ELEZIONI - Ieri sera chiusura della campagna elettorale. Due platee... in pieno centro

Cito-Bonelli, duello in piazza

Il figlio dell'onorevole e il leader dei Verdi puntano al ballottaggio e arringano la folla

 

 

Bonelli, l’uomo che parla in nome del popolo inquinato

 

di PIERPAOLO D’AURIA

Angelo Bonelli sarà magari un terrorista ambientalista, come lo ha definito il presidente della Regione, Nichi Vendola, ma alla stragrande maggioranza dei tarantini poco importa perché l’ambiente e la salute sono cose serie. Per cui «dobbiamo vincere e far vincere un candidato sindaco che potrà cambiare il corso della storia di questa città», urla nel microfono Fabio Matacchiera aprendo il comizio  del presidente nazionale dei Verdi.
Nessun avvoltoio venuto da Roma, quindi, ribadisce Matacchiera perché i vero avvoltoi «sono quelli che hanno distrutto questa città» e legge i passaggi più salienti della perizia sulle emissioni Ilva disposta «da un grandissimo magistrato che è Patrizia Todisco» e snocciola i dati degli inquinanti che stanno «facendo scempio della città e degli stessi lavoratori Ilva il cui impatto è drammatico sulla salute». Allora, urla ancora Matacchiera quasi mangiandosi il microfono, la procura «cosa aspetta a muoversi visti questi dati impressionanti».
La folla applaude mentre sul palco è riunita l’alleanza civica per un futuro a Taranto. Palla a lui, dunque, al leader della rivoluzione gentile che si sente tarantino a tutti gli effetti,che la città di Taranto vuole riscattare e che parla «in nome del popolo inquinato». Una città che «non si farà ingannare dagli urlatori che parlano tanto di legalità e di sicurezza e che per primi vìolano la legge e le regole quotidiane» e Mario Cito, che qualche minuto prima ha concluso il suo comizio nella stessa piazza di Bonelli attaccandolo a testa bassa, è bello e servito, perchè, sentenzia l’uomo venuto dalla Capitale, «non si può urlare parlando di legalità e poi utilizzare il nome del proprio padre, un padre  che oggi si trova recluso in via Speziale. La legalità si pratica quotidianamente, con grande rigore». E giù l’ovazione che diventa speranza concreta di poter raggiungere un obiettivo che fino a un mese fa forse nessuno osava immaginare o pensare. È un fiume in piena il Verde che in poco tempo è stato in grado di compiere il miracolo «di creare una grande alleanza fra i cittadini in difesa dei beni comuni che riguardano tutta la città. Questi beni comuni si chiamano salute, ambiente, lavoro». E sull’ambiente la risposta a Vendola giunge spontanea. Al presidente-poeta, che gli ha dato del terrorista e lo ha accusato di usare il cancro come una clava, Bonelli la clava la sventola idelamente sotto gli occhi. Sono i fogli della perizia disposta dal tribunale di Taranto, per cui «se io sono un terrorista lo sono anche i magistrati che queste cose  le hanno scritte», o la mancanza di indignazione quando «l’allevatore Vincenzo Fornaro ha dovuto abbattere oltre 600 capi di bestiame e ha dovuto licenziare 20 persone per colpa della diossina» o la decisione degli enti locali «di ritirare la costituzione di parte civile contro i danni provocati dall’Ilva  accontentandosi di un protocollo d’intesa sull’applicazione delle migliori tecnologie» e «di tre fontanelle al cimitero o la tinteggiatura di chiese e scuole del quartiere Tamburi».
Quanto all’indagine epidemiologica, poi, «è davvero singolare che quello che la Regione non è riuscita a fare in anni, lo abbia fatto l’autorità giudiziaria in pochi mesi».
In difesa della città, dunque, della città che sente sua tanto da invocare «la restituzione del maltolto» da parte di chi «ha causato il dissesto economico e finanziario» e da avvisare che il suo primo atto da sindaco sarà quello di azzerare «i consigli di amministrazione delle municipalizzate diventate luogo di collocamento dei trombati della politica». Nessun compromesso, dunque. Neanche al ballottaggio «dove non faremo apparentamenti con nessuno perchè non siamo per la mediazione della mediazione» e perchè l’unico patto «sarà quello con i cittadini sulla base del nostro programma». Un atto d’amore per Taranto, la città «che mi sta facendo vivere l’esperienza politica e umana più straordinaria della mia vita». Quella Taranto invischiata nella contraddizione di essere alle prese con la più grave situazione sanitaria del Paese «ma che non può contare su servizi all’altezza perchè sono stati tagliati dal piano di riordino di Vendola. Si è parlato del San Raffaele ma poi quando questo è fallito i soldi sono spariti. C’è da chiedersi, allora, se quei soldi erano davvero per i tarantini oppure no».
La rivoluzione gentile, come la chiama Bonelli, è partita da piazza della Vittoria. Chi «intende cementificare le aree demaniali dismesse o continuare a bombardare di cemento il rione Salinella» è avvisato.

