la vertenzaIl secondo giorno di protesta porta un esito sperato ma tutt'altro che scontato: l'azienda fa marcia indietro sui licenziamenti

Miroglio cambia idea. Ed è festa

L'accordo: cassa integrazione da rinnovare sino a fine anno e ricerca di nuovi progetti industriali

GINOSA – Hanno festeggiato. Dopo due giorni di pressing sul campo, i 150 cassintegrati, formiche in confronto al colosso albese, Miroglio, hanno smosso le acque, stagnanti fino a poche ore prima.
La fine non pacifica delle trattative di martedì, che ha visto anche lo svolgimento di un corteo per le vie della tranquilla Alba, nella giornata di ieri ha avuto una evoluzione sperata ma non scontata. La mobilità, con una dichiarazione che pubblichiamo in questa stessa pagina, non è più una pericolosa certezza per i miroglini. Miroglio, in casa sua, ha dovuto cedere alle richieste dei cassintegrati giunti ad Alba forti del sostegno delle Istituzioni, a tutti i livelli, pugliesi. E non solo. solidarietà è giunta dai cittadini di Alba e del suo primo cittadino: Maurizio Marello. Questo il più grande risultato: 223 operai che nonostante abbiano ricevuto un trattamento differente dall’azienda albese – vedi quella specie di gabbia salariale applicata in fase di assunzione oltre 15 anni fa – sono riusciti ad ottenere l’incontro con il “grande capo”, Giuseppe Miroglio. “Capo” di oltre 12 mila dipendenti.
Dopo una notte trascorsa in tenda, per quaranta miroglini, o nei locali messi a disposizione dall’albese Don Gianfranco, per i restanti, alle 6 armati di trombe, fischietti e tamburelli hanno ripreso a movimentare via Santa Barbara. A differenza del primo giorno, però, già dalle 7 gli impiegati hanno cominciato a raggiungere i cancelli. In centinaia hanno cominciato a manifestare la necessità di andare a lavoro. Necessità perché proprio in questi giorni la Vestebene sta ultimando la lavorazione della collezione primavera-estate 2013. Sarà stato forse questo, assieme anche al contatto informale, come veniva spiegato a bassa voce ma con orgoglio dai miroglini ieri, fortemente voluto dal governatore della Puglia, Vendola, con Giuseppe Miroglio, Contini e Fois, a convincere la proprietà ad ammorbidire le sue posizioni.
“Ha chiamato Vendola” dice ancora emozionato un operaio. Chi? Un operaio, Mimmo Giannuzzi. Vendola, dice, ha compreso il significato della vertenza: il territorio tarantino ha una percentuale di disoccupazione che supera il 30%, mentre il sindaco di Alba guarda con preoccupazione al 4% superato nell’autunno scorso. Quindi, all’interno del “tavolo Taranto”, la vertenza Miroglio rischia di assumere un significato quasi simbolico: quando le istituzioni si stringono per ridare forza ad un territorio, riescono ad ottenere risultati. Per questo ora i lavoratori, che ieri pomeriggio sono ripartiti per la Puglia, guardano con ansia a venerdì 8 giugno, quando in Regione dovrebbe giungere il piano industriale di Barbero.
«Vederci ai tavoli ministeriali forse già la prossima settimana – ha spiegato Giuseppe Massafra, Filctem Cgil provinciale – è necessario per strutturare un accordo, che contenga il parametro essenziale della tempistica. L’azienda, al momento, si impegna a valutare il ricorso a strumenti alternativi alla mobilità, ovviamente verificandone la reale sussistenza e validità». Significa cassa integrazione sino a fine anno e la ricerca di soluzioni di riconversione industriale più concrete di quelle miseramente fallite negli ultimi tre anni.

 

 

Marilena Surdo

giovedì, 7 giu 2012 - 17:23

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