Taranto, tre punti e “rottura”

A Terni festeggiano. A Taranto cantano «La capolista se ne va». Accade in questo bizzarro campionato, in cui la squadra che fa più punti non è quella che vince: fanno la differenza le penalizzazioni, che declassano i sogni (dalla promozione diretta alla lotteria dei playoff) ma non ammazzano una squadra viva, coraggiosa, sfrontata, seconda nonostante tutto, imbattibile (ventidue risultati utili consecutivi) e resistente a un torneo ricco di mazzate. Quei punti in meno accrescono il rammarico, che la Curva canta (e scrive) e D’Addario non digerisce, scegliendo il frontale con la polemica, piuttosto che evitarla. Preferendo la rottura, fingendo – proprio nello stesso momento in cui la Ternana mette piede in serie B – che in fondo non ci sia nulla di penalizzante nei sette punti tolti a giocatori che continuano a lottare anche con le tensioni (e che, ad esempio, tornando da Como si sono visti raggiunti da un sms collettivo del patron che apostrofava in malo modo tutti, nessuno escluso, per il pareggio ottenuto e attribuiva a loro le colpe del primo posto perso).
Si dovrebbe dire, a questo punto, che per fortuna c’è il campo a dare soddisfazioni. Epperò anche qui ci sono le contraddizioni. Cos’è campo? Tutto il torneo (e quindi altro che fortuna) e solo la partita? Prendiamo la partita (del resto c’è tempo, ancora): vinta perché il Taranto doveva vincerla. Lo ha fatto capire da subito, cercando il gol indipendentemente dal ritmo, tenendo il campo senza grossa fatica ma con evidente superiorità, rispetto a un avversario in fase sofferente e adesso pure un po’ in bilico. Non c’è molta Tritium, ma c’è un Taranto determinato: lascia qualche tiro sporco, ma cerca qualche soluzione pulita. E trova, soprattutto, la versione migliore di Girardi: due gol, una prestazione completa di sponde utili, sacrificio e pure abilità. Perché non nascono da niente gol come i due segnati: appartengono all’evoluzione degli attaccanti, razza strana che vive di gol e da questi trae serenità e recupera colpi. Stop di petto e girata volante di sinistro: e uno. Movimento, passi giusti e colpo di testa preciso: e due. A cavallo tra il primo tempo (33′) e il secondo (4′), una porzione di partita breve e intensa. E pure cinica, sebbene il termine rischi di rimandare a una gara con poche occasioni. Non stavolta: i tiri in porta arrivano, lo spazio per manovrare c’è. La Tritium non si ritira e anche quando è sotto prova a giocarsela (non riuscendoci, ma questa è un’altra storia. In ogni caso: passa al 4-4-2 nella ripresa). A Dionigi, che cambia la formazione quanto basta (dentro Rantier, Alessandro, Giorgino e Garufo), è sufficiente invertire gli esterni – Alessandro emigra a destra, Rantier a sinistra – per dare maggiore profondità a una manovra che ogni tanto inciampa negli ultimi metri, almeno nella parte iniziale. E che poi diventa leggera, porta ai gol, ne promette altri (che però non arrivano) e in ogni caso basta per vincere ancora, isolarsi al secondo posto e mostrare un ottimo stato di salute. E chiedere riconoscenza. Il pubblico, infatti, applaude. Squadra e tecnico, che resistono a tutte le intemperie e ricambiano l’affetto. Invece il patron sceglie di rompere anche con i tifosi (ché la squadra, certo, l’sms non l’ha preso bene). Va proprio così, mentre il secondo posto sembra un miracolo realizzato e a Terni, invece, il 25 aprile si godono la promozione.

giovedì, 26 apr 2012 - 15:50

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