ELEZIONI AMMINISTRATIVE - Domenica prossima il ballottaggio. Le interviste agli sfidanti

Stefàno-Cito, parte la sfida

INTERVISTA 1 -  Stefàno analizza il voto e avvisa alcuni pretendenti: «Se qualcuno ha cominciato la  corsa alla poltrona, può già rallentare»
«Giunta, ascolto tutti ma decido io»
Affluenza, appello ai tarantini. «Pelillo? Non esistono gruppi ombra o sottogruppi. Esiste il Pd»
Stefàno, al primo turno ha sfiorato la vittoria ma alcuni dei suoi alleati hanno  preferito un altro sindaco.
«La gente  è libera di scegliere chi e come votare».
La gente, certo. Ma gli alleati…
«…nel dettaglio, credo che Capriulo abbia ottenuto alcuni consensi da parte di militanti Pd, del resto è da lì che proviene. Lo stesso Bonelli  ha rosicchiato consensi da più parti, centrosinistra compreso. Anche Albisinni ha preso più voti della sua lista…».
Insomma, un disgiunto a tinte varie ma che ha colpito soprattutto lei.
«Voglio pensare che si sia trattato di un fenomeno fisiologico e non patologico. Ma questo lo diranno i dati… Comunque, ribadisco un concetto già espresso in campagna elettorale: l’alleanza larga era e resta per la città, non certo per la mia vittoria. Abbiamo costruito una coalizione ampia per dare solidità al progetto amministrativo e politico. Non a caso, nonostante il voto disgiunto, mi sembra di aver sfiorato la vittoria al primo turno».
Certamente. Ma in Consiglio non sarà facile per la sua maggioranza. Tante sigle, tante idee diverse.
«Spero non vi siano scontri fra le persone. In questi cinque anni siamo riusciti ad evitarli, presi com’eravamo dalle mille emergenze. Adesso che ci attende la fase due, quella del rilancio, mi auguro che serenità e buon senso prevalgano ancora».


Il ballottaggio è vissuto un po’ come una pura formalità, ovviamente da parte della sua coalizione forte della maggioranza già acquisita. I problemi politici arriveranno dopo. É d’accordo?
«Intanto, c’è il ballottaggio: un turno che spero registri l’affluenza che Taranto merita. Ma non è una corsa tra me e Mario Cito. É un confronto tra idee molto diverse di città e di futuro. Problemi e proposte di soluzione: il confronto sarà sempre su questo tra me e Cito. Mi auguro anche in Consiglio comunale».
Come legge il dato sull’affluenza?
«Chiedo però ai miei concittadini di recarsi alle urne per rafforzare il senso di appartenenza a Taranto. Non andare a votare significa non amare la propria città? Non lo so, me lo chiedo con sofferenza. Però chi  non decide non ha a cuore le sorti di Taranto. Soprattutto chi si lamenta ha un motivo in più per andare a votare, per incidere sulle scelte».
In Giunta ci saranno meno posti che in passato. Non sarà facile, per lei,  gestire domanda ed offerta di postazioni.
