I tre asset che costituiscono la colonna dorsale dello sviluppo per Taranto e per la sua provincia sono il porto, il corretto utilizzo delle aree demaniali e il turismo. Tre aspetti che non possono vivere slegati tra loro soprattutto oggi in una fase in cui «la crisi sta pesando notevolmente soprattutto sul comparto del turismo», spiega Cosimo Gigante, ex commissario Apt e, oggi, componente regionale del tavolo tecnico di Puglia promozione, l’organismo creato dalla Regione Puglia sulle ceneri delle vecchie aziende provinciali per il turismo.
Una crisi difficile alla quale, però, la Puglia riesce a tenere il colpo «perché ha acquisito un patrimonio importante, e di professionalità e di strutture, che è appetito dai grossi gruppi di stranieri che stanno iniziando ad affacciarsi non solo nella nostra regione ma anche sul nostro territorio. Da cittadino comune mi capita di incontrare folti gruppi di turisti sul ponte girevole diretti verso la città vecchia o al borgo per visitare il museo archeologico».
Il problema, però, è cercare di far sì che alloggino almeno per una notte in città in modo da apprezzare meglio le peculiarità della nostra città.
«È vero. Diventa fondamentale perché chi si ferma ha voglia di spendere quei pochi euro acquistando gadget, souvenir e prodotti tipici del luogo oltre che visitare i siti di interesse. Tanto è vero che il castello Aragonese ha un flusso di turisti italiani provenienti da fuori provincia che è in crescita così come e in ottima crescita anche quello degli stranieri il che significa che la gente da noi arriva».
Arriva, è vero, ma con la formula del mordi e fuggi come nel caso delle due mini-navi da crociera arrivate e ripartite dopo poche ore.
«Guardi, proprio in questi giorni ho incontrato Sergio Prete (il presidente dell’Autorità portuale, ndr) e stiamo vedendo di parlare con gli armatori di queste flotte proprio per cercare di allungare i tempi di permanenza in città. Nel caso di queste due mininavi da crociera siamo riusciti in extremis ad inserire una visita guidata al MarTa nel corso della quale abbiamo distribuito grauitamente materiale informativo altrimenti la loro destinazione sarebbe rimasta unicamente Metaponto e poi rientrare a bordo per ripartire. Questa deve essere la nostra filosofia: inserire nei prossimi arrivi, ne sono infatti previsti altri, un miniprogramma su Taranto»
Intanto la stagione turistica è entrata nel pieno. Cosa è stato organizzato per far sì che Taranto e la sua provincia non facciano la parte delle cenerentole.
«Come Puglia promozione sto coordinando insieme alla sede territoriale di Taranto una serie di iniziative la cui impostazione è radicalmente diversa rispetto a quella dell’anno scorso. Per esempio, fino all’anno scorso ci si limitava alle aperture nel fine settimana dei mesi di luglio, agosto e settembre del MarTa. Quest’anno, invece, anche perché le risorse economiche sono minori, abbiamo suddiviso gli appuntamenti in tre giorni. Il giovedì si punterà sull’enogastronomia con open day nelle masserie, comprese quelle didattiche, e nelle cantine; il venerdì sarà dedicato ai parchi e, personalmente, ho voluto fortemente che fossero inserite le gravine in modo da poter far visitare le numerose cripte e chiese rupestri presenti; tutti i sabato, infine, dal 1° luglio al 30 settembre, saranno dedicati ai musei, alle chiese, ai castelli, ai palazzi nobiliari con aperture straordinarie fino alle 23 o alle 24 a seconda dei siti».
La città vecchia è un tesoro di chiese e palazzi nobiliari che, però, nella maggior parte dei casi o sono chiuse o sono pericolanti.
«Purtroppo è così ma con il direttore generale di Puglia promozione, Giancarlo Piccirillo, il quale sta avendo un’attenzione particolare per Taranto, abbiamo deciso di investire risorse importanti proprio per cercare di aprire questi siti e renderli visitabili».
Come?
