Stefàno spiega, dopo la fotografia pubblicata ieri sulla prima pagina del Corriere, il perchè della pistola nella cintola dei pantaloni

“Ho ricevuto minacce di morte”

La notizia ci ha messo un attimo a fare il giro della città. Il tam tam alimentato da Facebook ha fatto il resto. “Sul Corriere del Giorno c’è una foto del sindaco Stefàno che festeggia la sua rielezione a Palazzo di Città con una pistola infilata nella cintola dei pantaloni”. E giù telefonate di protesta ad intasare il centralino del Corriere mentre sui social network si è scatenato il finimondo a suon di vignette e commenti sarcastici.
Un bailamme che ha infastidito non poco il primo cittadino fresco di riconferma.
«Ma che facciamo – esplode Stefàno dall’altro capo del telefono – riproponiamo una storia vecchia di cinque anni?». In effetti il caso della pistola in possesso del sindaco esplose, è proprio il caso di dirlo, quando, l’allora consigliere comunale di centrodestra, il compianto Eugenio Introcaso, propose (eravamo a giugno del 2008) un’interrogazione consiliare proprio sulla faccenda della pistola detenuta dal sindaco Stefàno Ma alla gente l’impatto visivo con la foto ha fatto scattare le leve della protesta piuttosto che quelle del ricordo dell’episodio menzionato, all’epoca, dalla stampa.
«La pistola ce l’ho da trent’anni. La porto come deterrente e come arma psicologica per me stesso. Il permesso l’ho rinnovato cinque anni fa all’inizio del mio primo mandato», spiega il sindaco Stefàno aggiungendo che, oggi, «le esigenze sono aumentate moltissimo. Se è una colpa non aver mai voluto pubblicizzare il mio stato di pericolo bene, sono colpevole».
Non si ferma più, Stefàno, perchè la rabbia è tanta e perchè, aggiunge, «durante questa campagna  elettorale hanno minacciato di morte me e la mia famiglia perchè  sapevano che ero favorito e volevano che mi ritirassi. E allora,  proprio per poter continuare a camminare sereno, da solo per strada  come ho sempre fatto in questi anni, senza auto di scorta e senza  mettere a repentaglio la vita di persone più giovani, ho deciso di  portarmi dietro la pistola. Io la mattina esco presto da casa perchè continuo a visitare le persone malate come ho fatto ieri (lunedì, per chi legge, giorno di ballottaggio, ndr) e questa mattina (ieri per chi legge, ndr) al contrario di quanto fanno altri che, dopo aver vinto un’elezione, se ne vanno in vacanza».
Ma, allora, perchè sindaco non ha reso noti questi fatti.
«Per diversi motivi. Perchè non volevo e non intendevo  strumentalizzare  questo fatto in modo che si potesse trasformare in un’arma a mio  vantaggio. E poi anche per non dare una immagine sbagliata di Taranto  che è fatta in prevalenza di persone perbene. Inoltre non volevo  creare ansia alle persone a me vicine. Non potevo, d’altra parte, smettere di fare campagna elettorale. E del resto  dovevo pensare a tutelare me e i miei familiari».
Perchè non ha, invece, fatto ricorso ad una scorta.
«Lo ripeto: perchè non voglio che ci siano persone che rischiano la vita per me. Io voglio continuare a fare il sindaco girando in tutti i quartieri della città e conto di farlo in qualsiasi ora del giorno».
Crede che la sua immagine possa incrinarsi agli occhi dei cittadini dopo questo fatto?
«Non credo. In questi ultimi mesi sono stato al centro di episodi di sciacallaggio che, alla fine, hanno rafforzato la mia immagine. Anche ieri (lunedì, ndr) c’è stato chi mi ha chiesto soldi. Ma la migliore risposta è il consenso della gente nei mei confronti».
P. D’A.

mercoledì, 23 mag 2012 - 17:00



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