«La Giunta non è un premio per chi ha vinto. É uno strumento a disposizione del sindaco e fondato sulla fiducia assoluta. Se qualcuno ha cominciato la sua corsa verso la Giunta per darmi una mano, sarà accolto a braccia aperte. Se invece la corsa è alla poltrona, può già rallentare. Siamo in un momento difficile, dobbiamo continuare a lavorare con lo spirito che ci ha contraddistinti dal 2007 ad oggi: sobrietà, spirito di servizio, rinunce, niente privilegi».
Con quale criterio sceglierà i suoi assessori?
«Lealtà, correttezza, competenza. La fiducia reciproca resta la premessa necessaria, naturalmente».
E le proporzioni politiche? Il voto parla chiaro, o no?
«I criteri politici con la realtà amministrativa c’entrano poco. Il programma è politico, questo sì. Ma comporre una Giunta è altra cosa. Non farò spartizioni, voglio creare un clima sereno e  disteso perché dallo scontro non nasce mai nulla di buono. Non abbiamo tempo da perdere, bisogna piegarsi sugli assi di sviluppo della città. Abbiamo un compito da svolgere».
Ma non si ritiene indebolito da maggioranza larga e voto disgiunto?
«No, anzi. Anche in una famiglia il rapporto di fiducia ogni tanto vacilla. Figurarsi in politica. Mi rafforza, piuttosto, il risultato ottenuto da tanti fra chi in questi anni ha abbandonato il nostro progetto: non sono stati rieletti!».
Pelillo, che certo non è il suo miglior amico, nel gruppo Pd sarà rappresentato da cinque consiglieri su sette.  Urge chiarimento, non crede?
«Farei qualche distinzione. C’è anche un rapporto personale tra me e i consiglieri, che matura giorno per giorno, lavorando sulle cose. Un rapporto che non può essere tradito, perché poi la gente giudica. Il Pd ha sempre fatto appello, ultimamente, alla saldatura tra azione del sindaco e segreterie alleate. Ecco, io mi atterrò scrupolosamente a questo principio dal punto di vista politico. E continuerò a parlare con tutti i consiglieri sul piano amministrativo. Non esistono gruppi ombra o sottogruppi. Esiste il Pd,  così come esistono gli altri gruppi».
Torniamo alla Giunta. Ci saranno esterni di sua fiducia, come fatto nella passata consiliatura? I posti sono pochi, i partiti tanti.
«Devo onorare chi mi ha dato fiducia, se c’è gente che non mi ha votato… !!! Quanto ai partiti, ascolterò ma la prerogativa della scelta resta mia. Insomma, ascolto tutti ma decido io: lo dice la legge. Diciamo che c’è il diritto di suggerire e il dovere di scegliere.  Avremo rispetto per chi è stato eletto, ascolteremo i partiti e i gruppi: ma la fiducia personale per me resta un filtro imprescindibile».
Infine, il primo problema da affrontare sarà quello del bilancio di previsione. C’è il rischio di dover inserire tra i conti i 300 milioni di debiti ancora da onorare sul fronte dissesto.
«Saranno meno, perché riteniamo che l’Osl nel suo piano di estinzione non debba considerare la quota Boc».

