Una riunione molto riservata all’hotel Delfino tra i vertici di Confindustria ed i dirigenti di Confcommercio. Pochi giorni prima il Tar aveva rimosso i rappresentanti degli industriali nel Consiglio della Camera di commercio di Taranto ed in conseguenza di ciò, Luigi Sportelli era decaduto dalla carica di presidente. Confindustria avanza una richiesta forte: le dimissioni della delegazione di Confcommercio dal Consiglio camerale per «solidarietà», così viene spiegato, nei confronti degli alleati di Confindustria appena defenestrati dal ricorso di Roberto Falcone, Domenico D’Amico e Gerardo Giovinazzi. Le dimissioni dei consiglieri di Confcommercio avrebbero portato allo scioglimento del Consiglio ed avrebbero spianato la strada ad un nuovo commissariamento. Leonardo Giangrande, presidente dei commercianti e, all’epoca ancora vicepresidente della Camera di commercio, non se la sente di decidere da solo. Convoca la giunta ed il consiglio dell’associazione che respingono la richiesta di dimissioni. Due mesi dopo, il quadro è completamento ribaltato: Sportelli è di nuovo al comando della Camera di commercio, ha liquidato l’ex alleato Giangrande allargando la maggioranza e la giunta agli ex nemici Falcone, D’Amico e Giovinazzi ed a due dissidenti di Confcommercio: Luciano Forte e Michele Dioguardi. Un epilogo beffardo per il presidente di Confcommercio che respingendo la richiesta di dimissioni, ha offerto il destro a Sportelli per il ribaltone.
A rivelare l’episodio è stato lo stesso Giangrande nel corso della conferenza stampa svoltasi ieri mattina nella sede di Confcommercio alla quale hanno partecipato anche il vicepresidente Aldo Manzulli e l’amministratore Paolo Castellana. Un momento di verità nei confronti di «un atto vergognoso«, ha detto, ma anche un chiaro messaggio a quanti potrebbero essere tentati di mettere in discussione la sua leadership nell’associazione. «Prima di toccare Confcommercio – ha aggiunto il presidente – devono vedersela con me». Nei confronti dei due dissidenti a breve potrebbero essere assunti provvedimenti drastici. Come già anticipato dal Corriere del Giorno, venerdì scorso il consiglio dell’associazione ha chiesto ai probiviri l’espulsione per i consiglieri camerali di Confcommercio che hanno votato la sfiducia.
Giangrande ha presentato un corposo dossier corredato di lettere, documenti, delibere che costituirà la base dell’azione legale volta a «tutelare la mia onorabilità personale e quella dell’associazione». Si annuncia, quindi, un’estate molto calda. Il coperchio sulla “pentola” della Camera di commercio è saltato ed ora potrebbe venire fuori di tutto: consulenze, incarichi, legami, intrecci di un ente che vanta una delle sedi più belle d’Italia, su un terreno che però non è suo. A fine anno, infatti, scadrà la concessione demaniale sull’area della Subfor. «Cosa accadrà?», ha chiesto Giangrande che insieme a Riccardo Caracuta (Clai Puglia e Basilicata), ha votato contro il progetto per la costruzione di un centro direzionale sull’ex comprensorio fiera del mare.
Giangrande ha replicato punto su punto al documento di sfiducia. «Ci accusano di insanabili irregolarità nella commissione di valutazione sulla procedura di selezione del segretario generale. Si omette di dire, però, che di tale commissione faceva parte lo stesso presidente Sportelli, anch’egli coinvolto nell’indagine giudiziaria in corso». Quanto all’ostruzionismo ed ai provvedimenti rinviati in giunta, Giangrande ha ricordato che «nel 2011 sono stati approvati 244 provvedimenti e solo 24 sono stati rinviati».
Tra Confindustria e Confcommercio, comunque, non c’è stato mai grande feeling. Un matrimonio combinato per chiudere il commissariamento rivelatosi «un errore di valutazione che ha creato sin dai primi tempi un clima di tensione, tramutatosi nel tempo in un vero e proprio scontro verbale ed operativo». Il metodo-Sportelli non è mai piaciuto perchè «non incentrato sul confronto e sulla condivisione – ha spiegato Giangrande – lo abbiamo detto più volte in modo riservato e anche con lettere ai consiglieri camerali. Il tutto, però, senza colpi di mano e senza raccolte di firme. Ci siamo assunti con coraggio le nostre responsabilità in un momento in cui sarebbe stato facile restare accovacciati sulla sponda del fiume in attesa dell’esito del Consiglio di Stato».
Già, il Consiglio di Stato. Giangrande nutre dubbi sul fatto che si possa cancellare con un colpo di spugna il giudizio di merito già fissato per il prossimo 18 dicembre. Un pensiero anche all’ex commissario Roberto Falcone. «Tra il 2011 ed il 2012 ha avanzato circa 100 richieste di accesso agli atti e formulato denunce a vari enti compreso la Procura della repubblica – ha aggiunto - ma ora è nella stessa maggioranza con Sportelli, perchè?»
Confcommercio conferma il suo ruolo di opposizione in seno al Consiglio camerale, insieme a Coldiretti e Clai (all’incontro è successivamente intervenuto Riccardo Caracuta) «svolgeremo il nostro ruolo di controllori delle legalità dell’operato di questa nuova maggioranza qualificata a cominciare dalla necessaria razionalizzazione delle spese. 340mila euro all’anno per le pulizia, ci sembrano un po’ troppo».