Prima della gara decisiva per l’assegnazione del tricolore 2012, tra i tifosi del Cras qualcuno sperava che il trionfo su Schio potesse ricaricare di entusiasmo Lillo Basile.
Il giorno dopo, il presidente di tre scudetti resta… in attesa di segnali.
«Confermo la decisione di rivedere il mio impegno in base alla disponibilità della città a seguire me, Mino D’Antona, i nostri collaboratori.
Presidente, si sente un po’ come Claudio Toti, che sta lasciando la Virtus Roma?
«Non sono stato così perentorio. Ho solo inviato un segnale alla città, perché è giunto il momento che capisca quanto sia importante sostenere una realtà che le dà lustro da tanti anni. Lottiamo da tempo ai vertici del basket nazionale vincendo spesso, partecipiamo all’Eurolega, senza uno sponsor principale».
Il destinatario dell’appello sono le istituzioni?
«Non mi piace lanciare appelli. Ho solo detto che bisogna “fare squadra”, perché il Cras non deve essere di Basile , ma della città. Mi rivolgo innanzitutto all’imprenditoria locale. Che ci ha snobbato negli ultimi anni. Abbiamo trovato attenzione solo da aziende esterne. La politica può avere un ruolo importante. Come è avvenuto di recente a Lucca, dove Comune e Provincia non si sono limitate ad un piccolo contributo (sulle maglie a fine stagione è apparsa la scritta “Città di Lucca”, ndr), ma hanno anche coinvolto alcune aziende costituendo un pool di sostenitori».
Cosa si attende dalla grande industria, spesso accusata negli ultimi tempi di essere “tirata” nei confronti della città?
«Io dico che esiste un tessuto imprenditoriale di medie e piccole imprese sane, le quali possono contribuire alla sopravvivenza di questa realtà che non è solo una squadra di basket vincente, ma un vero e proprio “contenitore sociale”. Da noi al palazzetto vengono intere famiglie, il pubblico è composto in buona parte da bambini e ragazzi».
Come si comporterà se non ci saranno i segnali attesi o se saranno “tenui”?
«Non chiuderò la società, questo sia chiaro. Se nessuno si farà vivo, porteremo comunque avanti il settore giovanile. Se arriveranno poche adesioni, attueremo un programma con un budget ridotto, puntando su poche stelle e tante giovani. Insomma, potremmo iniziare un nuovo ciclo. Quel che è certo è che non ci sarà il solo Basile sovventore. Il periodo non è favorevole per l’economia, ho un’azienda da salvaguardare».
Quale scadenza si è posto per terminare l’attesa?
«La fine di maggio».
E sul mercato resterete fermi?
«Il mercato è fermo, ci sono pochi club disposti a spendere».
Le straniere saranno nel frattempo contattate dal club europei, Vaughn è già sul piede di partenza.
«Era impossibile tenere Vaughn. Le altre vogliono restare, attenderanno anche loro fine maggio, ma se decideranno prima di andare via, non le biasimerò».
Basile ha lanciato ancora una volta il suo messaggio. Alla città il compito di recepirlo.