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INTERVISTA 2 Il candidato sindaco di At6 e di altre cinque liste di destra non ha dubbi: il secondo turno è un’altra elezione
«La partita non è ancora chiusa»
Cito: Se vince, Stefàno avrà problemi di governabilità. Anatra zoppa? Una sentenza dice il contrario

A sentirlo parlare mentre si è in una stanza diversa da quella in cui si trova l’apparecchio televisivo la sensazione è di ascoltare Giancarlo Cito. Stesso timbro vocale, stesse argomentazioni, stesse battute sull’onda del “politicamente parlando”. Invece non è Giancarlo, l’onorevole di tante battaglie, ma suo figlio Mario, il candidato sindaco di AT6-Lega d’azione meridionale e altre cinque liste (La Destra, Fiamma tricolore, Taranto in discussione, Uniti per Taranto e Giovani in azione per Taranto) che l’elezione a primo cittadino se la sta giocando tutta al ballottaggio con l’uscente Ezio Stefàno dopo averlo sfiorato cinque anni fa. Allora fu Gianni Florido a sbarrargli la strada per una manciata di voti.
Cito, a sentire parlare i partiti che sostengono Ezio Stefàno, sembra che la storia di queste elezioni sia già scritta. Lei la considera una partita ormai chiusa?
«Guardi, possono cantarsela come vogliono. Questa (il ballottaggio, ndr) è una nuova elezione. Si ricomincia tutto daccapo. Adesso voglio proprio vedere quanta gente avrà il coraggio di mettere la croce sul nome di Stefàno. Perchè, adesso, è lui che deve andare a cercarsi i voti».
È fuor di dubbio che, però, lei parte con un gap di 31mila voti circa in meno rispetto al suo contendente. Come intende recuperare il terreno?
«Continuando a portare avanti la nostra campagna elettorale come abbiamo fatto fino ad oggi,  dicendo alla gente che l’amministrazione Stefàno avrà dei seri problemi di governabilità perchè avrà difficoltà a mettere d’accordo tutti i partiti che lo sostengono e le ambizioni di ciascun consigliere eletto».
Senta Cito, lei ha chiuso l’accordo con il Pdl in vista del ballottaggio. Ma non valeva la pena di farlo già al primo turno l’accordo?
«Guardi, questa è una domanda da fare al Pdl.  All’epoca dissi che avrei fatto un passo indietro per farne poi cento in avanti quando dissi che ero disposto anche a partecipare alle primarie del centrodestra. Purtroppo non sono stato ascoltato».
Ma visto il calo pauroso del Pdl al primo turno credi ancora che il Popolo della libertà ionico possa essere un valore aggiunto nella rincorsa a Stefàno?
«Sicuramente sì, perchè penso che l’astensionismo non ha mai penalizzato noi. Semmai il problema è di Stefàno perchè il nostro è un elettorato che torna alle urne mentre lui non avrà più il traino dei candidati. Inoltre, noi siamo stati gli unici a non aver speso una lira in pubblicità. Se vedete bene, se si escludono quelli dei candidati, manifesti miei non ce n’erano perchè noi, a differenza del sindaco Stefàno, non siamo stati sponsorizzati. Poi chi ha orecchie per intendere, intenda».
Lei ha parlato dell’astensionismo. Questo, ormai, è un vero e proprio partito. Come intende batterlo.
«Con una seria e intelligente campagna elettorale. Ma la gente deve capire che dopo la gente non si può lamentare perchè non è possibile dire, come mi dicono, che a Taranto non funziona nulla, è sporca, è poco sicura  e poi nel momento in cui si deve ribellare diserta i seggi. Tutto ciò non è una risposta che si dà alla politica non andando a votare ma è un atteggiamento che non porta a nulla».
Ha preannunciato che farà ricorso contro l’attribuzione del premio di maggioranza alla coalizione che sostiene Stefàno. Perchè?
«Perchè credo che non si configuri l’ipotesi dell’anatra zoppa. C’è una sentenza del Tar che dice che non funziona così. Per cui noi faremo ricorso per andare a recuperare quei 700/800 voti affinchè non ci sia questa maggioranza assoluta già da adesso».
Nel suo comizio di chiusura della campagna elettorale l’on. Angelo Bonelli ha detto che lei è l’ultima persona che può parlare di legalità visti i guai giudiziari di suo padre. Cosa risponde?
«Da parte di Bonelli c’è stata una caduta di stile. Dicesse cosa vuol fare per Taranto invece di occuparsi delle vicende personali di mio padre».
Dunque esclude un possibile abboccamento con l’area ambientalista.
«Al contrario, parleremo col popolo ambientalista. Qualora eletto sindaco, al di là di un apparentamento o meno, l’assessorato all’Ambiente è degli ecologisti e non sarò io ma loro a indicarmi il nominativo».
Intanto Bonelli ha risposto picche.
«Mi importa poco perchè io parlo al popolo degli ambientalisti. Anche perchè lui ci deve dire perchè se ne è già andato a Roma. Io l’assessorato lo do agli ambientalisti. Se Bonelli non accetta vuole dire che non vuole bene a Taranto. Del resto gli darei carta bianca per combattere la siderurgica, quale occasione più ghiotta per gli ambientalisti per condurre questa battaglia?».
Ha avuto modo di incontrare in questi giorni suo padre Giancarlo. Crede che sia contento del risultato ottenuto al primo turno?
«No, lo incontrerò però lunedì mattina (domani per chi legge, ndr). Credo comunque che sia contento del risultato perchè il dato conseguito non è un brutto dato. Anzi, in una situazione di frammentazione abbiamo dato prova di essere riusciti a fidelizzare il nostro elettorato. Sicuramente papà si sarà emozionato».
Cosa sente di dire agli elettori, a quelli che non l’hanno votata e a chi è rimasto a casa.
«Di andare a votare perchè poi non possono lamentarsi; di andare a votare perchè questo è uno dei pochi momenti democratici e perdere questa ghiotta occasione vuol dire essere masochisti».

domenica, 13 mag 2012 - 14:00



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