La decisione del Cras, tenuta nascosta fino all’ultimo… secondo a tutti (si dice anche alle giocatrici), non fa una grinza.
In una situazione di soggettiva mancanza di entusiasmo, più che di oggettiva difficoltà economica, partecipare ad una competizione onerosa sotto tutti i punti di vista e impossibile da vincere, per un club (e soprattutto un presidente) che punta sempre al massimo obiettivo sarebbe stato inutile e dannoso.
Non staremo a piangere già il morto o a criticare una città che non segue la massima espressione sportiva: troppo facile, lo lasciamo fare ai “bacchettoni” in servizio permanente. La situazione di crisi generale, in fin dei conti, “giustifica” il disinteresse dell’imprenditoria locale.
Chi “può” (Ilva, Eni) non è di Taranto e a Taranto ha sempre dato poco a tutti i livelli, sport compreso (altrimenti nel calcio staremmo da anni in serie A…). Semmai chi ci rappresenta, da sempre, a livello politico avrebbe potuto “alzare la voce” o “contrattare” con la grande industria e non lo ha mai fatto, come avvenuto a Brindisi, dove si festeggia la seconda promozione in A maschile in tre anni con una squadra sponsorizzata Enel.
Ora c’è da salvare la serie A1. Operazione più facile, perché la squadra è praticamente quasi fatta, le mancano le straniere. Non ci saranno sponsor? Si punti al “piano B”, dando spazio alle giovani. A Parma, Faenza, Como, Sesto, Priolo, lo fanno da anni. Senza vergognarsi di non giocare per lo scudetto…