Indignato, come raramente si è visto in tanti anni di presidenza. Sconcertato, dal gioco sin troppo “maschio” della Le Mura Lucca e da alcuni atteggiamenti provocatori delle ospiti. Motivato, a ribaltare i pronostici negativi portando i tarantini a vedere gara-4. A sue spese.
Stavolta Lillo Basile, presidente del Cras, ha reagito. Accantonando il tradizionale aplomb e lo stile che ha contraddistinto, da sempre, il club ionico.
Non è la sconfitta a bruciare. Persino il rischio di finire anzitempo la stagione e di essere sbattuti fuori in semifinale non è la preoccupazione del momento. Ma il massimo dirigente ionico non ha digerito la “ferocia” agonistica messa in campo dalle lucchesi nella serie di semifinale. E ha tollerato con fastidio le polemiche lanciate da parte toscana al termine di gara-2, quando Lucca ha motivato la batosta ricevuta al PalaMazzola parlando di “condizionamento arbitrale”. Al di là dei meriti delle ragazze rossoblù. Poi, lunedì sera, il mondo si è capovolto nuovamente. Secondo Basile la Le Mura ha “picchiato” duro sulle giocatrici ioniche, contando sulla permissività degli arbitri. La vittoria del team allenato da Mirco Diamanti, la prima subita dal Cras in casa propria da una formazione italiana nel corso della stagione, pone Taranto di fronte ad un bivio. Domani sera, al Palatagliate, serve il successo, per portare Lucca a gara-5.
Basile non ha avuto esitazioni: un secondo dopo la fine del match aveva già deciso. «Porto duecento tarantini in Toscana – ribadisce – tutto a spese della società: bus e biglietto d’ingresso. Ho messo a disposizione quattro pullman». La resa è ancora lontana.
La lettura della partita, però, non fa sconti alle atlete ioniche: il massimo dirigente ne conferma i demeriti. Gara-3 proprio non gli è piaciuta. «Concordo con il nostro tecnico Roberto Ricchini – esordisce – . Non è stata la nostra solita prestazione, era già successo a Lucca nella prima partita della serie. Ma le toscane hanno detto che in gara-2 il Cras è stato favorito dagli arbitri: noi possiamo ribaltare il parere dicendo che nella prima e nella terza gara Taranto è stata svantaggiata, la direzione arbitrale ha permesso tutto. Ed io sono abituato ad assistere ad incontri di basket, non certo di rugby. Non mi va bene, altrimenti basterebbero cinque “scaricatori di porto” per scendere in campo».
Il presidente parla tutto d’un fiato: «In una semifinale scudetto – prosegue – , oltre all’agonismo, tutti vogliono ammirare un alto livello tecnico, grandi partite di pallacanestro. Invece Lucca sta andando oltre il lecito: quando i direttori di gara sanzionano prontamente gli eccessi, le squadre più forti e tecniche riescono a vincere esprimendo il proprio gioco. Ma se tollerano ogni cosa, come hanno fatto a Lucca e nell’ultimo match, è inutile giocare a basket. Diventa un altro sport. E non mi piace».
Nessuno, però, si aspettava un Cras così deludente. «Abbiamo giocato malissimo – ammette - deve essere chiaro per tutti. E, probabilmente, abbiamo anche meritato di perdere. Però se ti trovi di fronte una squadra che “tira di boxe” piuttosto che andare a canestro è chiaro che una squadra tecnica come la nostra soffre maledettamente. E si era visto chiaramente nel debutto a Lucca. Lo ripeto: il gioco “duro” praticato dal loro tecnico Diamanti non è basket, è il peggior gioco visto su tutti i campi dell’A1. Noi lo soffriamo e, purtroppo, perdiamo. Qualche nostra giocatrice, inoltre, è sotto tono. Può capitare, dopo una stagione dai ritmi molto intensi. Ora bisogna stringere i denti, fare gruppo e restare sereni.».
E adesso che succede? «Andiamo a Lucca – risponde – e ci rimbocchiamo le maniche, sapendo di dover sfoderare una prova migliore sotto ogni profilo. Se continuiamo a giocare così male sarà giusto uscire. Dobbiamo prepararci ad un’altra battaglia, la Le Mura sa giocare solo così. Crediamo al successo, come sempre: altrimenti scendere in campo non avrebbe senso. Alle ragazze non dirò nulla di particolare, con loro ho un colloquio continuo. Non devono abbattersi, devono restare tranquille. Pur sapendo che non abbiamo altra strada: o vinciamo o siamo fuori».