Come nel calcio, la gestione dell’abbondanza risulta più facile quando lo spogliatoio è compatto. Al contrario del calcio, squadra che vince si cambia anche perchè non sempre è compatta: il successo genera ambizioni ulteriori.
La grande alleanza municipale è alle prese con la selezione. Perchè se è vero, com’è vero, che il sindaco ha il diritto di scegliersi gli assessori, appare decisivo anche il ruolo dei partiti, quantomeno in fase di pre selezione.
Accade allora che Pd, Sel, Sds discutano al proprio interno, in alcuni casi vivacemente, comunque intensamente, per tentare di garantire al sindaco proposte soddisfacenti per il simbolo, per le correnti interne, per la prospettiva elettorale (2013), per le legittime ambizioni di chi ha conquistato più voti e adesso li mette sul tavolo con il carico politico che naturalmente trasportano. E, perchè no, per una città che va gestita al meglio.
Stefàno, però, ha otto posti in Giunta e appena uno disponibile da presidente. E pretende, come ha già annunciato giovedì sera, che i suoi delegati accettino di osservare un «codice etico».
Insomma, giochi aperti, trattative serrate, incontri e scontri più o meno ufficiosi e capannelli vari danno il quadro di questa abbondanza di pretendenti che deve fare i conti con un’offerta minima che alimenta malumori o false speranze.
Si aggiunga, infine, l’intenzione del sindaco di circondarsi di fiduciari da affiancare a chi è stato più suffragato, ed ecco che lo schema si completa e non risolve. A meno di non voler pensare che Stefàno (molto probabile) abbia già messo nel conto il rischio di perdere pezzi qua e là. Del resto, per cinque anni ha gestito Palazzo di Città con una media oscillante tra 19 e 21 consiglieri di maggioranza su 40. A ragionar sul filo del rasoio, dunque, il sindaco è abituato. Da qui la sua forza e al tempo stesso la sua debolezza data dalla necessità di calibrare la maggioranza volta per volta, Consiglio dopo Consiglio.
Tutto ciò, ovviamente, accadrebbe se la spartizione dei ruoli dovesse scontentare più di qualcuno. Ad esempio Idv e Ambiente e Lavoro. E forse la stessa Api. Secondo alcuni alleati, infatti, il partito di Rutelli è già rappresentato nel sottogoverno (anche se non si tratta di una diramazione esclusivamente municipale) con la presidenza Asi. Ciocia non entra in Giunta?
Chi non entrerà in squadra, certamente, saranno i consiglieri pelilliani (5 su 7 nel gruppo Pd), così come è difficile immaginare, ad oggi, che ad entrare alla fine sia Gianni Liviano.
E se Bitetti sarà presidente del Consiglio comunale, trova conferma l’ipotesi dei sue esterni Pd (Teresa Chiatante, Luciano Di Gregorio, Sergio Scarcia…).
Il sindaco, però, preferirebbe far scorrere la lista almeno di un gradino per consentire l’ingresso di Baio in aula (primo dei non eletti). In caso contrario, uno degli esterni potrebbe essere proprio il medico.
Quanto al ruolo di vicesindaco, Donatella Duranti è favorita (indicazione di Vendola?) anche se le quotazioni di Anna Rita Lemma non calano affatto (sarebbe una esterna).
Stellato sarà in Giunta per l’Udc. Sel dovrà promuoverne due tra Cosa, Scasciamacchia e Spalluto. L’escluso sarà capogruppo e l’anno prossimo, chissà, aspirante consigliere regionale. Puglia per Vendola, infine, preferirebbe un ruolo nell’Amiu. Tutti dovranno firmare la carta etica a cui Stefàno sta lavorando. Questa volta, i licenziamenti saranno motivati pubblicamente. Certamente ve ne saranno: il filo del rasoio è tagliente.