Il presidente della Provincia, Gianni Florido, fa il punto sulla situazione

«Il Pd spesso guarda il dito piuttosto che la luna»

Lo stato di salute del Partito democratico ionico? Sostanzialmente stabile come quello del Pd nazionale e con lo stesso problema di fondo: non riesce  a fare sintesi  tra le diverse anime, «a trasformare – come più volte ha sottolineato Gianni Florido, presidente della Provincia di Taranto – tante ditte in un’unica ditta. Tendiamo a guardare sempre il nostro dito e mai la luna».
Presidente, però a Taranto il Pd ha bisogno di imprimere un’inversione di tendenza visto tutto quello che ha caratterizzato i rapporti interni non proprio idilliaci in occasione delle amministrative del 2007 e, poi, del 2012.
«Non sarei così netto. Credo che il Pd ionico abbia dimostrato di aver fatto sintesi e di essersi presentato come forza coesa. Un esempio è come è stata gestita la parte terminale della precedente amministrazione Stefàno. In quell’occasione il Pd ha dimostrato di essere una forza politica responsabile e coesa e in grado di offrire al sindaco Stefàno assessori di livello. Per questo sono convinto che riusciremo a svolgere un ruolo importante anche questa volta per la qualità degli uomini che il partito ha saputo mettere in campo».
Intanto c’è da scontare un ritardo nella composizione della nuova squadra di assessori e nei tempi dell’insediamento del nuovo Consiglio comunale. L’attività amministrativa potrebbe risentirne?
«Credo di no perchè il sindaco ha indicato i criteri che seguirà nella composizione della nuova Giunta uno dei quali è quello del consenso degli eletti. È evidente che senza la proclamazione degli eletti non è possibile valorizzare questo criterio. Ed è, questo, un punto importante perchè il sindaco vuole avere dati certi sul consenso elettorale riportato prima di procedere alla distribuzione delle deleghe. Ormai credo che siamo giunti alla fine dell’attesa perchè la proclamazione è prossima e subito dopo sarà varata la Giunta».
Sembrano lontani i tempi della sua contrapposizione con Ezio Stefàno.
«Assolutamente sì. Guardi, non è mai stata in discussione la stima reciproca e il lavoro comune per il bene della città di Taranto. Dopo l’elezione di Stefàno a sindaco nel 2007 non ho mai negato la mia disponibilità a sostenerlo e a lavorare per la città. Questo ha contribuito a radicare la nostra amicizia piuttosto che a scalfirla».
Il fatto è che forse molti credono che la disputa politica rompa le amicizie. Questione di mentalità?
«Infatti, molti credono che la politica sia una sorta di competizione all’interno di un’arena. Non è così. Con Ezio (Stefàno, ndr) viviamo un rapporto di amicizia vera e ci fidiamo l’uno dell’altro. Credo che questo debba essere di insegnamento per tanti».
L’unione fa la forza?
«Sì. Le faccio un esempio. Quando mercoledì scorso siamo stati a Roma per la firma del protocollo sul porto, il ministro Barca ha sentito il bisogno di sottolineare che il  risultato sul porto è stato il frutto dell’altissima capacità di coesione istituzionale che la città ha saputo dimostrare. Ecco, è stato il risultato della coesione che ha saputo mettere da parte i personalismi».
Porto, sembra essere diventata la parola magica destinata a risolvere i tantissimi problemi della città.
«L’altro giorno al ministero ho usato questa immagine: per 120 anni il porto è stato un mezzo per lo sviluppo di questa città, per la Marina militare, per la cantieristica, per l’industria petroliera quella siderurgica e quella cementiera. Adesso il mare diventa una risorsa autonoma. Non siamo più un punto di arrivo. Questo è davvero una cambio radicale».
La cosiddetta diversificazione produttiva?
«Proprio così. La diversificazione produttiva è vedere un bene, il mare, utilizzato in maniera autonoma. Una vera e propria rivoluzione culturale perchè, finalmente, utilizziamo un bene alla stessa stregua di come utilizziamo la nostra agricoltura, la nostra enogastronomia. È, questo, uno dei momenti più belli».
Presidente, il porto senza retroportualità, senza il distripark rischia di essere un’eccellenza a metà.
