«Qui è il panico più totale. Alcune aziende sono completamente crollate, una è proprio poco più avanti la mia. L’epicentro è a pochi km da noi e da dove lavoro io. Ho paura. All’inizio, durante la notte, lasciavamo la porta aperta per essere pronti a scappare, ma dopo le scosse di assestamento sembrava che tutto stesse tornando alla normalità, invece oggi (ieri per chi legge, ndr) abbiamo ricominciato a sentir tremare la terra. A casa non ci sono gravissimi danni, solo i mobili si sono ribaltati e si sono rotti. Molte strutture storiche del centro sono crollate. È indescrivibile la paura. Vorremmo solo tornare tutti quanti alla normalità di qualche giorno fa e invece dobbiamo fare i conti con questo incubo. Non si riesce a rilassare nessuno».
Parla cosi Serena Ruppi, tarantina traferitasi con la famiglia a Cento, in provincia di Ferrara, ed ora in preda al panico per la terribile catastrofe che continua a colpire l’Emilia Romagna. Si vive ormai nel terrore già dallo scorso 20 maggio, quando per l’intera regione era stato proclamato lo stato d’allerta, dopo una scossa di magnitudo 5.9, nel cuore della notte.
Ieri mattina, intorno alle 9.00, la terra ha tremato ancora, in tutto il Nord Italia. Si è infatti registrato un terremoto di intensità leggermente inferiore al primo e non paragonabile alle scosse di assestamento registrate negli ultimi giorni. I danni maggiori, provocati dal sisma, si sono registrati nel Modenese, con epicentro nei comuni di Medolla, Mirandola e Cavezzo.
Sale ora a diciassette il bilancio delle vittime e sono migliaia gli sfollati a Modena, Ferrara e nei paesi vicini.
«Da lunedì sono rientrata in azienda, e abbiamo ripreso a lavorare. Stamattina (ieri mattina per chi legge, ndr) però, all’improvviso ho sentito il pavimento vibrare. – racconta ancora Serena ora a Cento per lavoro -. Ho guardato la mia collega e ho capito che stava succedendo di nuovo. Siamo uscite scappando. Ho avuto paura di non fare in tempo ad uscire perché la scossa è stata davvero fortissima. L’azienda per la quale lavoro, “Manifatture Bonzagni”, ora ha delle lesioni ben visibili e diverse crepe. Alcune pareti di uno dei magazzini sono completamente crollate, travi e pilastri si sono spostati. L’edificio è stato dichiarato inagibile. Rischio di non avere più il lavoro e di finire in cassa integrazione. E come me tantissimi altri dipendenti».
La situazione è dunque seriamente allarmante. Nelle zone vicine Cento, i disagi sembrano essere altrettanto difficile da gestire. «Al momento – spiega ancora – i paesi messi peggio sono San Carlo, completamente ricoperto dalle macerie. L’intero paese è sfollato. Stessa situazione a Mirandola. Sono crollate intere chiese. Anche la chiesa di Pieve di Cento non esiste più. Probabilmente c’è anche un morto. Stasera (ieri per chi legge, ndr) credo proprio che ritorneremo a dormire in macchina. Non riusciamo a reagire, non sappiamo cosa aspettarci. In famiglia siamo tutti troppo agitati. Mia sorella piccola ha paura e vuole tornarsene a Taranto».
In serata a Cento è stata allestita una tendopoli.
Emanuela Perrone