Analisi del voto in vista del ballottaggio del 20 e 21 maggio. Possibilisti i loretiani, Patto e Fli chiudono la porta

Castellaneta, apparentarsi? No di Rochira e Rizzi

Al lavoro la diplomazia del “In politica mai dire mai”. La provocazione di Nardulli

CASTELLANETA – Apparentarsi o no?
Pur chiaro, il risultato elettorale, come al solito, si presta a molte interpretazioni, in vista del ballottaggio fra Gugliotti e Loreto del 20 e 21 maggio. Da una parte i vincitori del primo turno, la coalizione di centrodestra capeggiata da Giovanni Gugliotti, hanno due risultati diversi: il 53% alle otto liste e il 45% al candidato sindaco. Più articolata è l’interpretazione dei tre risultati degli sconfitti. Anche la coalizione di centrosinistra, capeggiata da Rocco Loreto presenta due risultati diversi: il 31,7% al candidato sindaco, il 27,4 alle sei liste. Nella norma i risultati del Patto, il 16% alle liste, cioè voti eguali alla rappresentanza proporzionale dei 48 candidati sui 286, appunto il 16% e un successo personale del candidato sindaco Giuseppe Rochira con 500 voti in più delle sue liste, il 19,22%; e di Fli quasi alla pari fra lista candidato sindaco Cristiano Rizzi, 394 e 414, il 3,5%.
Su questi risultati si “srotola” un ragionamento, soprattutto in campo loretiano. Si chiedono i loretiani: a Gugliotti manca il 55% del consenso dei castellanetani, possiamo intercettarlo tutto e batterlo? Gli altri due candidati, Rochira e Rizzi, continuano i loretiani, è vero che hanno detto dal palco che non si apparenteranno con nessuno, però, essi, non meno di noi, erano avversari dichiarati del centrodestra e del suo candidato sindaco; è difficile che Gugliotti chieda loro d’apparentarsi, perché sente d’avere la vittoria in pugno; quindi essi, se s’apparentano con noi, non solo non avranno nulla da perdere, ma, in caso di vittoria, potrebbero guadagnare qualcosa, perché Gugliotti con appena 5 cariche, 4 assessorati e una presidenza del Consiglio che non si sa se è ancora necessaria, certamente opportuna non è in questi tempi di crisi, apparentandosi con noi potrebbero avere speranze d’assessorato e possibilità d’amministrare secondo i loro intenti.
Il ragionamento dei loretiani prosegue scavando fra i motivi per i quali gli elettori hanno scelto il centrodestra anziché il centrosinistra, o il Patto o Fli, ma il processo alle intenzioni degli elettori è fatto solo di considerazioni oziose.
Però, Rochira e Rizzi, dopo aver scrutato anch’essi nei tabulati alla ricerca delle intenzioni che hanno guidato gli elettori, pur avendo scambiato più telefonate di interpretazioni, confermano la loro pubblica dichiarazione di non apparentamento, anzi, di massimo rispetto degli elettori, lasciandoli liberi di esprimersi.
Entrambi, però, Rochira e Rizzi, ascoltando ciò che si dice nei loro entourage, hanno altre forti perplessità: apparentarci con Loreto al 30% e con i suoi candidati allo sbando, mentre il centrodestra ha la forza dell’euforia della vittoria nella prima e importante battaglia, non è andare incontro ad una probabilissima seconda e più cocente sconfitta? Dove trovare le energie e le parole per trattenere tutti i nostri elettori, spiegando loro il passaggio dal “no” al “sì” all’apparentamento? E l’elettorato è proprio così gregale, si domanda Rochira, da poter essere spostato a piacimento di questo e quello?
Da ultimo, Carlo Nardulli (Udc), anticipa al “Corriere”, che il centrodestra non chiederà apparentamenti a nessuno e, provocatorio, conclude: “Lo sconfitto che dirà d’essersi apparentato, avrà il mio voto”.
Infine, le elezioni hanno una loro “costante” riassunta da due proverbi: “quando uno va su tutti lo spingono su e quando uno va giù tutto lo spingono giù”; e “tutti corrono in soccorso del vincitore”; in Usa il fenomeno vien definito: “bandwagon”, tutti dietro la banda.
Ma la politica ha anche un’altra legge: quella del “mai dire mai”, per cui le diplomazie sono al lavoro, sia fra gli sconfitti, sia fra questi e il vincitore.

 

 

Michele Cristella

venerdì, 11 mag 2012 - 15:20

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