Qualcosa cambierà nei Comuni. I sindaci, di sicuro; l’orientamento delle maggioranze, è possibile; il modo di amministrare, lo dirà il tempo. Oggi e domani Martina Franca, Castellaneta, Mottola, Sava e Palagiano, un bacino che supera abbondantemente i 100mila abitanti, vanno al voto per rinnovare sindaci e Consigli. Il dato comune è che non ci sarà nessun sindaco da confermare, per ragione diverse.
Non a Martina, che viene da un anno di commissariamento dopo la caduta anticipata della Giunta Palazzo, divorata dai dissidi interni alla maggioranza e consumata dalla incredibile mutevolezza dell’esecutivo comunale, che ha visto accomodarsi al suo tavolo oltre 40 assessori in quattro anni, nemmeno fosse un concorso a punti. Effetto perverso di una politica malata che ora è chiamata ad un’inversione di rotta. La sfida, nemmeno a dirlo, è sempre tra centrodestra e centrosinistra. Ma stavolta c’è di nuovo che è quest’ultimo a presentarsi compatto – dopo qualche “balletto” del Pd attorno alle primarie, giusto per non smentirsi – al fianco di Franco Ancona, uomo che conosce bene i barocchismi della politica martinese. Dall’altra parte, Michele Marraffa, candidato sindaco di ciò che resta dell’universo Pdl, che prima si è diviso nel sostegno a Palazzo e poi ha continuato a dividersi nella scelta di chi doveva succedergli. A Marraffa, che è politico d’esperienza, l’arduo compito di ritrovare la formula giusta, partendo però con l’handicap d’avere quattro concorrenti che vanno a pescare nello stesso bacino elettorale di destra-centro. Leo Cassano (La Destra), Raffaella Spina (Cambiamo Martina) e Michele Muschio Schiavone (Udc), peraltro tutti e tre provenienti dal Pdl, più Franco Mariella che ha scelto di schierarsi con Io Sud. Mai come questa volta un pronostico su chi vincerà è difficile. E’ tuttavia probabile che si vada al ballottaggio, salvo sorprese (e sarebbero davvero grosse) al primo turno.
Non c’è sindaco da confermare nemmeno a Castellaneta. Italo D’Alessandro ha chiuso il suo primo ed unico mandato con un rinvio a giudizio (nell’ambito dell’inchiesta sul pm Matteo Di Giorgio), ma più ancora ha pesato il giudizio della sua maggioranza che gli ha preferito Giovanni Gugliotti, abile nell’ottenere il lasciapassare per cambiare faccia alla maggioranza uscente. L’avversario è sempre lui, Rocco Loreto, che a dieci anni dall’ultima sconfitta (ricordate Andrea Nicolotti? un’altra meteora…) prova a tornare in sella, da “grande vecchio” che ha idee amministrative ancora giovani e spendibili: dalla sua parte un centrosinistra tornato quasi compatto col rientro alla base del Pd. L’estrema sinistra oggi targata Sel, invece, come cinque anni fa va da un’altra parte. Stavolta quella opposta, assieme alla destra ex-An e civica del Patto per la città di Giuseppe Rochira. Infine, ancora un’altra destra, quella di Fli che lancia Cristiano Rizzi con la benedizione dell’onorevole Carmelo Patarino.
Più movimentato il quadro elettorale di Sava. Il sindaco Aldo Maggi si è fatto da parte non ricandidandosi: al posto suo c’è Giuseppe Bellocchi, farmacista che dovrà alambiccarsi parecchio per offrire ad un Pd abbastanza malconcio una chance di vittoria. Sempre a sinistra corre Ivano Decataldo, ex Pd (appunto), che ha scelto la via movimentista per uscire dalle camicie di forza dei partiti. Il Pdl scommette su Arturo De Cataldo: under 40 anche lui e figlio d’arte. Su questo versante l’avversario vero è Dario Iaia, che attorno a Fli ha messo insieme un Terzo polo tutto suo, civico e trasversale. Vito Sammarco (Udc) e Giovanni Caforio (lista civica) completano il roster dei “partenti”: candidature decisamente fuori dagli schemi.
Mottola e Palagiano, infine, chiudono due epoche amministrative. Giovanni Quero e Rocco Ressa passano la mano alla fine dei due mandati consecutivi permessi dalla legge elettorale. Ovviamente non hanno smesso di far politica. E lo si è anche visto in campagna elettorale, entrambi impegnati a sponsorizzare la linea della continuità con Lattarulo a Mottola e Tarasco a Palagiano. In fondo, l’esito del voto sarà anche un giudizio sui dieci anni di Quero e Ressa. Le cui maggioranze uscenti pagheranno un dazio comunque non irrilevante a candidature di rottura – ma politicamente significative – come quella della finiana Angela Agrusti (a Mottola) e il vendoliano Vito Cervellera (a Palagiano). Il confronto vero è però quello con Luigi Pinto, il medico che guida il centrosinistra mottolese, e Ciccio Serra l’emergente 25enne alla testa del centrodestra palagianese. Coalizioni unite per entrambi, esito tutt’altro che scontato. Caratteristica, quest’ultima, che restituisce in pieno il senso di un turno elettorale davvero molto incerto.
Le uniche certezze, invece, le offre la statistica: 22 candidati sindaco, quasi 1500 aspiranti consiglieri sparpagliati in 84 liste. La posta in palio: 88 posti nei Consigli e 23 nelle giunte (più i presidenti dell’Assise). Per una politica nuova, bisognerà avere ancora pazienza. Tanta pazienza.