Ha ammesso tutto. Dinanzi al gip Martino Rosati, Giuseppe Capuzzimati si è assunto l’esclusiva responsabilità della truffa. Ieri, durante l’interrogatorio di garanzia, l’ex funzionario della Provincia di Taranto ha confessato. Ha fatto quello che aveva già chiesto di fare davanti agli organi inquirenti (ma, da quanto si è appreso, non è stato convocato nè dal pm nè dalla Guardia di Finanza) e che aveva fatto nel corso del procedimento disciplinare aperto dall’ufficio preposto nei suoi confronti e concluso col licenziamento.
Capuzzimati, 56 anni, di San Marzano di San Giuseppe, difeso dall’avvocato Egidio Albanese, ha affermato di aver svolto da solo l’intero iter per l’erogazione dei contributi agricoli. Da 30 anni lavorava in quell’ufficio, ha spiegato, quindi aveva le competenze necessarie per istruire le pratiche e per elargire indebitamente quei finanziamenti alla moglie, 672.000 euro in sei anni, dal 2006 al 2012.
L’uomo ha cercato di giustificare il suo gesto sostenendo di essersi appropriato di quel denaro per far fronte ad un periodo di difficoltà economiche in cui si trovava la sua famiglia e anche per aiutare alcuni parenti, anche loro con problemi analoghi. Nè questi ultimi nè la donna, a suo dire, conoscevano la provenienza di quel denaro in quanto aveva raccontato loro di essere stato baciato dalla fortuna e di aver totalizzato una grossa vincita al gioco del Lotto.
Quindi, Capuzzimati ha scagionato la consorte, indagata per concorso in truffa, in quanto ritenuta la beneficiaria di quei fondi ottenuti illecitamente.
Nel corso dell’interrogatorio, l’indagato ha prodotto le richieste di interrogatorio in cui spiegava di voler chiarire la propria posizione e la documentazione che dimostra l’avvenuto licenziamento.
Concluso l’interrogatorio, il difensore dell’indagato, avvocato Albanese, ha depositato il ricorso al Tribunale del Riesame per chiedere la scarcerazione del suo assistito per assenza delle esigenze cautelari, del rischio di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove.
L’inchiesta è partita dalla segnalazione di una banca alla Guardia di Finanza (come prevedono le norme anti riciclaggio) per segnalare l’affluenza di grosse somme di denaro sul conto della moglie del funzionario.
Le indagini delle Fiamme Gialle, comunque, non sono ancora concluse. A quanto pare, sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori sarebbero finite anche altre pratiche relative all’erogazione di contributi agricoli.