesso anno, sottolinearono, nello specifico, l’“assenza di un inventario aggiornato” e la “scarsa redditività del patrimonio comunale concesso a terzi”. Evidenziando, altresì, che un ristoratore in pieno centro pagava una cifra irrisoria per l’affitto di un immobile: “In ordine alla segnalata irregolarità relativa alla scarsa redditività del patrimonio concesso in locazione (si veda l’esempio dell’immobile concesso in locazione ad uso ristorante in pieno centro cittadino) – si legge nella deliberazione – corre l’obbligo di segnalare che la disciplina dei beni pubblici è assoggettata ad un regime differenziato rispetto a quello dei beni di diritto comune, che si giustifica nella necessità di evitare che i beni appartenenti alla pubblica amministrazione siano utilizzati liberamente in pregiudizio dell’interesse pubblico al quale sono destinati”.
F. Sant.