Non è solo il tempo dei bilanci. Da ieri è già tempo di guardare oltre. La domanda sul perchè il Taranto non ha battuto la Pro Vercelli può anche restare insoluta. Adesso preme porsi altri tipi di quesiti. In che modo riparte il calcio a Taranto? Con quale progetto? E soprattutto l’attuale proprietà ha voglia di spiegare qual è la situazione e cosa intende fare? Perchè questo buco nero, è anche figlio di un modo irrituale (per una società) di non fare chiarezza, di non definire i contorni delle proprie difficoltà. Arrivate all’opinione pubblica quasi inattese e poi deflagrate nell’ultimo semestre. Il disimpegno è scivolato via attraverso tappe che, a posteriori, svelano un preciso significato e rispondono ad unico filo logico. L’addio di Angeloni, le dimissioni di Valerio D’Addario, il progressivo scollamento con la squadra con episodi solo intuiti, ma che i vari protagonisti non hanno voglia di svelare nei particolari. Fino alla rumorosa assenza del presidente Enzo D’Addario nella gara più importante della stagione. Con amarezza e crudeltà, della prossima stagione, c’è di sicuro la penalizzazione di almeno sei punti. Anche se, affondando il coltello in una ferita appena aperta, bisognerà sempre capire quale dovrà essere la futura dimensione calcistica. Un dato appare certo. Un calcio con ancora D’Addario presidente è davvero arduo da prevedere.
Questo appare l’enorme punto di domanda. Perchè la percezione è chiara. Lo si leggeva negli occhi e sul viso di chi è rimasto senza appulcrare verbo in tribuna al triplice fischio. Senza la forza di gridare la propria amarezza o trovare un colpevole. Non bisogna fare finta di nulla. Il rischio che un nuovo fallimento si palesi è più che concreto. Le trattative, più o meno misteriose, intessute dall’intermediario d’eccezione Ermanno Pieroni nei giorni scorsi, avevano un naturale sbocco o comunque una migliore definizione, in caso di promozione in serie B. Ora le cordate rischiano seriamente di restare nell’anonimato. Perchè, anche questo deve essere chiaro, rilevare l’attuale società comporta un notevole esborso economico. La massa debitoria si attesta sui quattro-cinque milioni di euro. Nella passività c’è ancora aperta la questione degli stipendi da pagare ai giocatori (alcuni non hanno preso nemmeno novembre), responsabili della procedura di messa in mora e che il 4 giugno, se il club non dovesse sanare le pendenze, potrebbero chiedere lo svincolo per trovare un’altra sistemazione. Nel piano A - quello però della cadetteria - c’era la possibilità di arrivare ad un accordo con quegli elementi che potevano rappresentare la base del nuovo progetto. Ora tutto decade miseramente. Perchè appare chiaro come molti degli attuali componenti dell’organico vogliano dare una svolta alla propria carriera e seguire un proprio percorso professionale. Per Sciaudone, ad esempio, potrebbero aprirsi le porte della serie A (magari con una Sampdoria promossa). Per Bremec c’è il Perugia a due passi. Il Pescara si è fiondato su Chiaretti. E poi c’è Dionigi. La sua carriera ha voglia di un’impennata. Siena e Reggina sono le squadre che sono state accostate al tecnico emiliano. Di certo Dionigi si porterà con sè tutto il suo staff tecnico.
Ci attendono i giorni più indigesti. Quello della piena consapevolezza dell’obiettivo smarrito e il fastidioso conto alla rovescia fino alla fine di giugno. Benefattori all’orizzonte non ce ne sono. Saremmo felici se apparissero all’improvviso.