MANDURIA – Documento unitario dei partiti e movimenti manduriani in cui si chiede l’immediata revoca del provvedimento riguardante la chiusura del reparto di Ginecologia e Ostetricia e il ripristino del numero dei posti letto nella provincia di Taranto in base ai parametri assegnati alle altre province.
Pd, Udc, Sel, Fds, Democrazia Cristiana, Verdi, Comitato di San Pietro in Bevagna, tutti insieme per esprimere forte preoccupazione sulla sanità nella provincia di Taranto e per fare un appello alla politica regionale sul modo in cui la sanità locale viene penalizzata a vantaggio di altre strutture. Nel documento viene messo in risalto una «maggiore attenzione da parte della politica regionale giacché, il nostro territorio è stato già penalizzato da una ingiusta e ingiustificata riduzione dei posti letto in rapporto alla popolazione residente».
La nota fa riferimento alla provincia di Brindisi che pur contando 200mila abitanti in meno rispetto alla provincia di Taranto, ha in esercizio 200 posti letto in più. Riguardo l’ipotesi di una nuova chiusura del reparto di ginecologia e ostetricia di Manduria, «non si comprende – si legge – il motivo per il quale il territorio orientale della provincia di Taranto debba sempre farsi carico di tutte le situazioni di emergenza, così come è già avvenuto nell’ottobre 2011». Il documento, poi, parla di «scelta immotivata e scellerata» in merito all’eventuale valutazione delle della Direzione Generale della Asl di chiudere nuovamente il reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale di Manduria che dal primo giugno dovrebbe chiudere i battenti.
«L’importanza del nosocomio messapico nel vasto ed esteso territorio dell’area orientale della provincia di Taranto e dei paesi limitrofi appartenenti ad altre province – prosegue la nota -, non può essere considerata alla stregua di altre strutture aventi posizioni geografiche più favorevoli. Inoltre, tale incomprensibile ridimensionamento, avverrebbe proprio durante la stagione estiva, quando la popolazione della sola città di Manduria raggiunge 120mila abitanti, e presso una struttura ove erano stati avviati i lavori di realizzazione del reparto di rianimazione». Il documento, poi, richiama all’attenzione le Direzione Generale e le Direzioni sanitarie della Asl che non possono trattare tali questioni «con semplici calcoli ragionieristici senza tener conto delle reali esigenze e condizioni dei territori della provincia. Le strategie aziendali – rimarca la nota – non possono, in ogni caso, calpestare il diritto alla salute dei cittadini della nostra area territoriale».
Simona Scialpi