 

Mario Cito contro tutti,  nel nome del padre

di ANGELO DI LEO

Angelo Bonelli sarà magari un terrorista ambientalista, come lo ha definito il presidente della Regione, Nichi Vendola, ma alla stragrande maggioranza dei tarantini poco importa perché l’ambiente e la salute sono cose serie. Per cui «dobbiamo vincere e far vincere un candidato sindaco che potrà cambiare il corso della storia di questa città», urla nel microfono Fabio Matacchiera aprendo il comizio  del presidente nazionale dei Verdi.
Nessun avvoltoio venuto da Roma, quindi, ribadisce Matacchiera perché i vero avvoltoi «sono quelli che hanno distrutto questa città» e legge i passaggi più salienti della perizia sulle emissioni Ilva disposta «da un grandissimo magistrato che è Patrizia Todisco» e snocciola i dati degli inquinanti che stanno «facendo scempio della città e degli stessi lavoratori Ilva il cui impatto è drammatico sulla salute». Allora, urla ancora Matacchiera quasi mangiandosi il microfono, la procura «cosa aspetta a muoversi visti questi dati impressionanti».
La folla applaude mentre sul palco è riunita l’alleanza civica per un futuro a Taranto. Palla a lui, dunque, al leader della rivoluzione gentile che si sente tarantino a tutti gli effetti,che la città di Taranto vuole riscattare e che parla «in nome del popolo inquinato». Una città che «non si farà ingannare dagli urlatori che parlano tanto di legalità e di sicurezza e che per primi vìolano la legge e le regole quotidiane» e Mario Cito, che qualche minuto prima ha concluso il suo comizio nella stessa piazza di Bonelli attaccandolo a testa bassa, è bello e servito, perchè, sentenzia l’uomo venuto dalla Capitale, «non si può urlare parlando di legalità e poi utilizzare il nome del proprio padre, un padre  che oggi si trova recluso in via Speziale. La legalità si pratica quotidianamente, con grande rigore». E giù l’ovazione che diventa speranza concreta di poter raggiungere un obiettivo che fino a un mese fa forse nessuno osava immaginare o pensare. È un fiume in piena il Verde che in poco tempo è stato in grado di compiere il miracolo «di creare una grande alleanza fra i cittadini in difesa dei beni comuni che riguardano tutta la città. Questi beni comuni si chiamano salute, ambiente, lavoro». E sull’ambiente la risposta a Vendola giunge spontanea. Al presidente-poeta, che gli ha dato del terrorista e lo ha accusato di usare il cancro come una clava, Bonelli la clava la sventola idelamente sotto gli occhi. Sono i fogli della perizia disposta dal tribunale di Taranto, per cui «se io sono un terrorista lo sono anche i magistrati che queste cose  le hanno scritte», o la mancanza di indignazione quando «l’allevatore Vincenzo Fornaro ha dovuto abbattere oltre 600 capi di bestiame e ha dovuto licenziare 20 persone per colpa della diossina» o la decisione degli enti locali «di ritirare la costituzione di parte civile contro i danni provocati dall’Ilva  accontentandosi di un protocollo d’intesa sull’applicazione delle migliori tecnologie» e «di tre fontanelle al cimitero o la tinteggiatura di chiese e scuole del quartiere Tamburi».
Quanto all’indagine epidemiologica, poi, «è davvero singolare che quello che la Regione non è riuscita a fare in anni, lo abbia fatto l’autorità giudiziaria in pochi mesi».
In difesa della città, dunque, della città che sente sua tanto da invocare «la restituzione del maltolto» da parte di chi «ha causato il dissesto economico e finanziario» e da avvisare che il suo primo atto da sindaco sarà quello di azzerare «i consigli di amministrazione delle municipalizzate diventate luogo di collocamento dei trombati della politica». Nessun compromesso, dunque. Neanche al ballottaggio «dove non faremo apparentamenti con nessuno perchè non siamo per la mediazione della mediazione» e perchè l’unico patto «sarà quello con i cittadini sulla base del nostro programma». Un atto d’amore per Taranto, la città «che mi sta facendo vivere l’esperienza politica e umana più straordinaria della mia vita». Quella Taranto invischiata nella contraddizione di essere alle prese con la più grave situazione sanitaria del Paese «ma che non può contare su servizi all’altezza perchè sono stati tagliati dal piano di riordino di Vendola. Si è parlato del San Raffaele ma poi quando questo è fallito i soldi sono spariti. C’è da chiedersi, allora, se quei soldi erano davvero per i tarantini oppure no».
La rivoluzione gentile, come la chiama Bonelli, è partita da piazza della Vittoria. Chi «intende cementificare le aree demaniali dismesse o continuare a bombardare di cemento il rione Salinella» è avvisato.

 

sabato, 5 mag 2012 - 14:00



  • Redazione