Taranto, finisce qui

Alla fermata di Taranto scendono tutti. Scendono in novemila: in fila, muti e con la testa tra le mani. Spaesati, incerti: forse non è finita solo una partita, forse non è soltanto morto – ancora una volta – il sogno di andare in B. Scendono undici giocatori, più rincalzi e allenatore: crollati nella partita decisiva, ma dopo una stagione irripetibile, dopo un campionato vinto sul campo e perso per inadempienze non loro. Tra applausi delusi, che fanno sentire meno solo un gruppo abbandonato e scarico nel momento decisivo: senza una società, senza un soldo, senza prospettive. E pure senza rabbia. Troppe tensioni da gestire, troppe distrazioni, troppe domande senza risposta.
Non arriva il gol, quello che serve per vincere. Non c’è superiorità, nemmeno latente: l’ultima partita è ferma, al netto di qualche folata. Passa la Pro Vercelli (non per niente: in quattro partite con il Taranto non ha mai perso) e viene sconfitta anche l’idea che il clima acceso, i fischietti, lo stadio amico e pieno, siano sufficienti per vincere, che mettere a confronto le piazze porti punti e successi. Serve tutto, se viene sommato. In questo caso sottrae: dirotta l’attenzione, consuma energie. E non spaventa invece chi ha la testa leggera e un bel po’ di incoscienza: la Pro Vercelli quando è in difficoltà (all’inizio, quando il Taranto attacca con foga sospinto da una carica poi rivelatasi effimera) picchia fingendo un’esperienza che non possiede e quando capisce di aver contenuto la sfuriata dell’avversario affronta la partita con sorprendente lucidità. Qui c’è il corto circuito: una squadra deve vincere per forza e mette solo forza, un’altra dovrebbe temere la possenza altrui e invece si muove con serenità.
E poi c’è la paura, che una squadra che aveva già vinto il campionato e sta giocando per ri-vincerlo, ad un certo punto accusa: quella di non farcela si materializza con i minuti che passano. Restituendo un gruppo seduto, all’ultimo fischio, senza nemmeno aver tentato l’assalto finale. Distrutto, dopo aver passato una stagione a costruire per gli altri.
A pezzi il Taranto, a pezzi la città che tifa. Una sfilata silenziosa diventa la didascalia di un giorno in cui il calcio presenta il suo conto: gli errori di gestione hanno obbligato la squadra a giocare questa partita, poi costringendo la squadra a caricarsi di responsabilità (giocava sapendo, pure, che dall’esito dei playoff dipendeva il futuro del calcio tarantino), infine schiacciando il tecnico tra mille compiti per sopperire a tutte le assenze sottraendo lucidità nei momenti decisivi, sovraespondendolo nella sua solitudine.
Non c’è mai una trama, nella partita. Quando la pressione del Taranto induce all’errore nel disimpegno la Pro Vercelli, si materializza il difetto antico: l’assenza di un uomo che tramuti il calcio in gol (in realtà Girardi segna, ma l’arbitro annulla), lo spunto in esultanza, il guizzo in concretezza. E quando la banda di Braghin (che si prende due ammonizioni subito, per non correre rischi) prende confidenza con il contropiede, mostra la sua allegria tutta giovanile, crea pure ansia e si difende senza chiudersi. E’ il Taranto che non trova spazio, perdendosi nell’ultimo passaggio: Dionigi percepisce il disagio ma non riesce a risolverlo invertendo la posizione di Ranter e Chiaretti. Infatti al rientro dall’intervallo tutto torna com’è e il disagio si allarga, rendendo la squadra una somma di iniziative singole che fa solo salire un po’ il raggio d’azione (anche perché la Pro sostituisce Calvi, centrocampista davanti alla retroguardia, con Modolo, più difensore, abbassandosi). Ma serve tutto a poco: anche finire con Prosperi attaccante, mossa della disperazione. E disperazione, infatti, è alla fine. Perché il Taranto è fuori dai playoff. Forse non è nemmeno la notizia peggiore.

 

TARANTO-PRO VERCELLI 0-0
TARANTO (3-4-3) Bremec 6; Sosa 6, Coly 5,5, Di Bari 6 (20′ s.t. Prosperi 5,5); Antonazzo 6,5, Di Deo 5, Sciaudone 5,5, Rizzi 5,5 (13′ s.t. Bertolucci 6); Chiaretti 5,5, Girardi 5, Rantier 5,5 (17′ s.t. Alessandro 5,5). A disp. Faraon, Garufo, Pensalfini, Guazzo. All. Dionigi 5,5.
PRO VERCELLI (4-3-1-2) Valentini 6,5; Bencivenga 6 (33′ s.t. Cancellotti sv), Ranellucci 7, Masi 7, Armenise 6; Marconi 6,5, Calvi 6,5 (26′ s.t. Modolo 6), Espinal 6; Germano 5,5; Malatesta 6, Martini 5 (10′ s.t. Di Piazza 6). A disp. Miranda, Battaglia, Fabiano, Iemmello. All. Braghin 6
ARBITRO: La Penna di Roma 6.
NOTE: Paganti 9.056, incasso 157.939,50. Ammoniti: Masi, Bencivenga, Martini. Angoli 5-3. Recuperi: p.t. 0′; s.t. 4′

lunedì, 28 mag 2012 - 15:33

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