ROMA – “Una riforma che tenta di trovare un difficile equilibrio fra flessibilità e tutele e per questo ha un grosso limite che è quello di mettere assieme tre riforme che da sole hanno una portata notevole. Ma soprattutto è una riforma che non affronta i veri nodi che impediscono alle nostre aziende di assumere”. E’ il giudizio espresso dal Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, nel documento predisposto in occasione dell’audizione in commissione Lavoro della Camera, in programma oggi, sul ddl di riforma del mercato del lavoro. Per la categoria, nel testo uscito dal Senato “le modifiche apportate non appaiano ancora sufficienti”.”Quello della disoccupazione giovanile – spiegano i consulenti del lavoro – è un naturale effetto del progressivo allungamento dell’attività lavorativa, che impedisce il turnover. La recente riforma previdenziale ha acuito tale processo, spostando in avanti l’età pensionabile, ma senza creare quelle opportune alternative affinché si potesse assorbire anche la manodopera giovanile”.
“Si pensava che tali correzioni – rimarcano – arrivassero dal ddl in discussione, ma invece si riscontra un aumento della rigidità in entrata a cui non corrisponde un’adeguata flessibilità in uscita. Perlomeno, questo era lo schema che il ddl avrebbe dovuto seguire. Schema, peraltro, che non tiene conto che lo stesso Ocse ha definitivamente abbandonato l’assunto che una migliore flessibilità in uscita si tramuta in un incentivo automatico alle assunzioni”.
“Quello che si crea è, appunto, un turnover – aggiungono – con la sostituzione della manodopera anziana con quella a più basso costo. Ma quand’anche le aziende procedessero al turnover, si verificherebbe un impatto sociale non indifferente a causa della difficoltà nel ricollocare la manodopera anziana”.
“Ci vorrebbero degli ammortizzatori sociali robusti, ma anche su questo – sostengono i consulenti del lavoro – il ddl in discussione alla Camera è deludente. E’ previsto un finanziamento di 2 mld, pari a 1,3 punti di Pil, mentre ne occorrerebbe quasi il triplo. Si sperava che tali risorse si sarebbero recuperate attraverso la riforma del sistema previdenziale che (Documento di economia e Finanza 2011) nel prossimo triennio prevede risparmi per ben oltre i 3 punti di Pil richiesti”.
“Ora non solo tali risparmi non sono stati destinati a un adeguato sistema degli ammortizzatori sociali, ma gli stessi 2 mld che il ddl in discussione destina a riguardo – dicono – vengono finanziati da nuove tasse che aumenteranno il costo del lavoro. Si va verso un avvitamento ulteriore perché il costo del lavoro italiano è tra i più alti d’Europa, che, unito alle croniche inefficienze della burocrazia, alla malavita organizzata in alcune regioni, e alla crisi di liquidità del sistema bancario, rischia di far collassare il tessuto produttivo delle nostre aziende”.
Nel documento, quindi, il Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro analizza il ddl punto per punto e intende “portare all’attenzione della Camera ulteriori modifiche da apportare al testo al fine di renderlo più aderente alla realtà produttiva del nostro Paese”, in particolare per quanto riguarda lavoro a progetto, partite Iva, apprendistato, associazione in partecipazione, contratti a tempo determinato e a chiamata, dimissioni in bianco.