marina di ginosa/Il dolore della comunità che aveva visto crescere la donna uccisa a Cesena

Il dramma di Sabrina, l’ennesimo “femminicidio”

MARINA DI GINOSA – Sabrina Blotti è l’ennesima vittima di un “femminicidio”. Uccisa da un sentimento cieco e ottuso, che non ha nulla a che vedere con l’amore o con una sua falsa rappresentazione, semmai ne è l’esatto opposto. Come in un romanzo di Stieg Larsson: “Uomini che odiano le donne”. Appunto.
Non si può spiegare altrimenti, se mai una spiegazione è possibile, la tragedia che ha investito Sabrina e la sua famiglia e che, da mercoledì, ha segnato una piccola comunità come quella di Marina di Ginosa. Dove tutti si conoscono e basta poco per riannodare il filo di una vita andata a srotolarsi altrove, al Nord. Eppure legata alle radici, che non si recidono mai.
Sabrina Blotti, famiglia benestante originaria di Pisticci e trapiantata in riva allo Ionio, la conoscevano in tanti, soprattutto della sua generazione, anche perchè aveva frequentato il Liceo Classico di Ginosa, la scuola delle famiglie bene, e poi sposato un ragazzo di Laterza, sottufficiale dell’Aeronautica. Erano andati via, lontano,  ma la casa di famiglia al mare era rimasta lì, legame fisico con questa terra che non ha dimenticato il bel viso di quella ragazza cresciuta al sole del Sud e finita con le ciaspole ai piedi nella neve del Nord. Sorrideva, Sabrina, nelle foto scattate in vacanza con i figli, dove però suo marito non c’era già più, cancellato dalla pagina di Facebook e dalla sua vita.
Si erano separati ad ottobre scorso, senza rancore dice chi li ha conosciuti e ha visto riaffiorare, all’improvviso all’ora del tg, la storia di questa povera donna. Freddata con tre colpi di pistola, come non si fa nemmeno con una bestia. Nella sua Marina di Ginosa e anche a Laterza, dove Sabrina aveva fatto colpo col suo sorriso largo, da mercoledì non si parla d’altro. Ma come è stato possibile morire a quel modo? Assurdo, straziante, davanti agli occhi di un figlio.
E’ duro dirlo ma  succede. E capita sempre più spesso in una realtà in cui la violenza è l’unità di misura di sentimenti avvitati sull’egoismo. Un mondo in cui certi uomini odiano le donne.

 

 

M. D’O.

sabato, 2 giu 2012 - 15:38

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