Valentina Misseri “scagiona” la sorella Sabrina e accusa il padre. La testimone non si avvale della facoltà di non rispondere e si sottopone al fuoco incrociato delle domande di accusa e difesa. E’ sotto torchio dalle 13,25 con una pausa di un quarto d’ora per un problema al registratore.
Valentina, quel 26 agosto 2010, non era ad Avetrana ma a Roma. Altrimenti sarebbe finita sul banco degli imputati anche lei.
Rispondendo ad una domanda del professor Franco Coppi, spiega di essersi fatta una sua idea dell’omicidio. “E’ stato papa’, Sabrina non c’entra nulla”.
Come lo sa? “Mio padre mi ha detto che e’ stato l’avvocato Daniele Galoppa a suggerirglielo. “Lui gli ha consigliato di accusare Sabrina perché lei se la sarebbe cavata con due anni di carcere e lui avrebbe scontato la pena in convento dove avrebbe potuto coltivare un orto”.
Mentre Valentina lo accusa Michele cede alle lacrime. E’ l’ennesima volta durante il processo.