«Sul distripark contiamo di imprimere un’inversione di tendenza e di sbloccare l’attuale fase di fermo. Resta il fatto dell’importanza risorsa che il porto è per la città di Taranto. Del resto, lo stesso direttore della Port authority di Rotterdam quando ha visto il nostro scalo ha detto che è un porto strutturato. Siamo già il secondo porto italiano per movimentazione. A questo dobbiamo aggiungere altra movimentazione in arrivo in virtù dei lavori che saranno effettuati nella struttura e la retroportualità che costituisce un’ulteriore immensa risorsa. La Shangai port è rimasta favorevolmente colpita per i 100 ettari (23 sul mare e 73 a due chilometri dal porto) e per il fatto che i Comuni di Statte e Massafra hanno destinato aree per 200 ettari per piani produttivi che sono a ridosso del fronte mare».
Poi c’è il famoso binomio tutela dell’ambiente e difesa del posto di lavoro. Come se ne esce?
«I dati ci dicono che il tasso di attività nella nostra provincia è del 39,5% rispetto alla   media italiana che è del 43% e quella europea che si attesta al 53%. Va però anche detto che nella nostra realtà il modello industriale ha assicurato un rapporto di 80 (impiegati a tempo indeterminato),  a 20 (precari). Adesso dobbiamo aggiungere occupazione stabile che si ottiene non solo con il porto ma anche grazie all’impressionante accelerazione sul versante delle bonifiche e del recupero delle aree militari. Per quanto riguarda le bonifiche pensiamo al quartiere Tamburi e al Mar Piccolo, al recupero della Stazione torpediniere e dei barraccamenti Cattolica. Stiamo parlando non soltanto di riqualificazione urbana e ambientale ma anche di ricadute produttive e occupazionali».
Presidente, facciamo un passo indietro. Al suo annuncio di voler lasciare ad ottobre per tentare l’avventura parlamentare si è scatenata la corsa a dissuaderla da questo intento…
«…e perchè tutti mi vogliono tanto bene…».
Battute a parte, cosa risponde?
«Ho posto un tema che è su tutte le pagine dei giornali a tiratura nazionale. L’accorpamento delle Province altro non è che la creazione di nuovi inutili carrozzoni di secondo livello dal momento che sia il presidente che i consiglieri non sono più eletti dal popolo. Per quanto riguarda l’altro aspetto della questione, per essere candidati ci deve essere qualcuno che ti candida. In questi giorni leggo tanti nomi ma posso dire che non ci sono candidati perchè non se ne è discusso. Per quello che mi riguarda pongo solo un tema legato al fatto che non voglio smettere di fare politica perchè credo di essere ancora molto utile al Pd e al centrosinistra. Per otto anni ho assicurato un punto di governo alto, con un’amministrazione unita, senza mai incassare un voto contro dalla mia maggioranza. Per questo penso di meritarmi rispetto dal Pd».
Forse il tallone d’Achille è dato dal fatto che la Provincia ha poca visibilità?
«Siamo un ente intermedio per cui la gente, di solito, non apprezza quello che è l’operato portato avanti negli anni. Per quel che mi riguarda, l’ente da me guidato in questi anni ha consegnato al territorio sette scuole quando da 20/30 anni non se ne costruiva una nuova; abbiamo messa in sicurezza undici tratti stradali tristemente noti per i frequenti incidenti. Al rione Tamburi, insieme al Crest, abbiamo dato vita al teatro TaTà, abbiamo stanziato 10 milioni di euro per le facoltà universitarie autonome. Abbiamo sostenuto l’orchestra della Magna Grecia, l’istituto Paisiello, il Festival della Valle d’Itria. Poi uno ha il diritto di criticare ma penso che il Pd debba guardare con attenzione a questa mia esperienza politica e umana».
Lei in Provincia governa con una coalizione allargata a Udc e Noi Sud. Lo stesso avverrà, fatta eccezione per Io Sud, al Comune di Taranto. Vista la sua esperienza positiva che consiglio si sente di dare al sindaco Stefàno.
«La fortuna del funzionamento di un modello dipende da diversi fattori. Per quanto mi riguarda, penso di avercela fatta perchè sia chi è entrato a far parte della Giunta sia chi è stato eletto consigliere ha capito che avrebbe dovuto lasciare da parte le appartenenze. Ecco, ad Ezio consiglio di scegliere chi si sente protagonista di un progetto collettivo e non incline ai personalismi. Se questo accade anche Stefàno potrà vincere la sua sfida».

domenica, 24 giu 2012 - 18:36



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