Torna in aula fra poche ore il processo che dovrà fare luce sul delitto di Avetrana. Dinanzi alla Corte d’assise deporranno sei carabinieri del Comando provinciale di Taranto che hanno preso parte alle ispezioni giudiziali e ai sopralluoghi nell’abitazione dei Misseri (o forse sarebbe meglio dire dei misteri), nel garage e sul pozzo in contrada Mosca, quindi nei posti in cui la povera Sarah è stata uccisa, secondo l’accusa da Sabrina e dalla madre Cosima, poi il suo corpo è stato spogliato e i suoi vestiti sono stati bruciati. Della soppressione del cadavere, in concorso con le due imputate, rispondono Michele Misseri, il fratello Carmine e il nipote Mimino Cosma.
Sei i testi dell’accusa oggi in aula. Si tratta di militari dell’Arma, il luogotenente Adolfo Semeraro, i brigadieri Cosimo Monopoli, Cosimo Micera, i marescialli Antonio Lovreglio, Paolo Tempesta e Francesco Damiano.
Il processo è giunto alla 18ª udienza, la terzultima prima della pausa estiva e quindi della sospensione delle udienze fino alla metà di settembre. Fino a questo momento, il dibattimento non ha riservato clamorosi colpi di scena e ha evidenziato una situazione familiare di totale freddezza sia per i Misseri sia per i Serrano, questi ultimi schierati in modo compatto dalla parte di Cosima. Mentre la povera mamma di Sarah, Concetta, sembra essere rimasta isolata. Non è casuale che venga accompagnata costantemente da sue amiche o consorelle religiose. Col cognato Michele e con altri parenti nessun contatto, nemmeno uno sguardo, come se non si fossero mai conosciuti.