La questione societaria diventa l’argomento principale del Taranto

Enzo D'Addario

Enzo D’Addario forse non sapeva (o forse sì) che quella frase avrebbe scatenato una bolgia. Dire che il Taranto è in vendita e che la decisione di non continuare, da parte sua, è presa, ha improvvisamente aperto lo spazio a tutte le voci possibili. Creando un po’ di attesa (per capire quanto sono vere), un po’ di fastidio (perché la questione economica rimane complessa, ma era meglio usare energie solo per i playoff) e pure un po’ di paura (perché non è chiaro il futuro del Taranto).
LE VOCI C’è un aspetto fondamentale, parlando dei possibili acquirenti: non è stata avviata alcuna trattativa. Sembra un’attesa strategica: capire i passi di D’Addario, soprattutto conoscere il prezzo e la reale situazione economica del club. Ci sarebbe qualche imprenditore “incoraggiato” da Ermanno Pieroni (nelle vesti di mediatore) ed è spuntato anche il nome di Nicola Benedetto, imprenditore lucano (e consigliere regionale) che nel calcio ha già vissuto l’esperienza di Pisticci, Bernalda e Matera. Sondaggi, nella migliore delle ipotesi. Manifestazioni di interesse, che attendono risposta.
LA SITUAZIONE Questo è un nodo: il Taranto, allo stato attuale, non gode di ottima salute dal punto di vista economico. Ha un debito nei confronti dei giocatori da saldare entro il 15 maggio per non partire con una significativa penalizzazione nella prossima stagione: per quella data servono circa 1,7 milioni di euro per saldare stipendi e contributi arretrati fino al 30 marzo. E poi ci sono altri 250mila euro da aggiungere per arrivare fino al 30 aprile, limite necessario per l’iscrizione. Questa è solo la parte necessaria a garantire continuità federale, oltre ad ulteriori debiti sempre verso i giocatori e fornitori. La crisi non sta risparmiando il gruppo e spesso si traduce in ostacoli anche logistici: ad esempio, non sembra insignificante l’improvviso cambio della sede del ritiro pre-Reggiana (dal Tursport a Massafra, era accaduto solo un’altra volta nella stagione). Il punto, nell’eventualità di una vendita, per molti è capire: è sufficiente accollarsi i debiti o D’Addario chiede anche altro?
I CONTRIBUTI DELLA LEGA La situazione del Taranto ormai non sfugge a nessuno. Nemmeno alla Lega, che con i rossoblù e con il Pergocrema, ha deciso di essere piuttosto rigida nella distribuzione della restante parte dei diritti tv. Al Taranto spettano altri 250mila euro (che però potrebbero essere decurtati di alcune somme ancora non pagate) e la Lega, d’accordo con l’Assocalciatori, vigilerà affinché quei soldi siano utilizzati per i tesserati (dopo una discussione Aic-società, che avevano divergenze di vedute). Probabilmente con un commissario, che verrà mandato per l’occasione.
LA SQUADRA In questa situazione, che fa la squadra? Ha le antenne dritte, prova a capire, certo è un po’ preoccupata. Ma rimane fedele al patto stretto nello spogliatoio. Tutti per uno, davvero. E la dimostrazione è nei risultati, affatto condizionati dalla crisi economica e dall’assenza di certezza (e stipendi). Non è facile, ma ci riescono. Ignorano tutto quello che ronza intorno, soprattutto non danno peso ad alcun giudizio. Però di questa unione hanno fatto una forza, che permette loro di contrastare anche eventuali storture e quindi viaggiare insieme fino in fondo ai playoff. Un esempio? Ancora una volta, bisogna richiamare il dopo-Como: la reazione del patron al pareggio è stata ancora più veemente di quanto già raccontato (con l’sms di accuse inviato ai giocatori). D’Addario avrebbe chiesto l’estromissione dalla formazione di Prosperi, Rantier e Vicedomini, che avrebbero dovuto far ritorno in città mentre il resto della squadra era diretto a Imola. «Se tornano loro, torniamo tutti», avrebbero fatto sapere i rossoblù. E il dietrofront è diventato inevitabile. Ecco, loro lottano così: remando controcorrente. Ma remano, diamine.

venerdì, 4 mag 2012 - 19:39

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