Tra i tarantini e le urne non c’è più la passione di un tempo. Anche le amministrative 2012 confermano la parabola discendente. Alle 22 di ieri sera, alla chiusura della prima giornata di voto, ha votato il 41,87% degli aventi diritto. Un calo di 7 punti in percentuale rispetto alle precedenti amministrative quando il dato era stato del 48,92%. La media del capoluogo e dei comuni di Castellaneta, Martina Franca, Mottola, Palagiano e Sava è di 46,63% a fronte del 52,69% di cinque anni fa. Confermate, dunque, le previsioni di ulteriore aumento dell’astensionismo. L’esercizio del voto, dunque, non viene più interpretato come un dovere e, forse, nemmeno come un diritto visto che la fascia di non elettori continua a crescere inesorabilmente. E’ vero che in questi anni la classe politico-amministrativa, ha dato il peggio di sè in termini di sprechi, ruberie, corruzione, impunità. Tutto ciò ha alimentato la cosiddetta antipolitica: l’allontanamento dai partiti tradizionali e la parallela diserzione delle urne. Fino a pochi anni fa queste dinamiche interessavano soprattutto le elezioni politiche. Ora invece anche le consultazioni amministrative soffrono dello stesso male. Perchè? Prendiamo il caso di Taranto. Questa volta sulla scheda-lenzuolo per l’elezione del sindaco ed il rinnovo del Consiglio comunale, c’è di tutto. Ci sono i partiti grandi e piccoli, i movimenti, le liste civiche, l’antipolitica. Senza contare che quasi ogni tarantino ha un parente/amico candidato nelle 32 liste in competizione. Un esercito di quasi mille candidati dovrebbe essere garanzia di partecipazione, invece, non è così. Il suo peso ha avuto la temperatura quasi estiva, anche se le nuvole hanno fatto capolino a sprazzi. In ogni caso, c’è ancora tempo per votare. I seggi resteranno aperti fino alle 15 di oggi pomeriggio. Poi a parlare saranno, comunque, i numeri. La prima giornata di votazioni è stata abbastanza tranquilla. Gran lavoro per forze dell’ordine e polizia locale per garantire la massima regolarità delle operazioni anche se non sono mancati i soliti capannelli dinanzi ai seggi. Qualche elemento di riflessione i numeri sull’astensione già lo offrono. La curva verso il basso tra il 2007 e il 2010 ha registrato, nel capoluogo, tra comunali e regionali (passando per le provinciali) un eloquente -21%. Una disaffezione senza precedenti sulla quale più volte si è soffermato anche l’arcivescovo mons. Filippo Santoro che ieri mattina è stato uno dei primi cittadini a recarsi alle urne. In più occasioni il prelato ha ricordato la necessità di partecipare alla vita cittadina soprattutto in un contesto travagliato come quello ionico. Nemmeno la dicotomia tra ambiente e lavoro che ha monopolizzato la campagna elettorale, è servita a far ritornare i tarantini alle urne. Si va dal 74% della primavera di Stefàno al 53% delle ultime regionali 2010 vinte da Vendola. Alle politiche del 2006 l’affluenza a Taranto è pari al 74,9%. Alle comunali 2007 scende al 73,7%. Alle Europee 2009 crolla sino 57,2% e per le Provinciali si ferma al 55.8%. E le regionali 2010? Appena il 53,3%.