ELEZIONI - L'analisi dei risultati

Stefàno frenato dal disgiunto, Condemi flop

Bonelli bene, male le liste. Calano Pd e Sel, salgono Udc ed Sds. Crollo Pdl, Grillo non va

Stefàno primo, nonostante quel 5% di voti che manca all’appello (questo lo spread tra sindaco uscente  e coalizione).
Cito tiene duro e si attesta attorno al 20%: secondo posto. Bonelli intorno al 12% (il disgiunto lo premia) è terzo ma le sue liste deludono (come temuto alla vigilia).
Il flop è del centrodestra, che paga caro le esitazioni pre elettorali: Condemi  non aginare la frana. Dal 2010 ad oggi -20 per cento.
Stefàno ad un passo dalla riconferma. Mentre scriviamo, il ballottaggio appare certo ma sarà difficile per Mario Cito, tra quindici giorni, recuperare un gap di migliaia di voti.
Una prima analisi è comunque possibile.
Stefàno deve il suo scatto in avanti al traino della grande alleanza. Una scelta fortunata che gli procura l’impennata di voti ma che da oggi lo inchioda alle segreterie dei partiti (Pd e Udc, ad esempio).
Il civismo si annacqua, dunque,  sull’altare della vittoria finale.
Sds (netto aumento rispetto al 2007) e Puglia per Vendola (che conferma in sostanza i voti delle regionali 2010) Unite a Sel (in forte calo rispetto a due anni fa) saranno  il riparo utile per i giorni di burrasca.
Crollano i dipietristi (frazionati sul pre primarie) mentre Api e  Ambiente e Lavoro  possono sognare un seggio.  L’Udeur ormai è un prefisso telefonico.
Quanto al Pd, rispetto al 2010 perde nettamente consenso (era al 25%) ma questa volta entra in maggioranza dal portone principale (dovrebbe esprimere il vicesindaco, si dice, avendo vinto la corsa con Sds).
Capriulo porta via uno spicchio ai democratici (che un altro l’hanno ceduto a Bonelli…).  L’astensione fa il resto.
Cito conferma i pronostici e trasferisce la piazza nelle urne. L’arresto di suo padre non scalfisce il muro granitico del consenso storico. Non raggiunge le vette del 2009 ma tiene botta.
Ma At6 non decolla, però. Delude, visto l’elenco messo su per l’occasione.
Bonelli compie un miracolo in poco più di due mesi.
Parte da zero ma paga il prezzo di cinque liste deboli, a fronte di un messaggio robusto che ai tarantini è arrivato chiaro e forte e che dai tarantini torna ridimensionato in termini elettorali, anche  se puntellato sul piano politico. Entusiasmo ed esperienza spesso non vanno a braccetto, la lezione servirà per il futuro. Nei prossimi cinque anni alcuni ambientalisti saranno  in Consiglio comunale:  Altamarea sfonda gli argini del Palazzo. Per lo tsunami bisognerà attendere.
Condemi è delusione la di questa tornata elettorale, anche cocente. Pochi i voti ottenuti se si pensa che da solo, nel 2005, contro la Di Bello, sfiorò il 10%.
Basso il suo dato e  scarsissimo quello di Pdl e Puglia Prima di Tutto, simboli che appena due anni fa a Taranto sfiorarono il 30% (la vecchia Forza Italia).
L’astensione, unita a qualche tradimento interno ha colpito duro l’ex assessore ai Lavori Pubblici.
Capriulo ci ha provato a rappresentare l’alternativa al centrosinistra che intanto si allargava ai transfughi del terzo polo. La sua esperienza amministrativa non si è tradotta in risultato politico soddisfacente. Ma la missione era di quelle quasi impossibili.
Mjl e Noi Dem (costola del Pd) hanno fatto ciò che potevano. Rifondazione, a Taranto, conferma il suo stato di crisi nera. Scatterà un seggio in Consiglio.
Di Cuia è il primo dei più piccoli, come dirà lui stesso a caldo. Con Poli Bortone e Miccichè ha tentato la carta meridionalista. Continuerà a battere sul tasto del «localismo interregionale».
Difficile un suo ritorno in Consiglio comunale (in nottata si saprà).
Albisinni c’è, la sua lista no. Pochini i voti raccolti dai giovani aspiranti consiglieri. Deludente anche il risultato personale.
Festinante pensava di far meglio. Galaesus sfiora un seggio ma forse non lo tocca.
Bitritto, sfida interessante, voto di nicchia. Poco per entrare in Consiglio. Non ha penetrato le case dei tarantini, come tantissimi candidati di questa diaspora. Di rilievo, comunque, alcuni tratti del dibattito prodotto.
C’è poi Furnari. Era noto che i grillini a Taranto avessero poco spazio. Qui la protesta e l’antipolitica hanno mosso i loro primi passi una ventina d’anni fa. Bonelli, poi, al CinqueStelle ha tolto ogni spazio residuo.
Infine, Mazza. L’ematologo resta stretto nella forbice 1-2%. L’ambientalismo alternativo è stato travolto dalla proposta di Altamarea.
C’è la città che si affida al nuovo, quindi, C’è quella che va sull’usato sicuro. C’è la città che vuole scommettere anche sapendo di perdere, accarezzando il sogno di un piazzamento difficile.
C’è infine quella che sparge voti tra gli sfidanti minori, alcuni troppo distanti dal contesto precostituito, altri un po’ presi da sè e poco sintonizzati sulle antenne neo civiste o neo politiche.
E l’astensione? Primo partito col 38%. Ma vincendo sbaglia due volte: perchè la delega in bianco (più della scheda) non aiuta a risolvere e perchè i seggi si assegnano sulla base dei voti validi.
Chi non vota si mette da parte, legittimamente, ma si mette da parte.
E lascia decidere… lasciando fare… tenendosi i fuori dal municipio.

martedì, 8 mag 2012 - 14:53



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