Le accuse vanno dall'associazione di stampo mafioso al reato di estorsione

Processo “Octopus”: il p.m. chiede condanne per un secolo di carcere

Sedici condanne e due assoluzioni. Sono queste, in sintesi, le richieste formulate dal pm della procura antimafia di Lecce Alessio Coccioli a conclusione della sua requisitoria nel processo antimafia “Octopus” che vede alla sbarra il clan Scarci. Pesanti i reati contestati, associazione a delinquere di stampo mafioso, porto e detenzione illegale di armi ed esplosivi, estorsione, usura, intestazione fittizia di beni tesa ad eludere le norme  antimafia e anti riciclaggio, atti di concorrenza compiuti con violenza e minaccia, pesca di frodo con l’uso di esplosivi. Secondo l’accusa, il sodalizio, ricostituitosi a seguito della scarcerazione del capo storico Franco Scarci, con violenza e minaccia, è emerso dalle indagini, era riuscito a imporre la sua intermediazione nei rapporti commerciali fra i pescatori, i commercianti all’ingrosso e i ristoratori.
Da quanto emerso dalle indagini, i principali esponenti dell’organizzazione puntavano anche ad entrare nella compagine societaria del  Taranto calcio. Un tentativo fallito per il netto rifiuto opposto dal presidente D’Addario.
Il leader e gli altri imputati hanno scelto di essere giudicati col rito abbreviato.  Ma il pubblico ministero Coccioli non ha fatto sconti e ha proposto le condanne più pesanti per il leader, 18 anni di carcere e per i fratelli Giuseppe Scarci, 15 anni e Andrea Scarci, 10 anni, ritenuti i promotori dell’associazione a delinquere di stampo mafioso. Dieci anni anche per Michele Attolino e 9 per Maurizio Petracca e Salvatore Viviano.
Rischiano due anni per intestazione fittizia di beni e attività ritenuti frutto di investimento di proventi illeciti la nota ballerina Marianna Scarci, l’ex giocatore delle giovanili del Taranto Michele Scarci e altri componenti della famiglia, Vittoria Caforio, Cosima Scarci, Filomena Scarci e Aurora Scarci. Secondo l’accusa, erano gli intestatari del lido attrezzato “Lo squalo”, di Scanzano Jonico.
Due anni di reclusione e 500 euro di multa il pm ha chiesto per Pietro Motolese, 4 anni e una multa di 1.000 euro per Giuseppe Caligine, 4 anni e una multa di 5.000 euro per Luciano Scarci, 5 anni e una multa di 5.000 euro per Giovanni Pernisco.
Per Salvatore Scarci e Nicola Sibilla, il magistrato ha chiesto l’assoluzione “per non aver commesso il fatto”.
Nella prossima udienza, lunedì 2 luglio, la parola passerà ai diversi componenti del collegio difensivo Salvatore Maggio, Enzo Sapia, Domenico Di Terlizzi, Armando Veneto, Marino Galeandro, Antonio Mancaniello, Gaetano Vitale, Mario Calzolaro e Fabrizio Lamanna. Poi, il 16 luglio, dopo eventuali repliche del pm, il gup Vincenzo Brancato renderà note le sue decisioni.
Soltanto un imputato non ha optato per riti alternativi, si tratta di Luciano Caputo, ex gestore del bar dello stadio Iacovone. Caputo che definirà la sua posizione nel corso di un dibattimento. La prima udienza si terrà ad ottobre.

mercoledì, 20 giu 2012 - 13:40

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