«Con una semplice operazione: nei casi in cui il Comune o la stessa diocesi o le pro loco pur avendo personale a disposizione per tenere aperti e custodire siti di interesse non hanno, però, un’adeguata copertura economica saremo noi come agenzia a remunerare, attraverso apposite convenzioni, il servizio. Per esempio, sappiamo che il punto cardine di Taranto è il MarTa. Qui abbiamo previsto durante la visita degli intermezzi musicali per allietare i turisti. La stessa cosa faremo, anche se in forma un po’ più ridotta, in alcuni castelli e nelle vicinanze delle gravine in modo tale da trattenere la gente dopo la visita. Con questo sistema riusciremo ad assicurare l’apertura della Cripta del Redentore e delle quattro tombe a camera».
Contate di essere di supporto a L’isola che vogliamo”, appuntamento che si rinnoverà anche quest’anno in città vecchia?
«Sì, saremo presenti fisicamente all’interno del Museo diocesano facendoci carico di una delle postazioni dell‘iniziativa. Per cui oltre all’apertura del sabato il museo diocesano sarà aperto anche i mercoledì de L’Isola che vogliamo con visite guidate e intermezzi musicali».
Come piegare allo sviluppo del turismo le aree demaniali che andranno dismesse.
«Valorizzandole attraverso dei progetti che rispettino le peculiarità del singolo sito. Per la Stazione torpediniere si potrebbe ipotizzare, ad esempio, la realizzazione di un piccolo parco divertimenti e, perché no, di un teatro utilizzando uno dei tanti capannoni abbandonati grandi quanto due campi di calcio, con doppio piano e architettonicamente gradevoli per la presenza all‘interno di soffitti ad arcate in legno. Inoltre abbiamo il mar Piccolo che è un bacino naturale per gli sport nautici come gare di canottaggio, motonautica, vela, surf. Insomma dei veri attrattori di turismo».
Poi c’è tutto il discorso legato all’isola amministrativa per la quale era previsto un progetto arenatosi.
«Ancora non ho ricevuto spiegazioni sul perché. Lì abbiamo un sito naturalistico invidiabile, come le dune, che va rivalutato facendolo diventare un valore aggiunto se solo si attuasse il progetto del parco delle dune firmato in Giunta regionale dall‘allora assessore Massimo Ostillio e e dall’assessore Angela Barbanente».
Altra nota dolente è quella delle strutture ricettive.
«Purtroppo è così. Abbiamo la provincia di Taranto che è spaccata in due. Nel versante occidentale come posti letto e tipologia di investimenti siamo all’avanguardia; quello orientale, invece, è rimasto, se non addirittura peggiorato, a 30-40 anni fa fatta eccezione per la buona volontà di alcuni operatori del settore, che ringrazio, che hanno investito risorse. Penso a Donvito (Gabbiano hotel, ndr) o alle masserie con relais particolari. Purtroppo questi siti non bastano per quanto riguarda la ricettività ma andrebbero inseriti in un contesto più generale».
Come quello del grande Salento?
“Sì, andrebbe sfruttata meglio l’onda lunga del grande Salento. Da Torre Rapillo, ultimo baluardo della provincia ionica, a Porto Cesareo ci sono pochi chilometri di differenza. Non capisco perché non si debba sfruttare a nostro vantaggio il fatto che quando Porto Cesareo è al limite dei posti letto intercettando quei turisti in sovrannumero. Del resto possiamo contare su un patrimonio meraviglioso in grado di invogliare chiunque a spostarsi di pochi chilometri»
È davvero utile partecipare alle varie Bit e fiere turistiche?
«Indubbiamente sì anche se, a mio avvisso, occorre puntare molto sulle rassegne estere. Abbiamo adottato un’idea progettuale che punta alla Russia e alla Germania perché è fondamentale spiegare e far conoscere le bellezze paesaggistiche, culturali ed enogastronomiche della Puglia e di Taranto. Dobbiamo avere l’intelligenza e l’intuito di agganciarci ai grossi attrattori che ci sono in Puglia. Taranto e la sua provincia hanno le potenzialità per affiancare due realtà forti come il Gargano e il Salento».