Taranto, che problema i debiti

Eliminati in semifinale, come un anno fa. Solo che allora, il giorno dopo nelle redazioni arrivò un comunicato: «Siamo al lavoro per la prossima stagione». Confortò, l’immediata ripartenza. Almeno lo spirito (poi tradito dall’evoluzione della stagione stessa, ma è un’altra storia). Ieri, invece, era di nuovo il giorno dopo. E in sede non c’era nessuno. Tutti liberi, almeno fino a oggi. E’ un piccolo segnale dell’abbandono e anche un’altra indicazione: tutti hanno provato a reggere fino alla fine per l’obiettivo comune. Ma poi anche i collaboratori si sono arresi, sfiniti da cinque mesi senza stipendio (i “loro” stipendi, peraltro) e uno stato di abbandono progressivo.
Ecco, il Taranto adesso è una struttura decadente. Che rischia di crollare del tutto. Troppi debiti e troppo difficile trovare un acquirente, ora che la B è certamente sfuggita e con essa la possibilità di avere entrate che giustificherebbero l’esborso iniziale. Perché per iscrivere il Taranto servono, nell’immediato, circa quattro milioni di euro tra debiti nei confronti dei giocatori, contributi da versare e fideiussione. A questi vanno aggiunti una serie di altri debiti: i giocatori lamentano ancora il pagamento dei diritti d’immagine, i tesserati del settore giovanile hanno avuto (alcuni) piccole somme, diversi fornitori reclamano arretrati e la proprietà si è tirata indietro anche per le spese correnti. Da circa due settimane, infatti, tutte le squadre giovanili si allenano al campo B perché il “Monticello” di Grottaglie non apre più  cancelli se non arrivano i pagamenti arretrati, nei giorni scorsi è arrivata alla Fondazione “Taras 706 a.c.” la richiesta di sostenere almeno in parte le spese per la trasferta degli Allievi Nazionali a Frosinone e nella foresteria mancano da settimane anche cose elementari.
Un quadro difficile, difficilissimo. Anche perché chi si affaccerà in questi giorni dovrà fare i conti anche con una decina di dipendenti con contratto a tempo indeterminato con l’As Taranto e anche loro creditori nei confronti della società (così come il Comune, per il canone dello stadio). Somme che, messe insieme, non sono da poco e incrementano la massa debitoria. Quindi, serve un quadro chiaro prima che ogni trattativa cominci sul serio. Oggi, infatti, dovrebbe esserci un incontro tra Mike Hulls (che ha partecipato ad alcuni incontri con possibili acquirenti) e il presidente D’Addario per capire fino in fondo le intenzioni del patron e anche le condizioni per il passaggio di quote eventuale. Ma a chi, eventualmente, il passaggio di quote? L’unico fattosi avanti nelle scorse settimane è stato Ermanno Pieroni, come intermediario di un gruppo non rivelato: in questo caso la condizione sembrava essere la promozione in B e sembra non superabile, ora che la squadra è rimasta in Lega Pro. In questi giorni il gruppo rappresentato dall’ex patron avrebbe dovuto mandare in città i propri commercialisti, per avere una visura a tutto tondo della documentazione. Ora bisognerà capire se questa “spedizione” ci sarà ancora. Sullo sfondo avrebbe dato la sua disponibilità il sindaco Stefàno, come mediatore della vicenda per evitare la sparizione del calcio a Taranto: già nei giorni scorsi il primo cittadino aveva telefonato a Dionigi per rassicurarlo sul futuro del club e sul suo impegno. Il punto è: in cosa si traduce l’impegno di Stefàno (al quale la Fondazione Taras chiederà anche un incontro nei prossimi giorni, con Florido)? A quanto avrebbe confidato il sindaco a uomini a lui vicini, quando si parlò dell’intervento della grande industria per evitare l’ennesima penalizzazione al club, l’accordo con l’Ilva fu raggiunto per un contributo intorno ai due milioni di euro a una condizione, che però in quel momento e con tempi ristretti non era possibile rispettare: che i soldi venissero stanziati per le casse comunali e da lì girati, a termini di legge. Per evitare che fosse un contributo a vuoto, senza nemmeno la certezza dell’impiego totale per la causa annunciata. E’ questa l’idea? Chiarezza non c’è e, in ogni caso, il primo passo spetta alla società attuale. E occorre pure fare presto: se entro il 5 giugno non si pagano i giocatori si dovrà fare i conti con gli effetti della messa in mora (e quindi con il diritto alla svincolo dei calciatori). Così l’eventuale acquirente non avrebbe più nemmeno giocatori su cui contare o per la prossima stagione o per fare cassa e recuperare parte dell’investimento iniziale, prima di dare il via alla rifondazione.

martedì, 29 mag 2012 - 16:51

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