Si attendeva con trepidazione la riunione di Palazzo di Città. Quanto meno era necessario che si lanciasse un segnale sulle possibilità di sopravvivenza del calcio tarantino. E’ bene dirlo subito: i segnali che arrivano non sono positivi. Il vertice convocato dal sindaco Ippazio Stefàno e del presidente della Provincia, Gianni Florido richiamando tutte le forze imprenditoriale del territorio ha partorito solo intenzioni sommarie, non suffragate da impegni certi. Ma, è bene subito sottolinearlo, non per colpa dei presenti, ma di una situazione debitoria piuttosto ingarbugliata.
Riunione molto nutrita. Presenti per Confindustria Taranto il presidente Luigi Sportelli e il dirigente Francesco Murgino; per Confcommercio il presidente Leonardo Giangrande, Nicola Bruni, in veste di consulente ed ex dirigente della Federazione e i rappresentanti della Fondazione Taras 706 a.c. Claudio Andriani, Antonio Fullone e Gianluca Sostegno.
A dettare le linee di una discussione durata quaranta minuti il contenuto della lettera della società rossoblù, arrivata con tre ore di ritardo rispetto all’orario limite delle 14 stabilito tre giorni fa dal primo cittadino. Il capo di gabinetto Licciardello ha letto la missiva, accompagnata da vari allegati, che ha descritto la richiesta del presidente Enzo D’Addario (per la società era presente il direttore generale Mike Hulls). Spazio concesso soprattutto al settore giovanile, ritenuto con orgoglio un vanto per organizzazione e risultati conseguiti (le cifre singole le riportiamo qui a fianco), senza però sottolinerare come la foresteria negli ultimi mesi sia stata praticamente inutilizzata e i venti ragazzi abbiano avuto problemi anche nell’alimentarsi. Un settore a cui la proprietà conferisce un valore di 1.995.000 euro. A cui si aggiunge lo staff tecnico e il parco giocatori di proprietà, che consta di venticinque calciatori, esclusi gli elementi in scadenza che viene valutato in 3.850.000 euro per un totale di 5.845.000 euro. La richiesta del club, utile per cedere il pacchetto azionario, è di 4.500.000, somma che andrebbe impiegata per una ricapitalizzazione (il capitale sociale ammonta a 300.000 euro), necessaria ad appianare qualsiasi tipo di debito e, postilla tutta da interpretare, garantire le necessità future della società. Una cifra arbitraria non provata da alcuna documentazione contabile. Una posizione che ha lasciato titubanti i presenti che, in riunione privata, hanno poi avanzato le proprie perplessità. A fine riunione il sindaco Stefàno, davanti a taccuini e microfoni, ha ribadito le linee guida di questi trenta giorni: entro il 26 saranno necessari cinque milioni di euro per coprire il pregresso tra cui i rientra ovviamente il pagamento degli stipendi ai giocatori. Ma già l’11 giugno sarà necessario comunicare un piano economico del club con l’adeguata copertura delle spese a cui far pronte nella prossima annata. E poi si prevede un investimento di altri cinque milioni di euro per organizzare la prossima stagione. Una cifra ulteriore che desta qualche sospetto. Sembra quasi una somma che vada a colmare altre eventuali situazioni debitorie (stadio? fornitori?) che potrebbero manifestarsi nei prossimi mesi, anche se la lettera della società esclude simili scenari.
A questo punto bisogna capire quanto siano interessati le forze imprenditoriali invitate ieri. E’ normale che ogni associazione voglia vederci chiaro. La società rossoblù sarà obbligata ad inviare in tempi brevissimi un prospetto con la reale situazione debitoria. Poi se ne potrà parlare. La Grande Industria, con il suo presidente Sportelli, ha manifestato la volontà di coinvolgere i suoi rappresentanti, ma è chiaro che anche per l’associazione l’esborso complessivo appare oggettivamente fuori portata. Le venti entità segnalate dal sindaco Stefàno in grado di garantire un contributo di 500.000 euro ciascuno, sembrano quasi una generosa speranza che un’idea basata su una logica economica.
Quale quindi lo scenario del calcio a Taranto? Il 5 giugno alcuni giocatori, ma non tutti, si svincoleranno (ci sarebbe in animo un tentativo in extremis di “bloccare” i quattro-cinque elementi con maggiore mercato). Poi scatterà la classica corsa contro il tempo. In attesa che si materializzino cordate vere o presunte oppure che il ruolo di Pieroni ritorni d’attualità. La realtà è che la radiazione è un’ipotesi purtroppo da considerare. E, anche dopo questa mazzata tremenda, non è detto che si riparta dalla serie D.