Taranto, nuovo schiaffo sui diritti tv

Il capitano Fabio Prosperi

Saranno stati scambiati per quei pupazzi che facevano divertire tanto i bambini, un po’ di anni fa: potevi spingerli, farne ciò che volevi e loro tornavano sempre in piedi, con il sorrisino stampato sul volto. Ma i calciatori del Taranto non lo sono e ieri, quando hanno preso l’ennesimo schiaffo da Enzo D’Addario, sono sì rimasti in piedi (perché ormai pensano a se stessi e ai playoff da giocare) ma non con il sorriso stampato. Anzi. E’ nuovamente schizzata la tensione e il motivo è, ancora una volta, economico. E’ infatti arrivata lunedì sul conto della società l’ultima tranche dei diritti tv: una somma di 181mila euro. E secondo l’ultima promessa del patron dovevano essere girati direttamente sui conti dei giocatori, ma così non è andata.
I CONTI DELLA LEGA La seconda e ultima tranche dei diritti tv era, per il Taranto, di altri 400mila euro (oltre ai 400mila euro già incassati a febbraio e utilizzati per pagare alcuni stipendi), ma alla società sono arrivati 181mila euro perché c’era il “conto Lega” da rimpinguare e perché c’erano da detrarre le quote di incassi spettanti alle società ospitate (il 15 per cento al netto di oneri di prevendita e iva), che il club rossoblù non aveva versato alle squadre che in questo campionato hanno giocato allo Iacovone. I club che non avevano avuto alcun bonifico dal Taranto si erano rivolti alla Lega che, da regolamento, ha provveduto a spostarli dal conto dei rossoblù a quello degli altri club con un ulteriore addebito, per ogni partita da inadempienti, di 1.000 euro più iva «quale corrispettivo per l’attività amministrativa-contabile necessaria per l’espletamento della procedura».
LA PROMESSA MANCATA In verità persino l’Aic aveva provato a vincolare l’arrivo dei soldi al pagamento degli stipendi, ma il sindacato dei calciatori non era riuscito a spuntarla perché non aveva ottenuto l’assenso della società. Ma i giocatori ancora una volta si sono fidati: D’Addario aveva garantito loro, nell’ultimo incontro (di un paio di settimane fa) che quei soldi sarebbero stati impiegati per pagare qualche stipendio arretrato. Invece ieri la sorpresa: quei soldi sono stati impiegati. Ma non sono finiti sui conti dei rossoblù. Facile immaginare lo stato d’animo dei giocatori, che hanno preso la mossa della società come l’ennesimo schiaffo (appunto) da parte della proprietà. E hanno manifestato tutto il loro disappunto per il comportamento del club, reputando un tradimento la destinazione diversa dei fondi della Lega, in una animata discussione nello spogliatoio con un esponente della società. Anche perché finora il Taranto ha pagato solo poco più di 500mila euro in stipendi sui circa 1,2 milioni previsti per i pagamenti fino alla mensilità di marzo: di fatto un terzo della squadra (parlando dell’ingaggio federale) è fermo allo stipendio di ottobre, qualcuno in più a novembre e pochi fino a dicembre (a questa data sono corrisposti invece i diritti d’immagine quasi per tutti). Sarebbe andata meglio, da questo punto di vista, ai giocatori del Pergocrema, che giorni fa avevano fatto una richiesta di sequestro conservativo e quindi hanno in qualche modo vincolato i contributi arrivati.
STIPENDI, O SVINCOLO Questo è un ulteriore terremoto, dopo tutte le scosse delle ultime settimane. Quello definitivo, visto che i giocatori hanno deciso di chiudersi a riccio e d’ora in poi vedersela da soli fino alla fine. Non è nemmeno più il caso di chiedere confronti, visto l’esito degli ultimi e vista l’evidente incomunicabilità tra le parti. Che potrebbe portare a una fuga di massa, a fine stagione. E intanto rischia di portare a una situazione paradossale: ieri le raccomandate di messa in mora sono arrivate in sede. Quindi è partito il conto dei venti giorni entro i  quali andranno corrisposti gli stipendi arretrati ai giocatori. Altrimenti avrebbero la facoltà di chiedere la “declaratoria di risoluzione del contratto” facendo istanza al Collegio Arbitrale. E’ quindi ufficiale che, se i rossoblù dovessero arrivare in finale, potrebbero arrivare alla gara di ritorno con un gruppo di giocatori in odore di svincolo. Situazione a dir poco anomala, che comunque rischia di lasciare entro il 20 giugno (data ultima per richiedere la risoluzione) il Taranto senza un giocatore di proprietà e in più con il diritto da parte dei giocatori alla retribuzione pattuita fino alla data di stipulazione di un nuovo contratto.
LE TRATTATIVE Non sono argomenti secondari, questi, parlando dell’ormai necessario (perché tale ritenuto anche da D’Addario) passaggio di consegne. Il ragionamento secondo cui un gruppo di giocatori in partenza alleggerirebbe i costi dell’operazione non regge: si sta trattando, infatti, solo sull’accollo dei debiti. L’attuale possessore delle quote societarie si è convinto da tempo a rinunciare a ogni altro tipo di corrispettivo, perché altrimenti non ci sarebbero state trattative. Infatti sui debiti si sta ragionando, in questi giorni: si viaggia intorno ai quattro milioni, complessivamente. E si stanno accertando i conti, sulla base di un preliminare che terrebbe in considerazione alcune condizioni in caso di promozione in serie B e altre in caso di permanenza in Lega Pro. Questo sarebbe lo stato della trattativa (la sola finora avviata, anche a detta del Taranto) con Ermanno Pieroni. Che è pure l’unico volto (o l’unico contatto) che finora gli emissari di D’Addario (Hulls, in particolare) hanno visto: come intermediario, quindi senza conoscere chi sarebbero gli acquirenti. Sui nomi che circolano come imprenditori rappresentanti da Pieroni (Sarni, Esposito, Bucci) per ora fioccano le smentite, ma in questa fase – con Pieroni che non ha detto nemmeno alla società per conto di chi tratta – comunque non potrebbero arrivare conferme.

giovedì, 17 mag 2012 - 18:44

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