Nelle Sale della Caccia, destinate dal Musma, il Museo della scultura contemporanea di Matera, alle esposizioni temporanee, è stata di recente inaugurata “Fausto Melotti nel ritratto degli amici”. Si tratta di una singolare esposizione che accoglie 30 sculture, 45 disegni, 10 ceramiche, 50 opere grafiche, 12 libri d’artista, oltre a immagini e documenti dal 1928 al 1985, dalle collezioni di quattro amici: l’editore e critico d’arte Vanni Scheiwiller, il pittore-poeta Toti Scialoja e sua moglie, la scrittrice-critico d’arte Gabriella Drudi, lo storico dell’arte con grandi curiosità per l’editoria, Giuseppe Appella.
Quelli di Fausto Melotti e di Giuseppe Appella sono due nomi familiari per noi e per quanti hanno seguito, negli anni scorsi, alcune delle più interessanti iniziative culturali svoltesi nel territorio, a partire dalla mostra su Carlo Belli, che organizzammo nel Castello aragonese nel 1993, con la regia proprio di Appella, per proseguire con i convegni e le pubblicazioni che noi stessi curammo negli anni Novanta a Taranto dedicati alla figura di Carlo Belli, compresi i suoi diari inediti. Belli, infatti, oltre a essere stato l’ideatore e promotore dei Convegni internazionali di studio sulla Magna Grecia, oltre a essere stato egli stesso artisti poliedrico e teorizzatore dell’astrattismo geometrico, amico di Kandinsky, era cugino di Fausto Melotti, a lui sempre molto legato sin dalla prima giovinezza e dai tempi della frequentazione delle mostre e feste futuristi nella Galleria milanese del Milione.
Sulle figure e le opere di Belli e Melotti fu incentrato un convegno organizzato nel 1997, per iniziativa della Provincia di Taranto (che allora produceva ancora cultura!), i cui atti costituiscono un capitolo importante della rilettura del loro percorso, grazie anche alla relazione della compiante storica dell’arte Jole de Sanna. Venne ricostruito, in quell’occasione, il percorso artistico nell’avventura dei giovani roveretani alla ricerca dell’arte totale. La prima tematizzazione dell’ideale la si fa risalire alla locuzione latina “Ut pictura poesis”, ovvero: “Come nella pittura così nella poesia” del poeta latino Quinto Orazio Flacco che, nell’”Ars poetica”, metteva in relazione le leggi simili che le due arti hanno, nonostante il diverso significato, volendo indicare che anche tra le poesie, come tra i quadri, alcune s’intuiscono subito, altre hanno bisogno di essere osservate con occhio critico.
Fu nel Novecento, soprattutto tra gli artisti che si erano raccolti, negli anni Trenta, attorno alla Galleria Il Milione, mentre si “normalizzava” la spinta del Futurismo, che riprese vigore l’idea progetto dell’arte totale. Tra i protagonisti di questo movimento vi fu il “nostro” poliedrico Carlo Belli, critico, scrittore, pittore, musicista e ispiratore dei Convegni internazionali della Magna Grecia, che incarnava egli stesso l’idea di artista totale e che fu affiancato, in questo progetto, dal cugino, il grande scultore Fausto Melotti.
Dopo il Conflitto mondiale l’ideale di un’arte totale possibile, che mettesse in sintonie diverse forme artistiche, riprese vigore questa volta dietro la spinta del musicista lituano-americano George Maciunas (1931-1978) fondatore del Gruppo Fluxus, i cui componenti si identificavano sia con la musica e la poesia sperimentale sia con le arti visive.
In Italia i suoi esponenti più rappresentativi furono Giuseppe Chiari e Sylvano Bussotti, entrambi di Firenze, e Gianni Emilio Simonetti.
La mostra di Matera rilegge la vita di Fausto Melotti (Rovereto, 1901 – Milano, 1986), raccontando l’arte a Milano e a Roma nella seconda metà del Novecento, attraverso l’omaggio di quattro amici che hanno visto segnare la loro esistenza dalla grazia, dall’intelligenza, dal rigore di un artista irripetibile e autentico, che scriveva la propria vita con i doni, spesso personalizzati, che compongono la mostra.
Ne emerge una costante frequentazione, uno scambio generazionale che copre quasi tutto il secolo, una assoluta fedeltà nata dalla convinta considerazione di un lavoro unico nel panorama artistico italiano, un intreccio di incontri, passeggiate, cene, viaggi, libri realizzati e da realizzare, mostre, che coinvolgevano Consagra e Calvino, Andrea Cascella e De Libero, Rotella e Sinisgalli, Carlo Belli e De Chirico e tutti gli artisti e intellettuali del Novecento. Per quanto riguarda il contributo di Giuseppe Appella, si evince come attraverso Carlo Belli, cugino di Melotti, fin dalla prima metà degli anni Sessanta, è il tramite della mediterraneità che alberga nel lavoro dei due roveretani, e che aveva portato Belli a interessarsi di archeologia, distogliendolo – sottolineava Melotti – dalla moderna cultura europea, dalle avanguardie, dal clima della Galleria del Milione, da libri-guida come KN. Pronto, tuttavia, a riconoscere la grande qualità di scrittura di Passeggiate in Magna Grecia o de Il cielo nei templi, che solleciterà tutt’e tre a lunghi viaggi nel Sud, Sicilia compresa, alla scultura Jonio (1963), a ceramiche travasate da una collezione all’altra, a libri che ripercorrono l’apprendistato a Parigi nel 1937 o la lunga sosta a La Sarraz per l’omonimo premio, la nascita dell’astrattismo, le poesie raccolte sotto il titolo La melagrana aperta, o a mostre che vedono Melotti esporre il suo lavoro per un intero anno o dell’intera vita.
Per quanto riguarda gli altri amici: Vanni Scheiwiller (Milano, 1934 – 1999) eredita Melotti dal padre Giovanni nel momento in cui, appena diciassettenne, subentra nella conduzione della casa editrice “all’insegna del pesce d’oro” che, nel 1944, aveva pubblicato il primo volumetto di Fausto: Il triste Minotauro, mentre la coppia Toti Scialoja (Roma, 1914 – 1998) – Gabriella Drudi (Venezia, 1922 – Roma, 1998), il primo nell’immediato dopoguerra, la seconda in occasione di una mostra alla Galleria Il Segno, conquista Melotti per l’intelligenza nella lettura dell’opera d’arte, per il gusto della solitudine operosa, per l’ironia sottile che riempie le serate romane e si fonde in una cultura che rivaluta l’importanza della leggerezza, propria delle sculture che riempiono gli studi di via Leopardi a Milano, prima, di via Margutta a Roma, poi, o delle poesie che si scambiano l’un l’altro come lettere di reciproca stima.
La mostra “Fausto Melotti nel ritratto degli amici” sarà visitabile sino al 7 luglio 2012, insieme ai 14 dipinti dell’inedita Via Crucis (1957 – 1967) presentata negli ipogei del Musma in occasione delle festività pasquali.
In controcanto, nella Saletta della Grafica, sarà esposto un poema di Jean Arp, Vers le blanc infini del 1960, illustrato con le sue incisioni originali per un libro d’artista caro a Melotti.